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Rinnovabili, valanga di 85 mila domande sul Gse: ma i fondi stanziati dal governo non bastano e i tempi si allungano

Il sindaco Matteo Zennaro: "Mia domanda bocciata, ma corretta, ora ricorso al Tar o perdo il finanziamento". L'Ad del Gestore energetico Vinicio Mosè Vigilante: “La sfida è distribuire i benefici alle persone, riducendo i costi e contrastando la povertà energetica"
Rinnovabili, valanga di 85 mila domande sul Gse: ma i fondi stanziati dal governo non bastano e i tempi si allungano
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Con i rincari in bolletta tutti vogliono le rinnovabili, peccato che incentivi e fondi pubblici del Pnrr siano inceppati al Gse (Gestore servizi energetici), perché i soldi stanziati dal governo sono pochi e le richieste una valanga. Parliamo del Conto termico 3.0, ma anche delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza, destinate alla Comunità energetiche rinnovabili (Cer) alimentate da fonti pulite. Per testimoniare la “fame” di rinnovabili, ecco i numeri della slavina sul Gestore dei servizi energetici. Oltre 36 mila domande nel 2026 per il nuovo Conto termico: ci sono solo 900 milioni ma le richieste totali superano la cifra di 1,4 miliardi, mentre mancano all’appello circa il 38 per cento delle pratiche (oltre 22 mila). Altre 49 mila domande sono giunte al Gse per i fondi del Pano nazionale di ripresa e resilienza destinati alle Comunità: ad oggi i soggetti ammessi al contributo sono 30.299, per 779 milioni di euro complessivi. Ma restano oltre 15 mila richieste da vagliare, per un ammontare di 572 milioni di euro. Il governo intende sostenere tutti i progetti con i requisiti in regola, grazie allo stanziamento di 173 milioni previsto a giugno nella rimodulazione del Pnrr.

Non solo Confindustria, anche Comuni e privati in difficoltà sulle rinnovabili

Dunque non sono solo le aziende di Confindustria a soffrire le lungaggini della burocrazia sulle rinnovabili. L’associazione delle imprese infatti sta premendo sul governo per la nomina di un Commissario straordinario, come riportato negli ultimi giorni dalla Stampa e dal Foglio. Viale dell’Astronomia invoca un’accelerazione sui permessi degli impianti per produrre energia pulita, come eolico e fotovoltaico, con lo scopo di sbloccare cantieri che valgono 50 miliardi di investimenti. Ma anche i Comuni, il Terzo settore e i cittadini privati puntano sulle rinnovabili per tamponare i rincari energetici. Dunque hanno chiesto in massa il sostegno del Conto termico 3.0, l’incentivo per sostenere la realizzazione di impianti rinnovabili e lavori edili di efficientamento energetico. Ad esempio cappotti isolanti per gli edifici, pannelli solari, caldaie a condensazione, pompe di calore.

L’incentivo del Conto Termico 3.0

Atteso da due anni, in un mese il Conto termico 3.0 ha ampiamente superato i fondi a disposizione, dunque il Gse ha chiuso momentaneamente lo sportello. Delle 3.423 richieste giunte al Gestore dal 2 febbraio e il 3 marzo, circa il 60 per cento è stato esaminato: 2.061 istruttorie concluse, 1.671 sono approvate, per un totale di circa 60,8 milioni di euro di incentivi da erogare; 390 domande sono state respinte, circa il 18 per cento. Dopo le proteste sostenute dai sindaci, il portale è stato riaperto il 13 aprile solo per chi aveva già concluso i lavori. E sul Gse si è abbattuta un’altra ondata di 33 mila richieste: vagliate il 62 percento (299 con esito negativo) restano 13 mila fascicoli da esaminare. I più hanno ottenuto i fondi, ma qualche sindaco è rimasto con il cerino in mano dopo aver ricevuto la lettera firmata dal Gestore: “Nella presente procedura assume rilievo determinante la scarsità delle risorse rispetto all’elevato numero di potenziali beneficiari”, si legge nella missiva.

Il documento è giunto anche a Matteo Zennaro, sindaco di Longare in provincia di Vicenza, per comunicare al primo cittadino la bocciatura della sua domanda. “Il motivo ufficiale è l’assenza della firma digitale del professionista che ha timbrato la diagnosi energetica, ma a noi risulta tutto in regola e temiamo che il Gse abbia fatto confusione, travolto dal numero delle pratiche”, dice Zennaro a ilfattoquotidiano.it. Il primo cittadino veneto lamenta la mancanza del soccorso istruttorio: “Nella lettera di esclusione ci dicono che non è garantito l’aiuto sulla burocrazia, ma in principio era previsto”. Ora non è escluso il ricorso al Tar, previsto dalla lettera del Gse come unica via d’uscita, per chi ha incassato il diniego. Ma il primo cittadino è nei guai con il bilancio del suo Comune: “Dopo anni di ritardi e risorse chiaramente insufficienti, con amministrazioni costrette a ricorrere a mutui per rispettare scadenze imposte, i Comuni si trovano ora spalle al muro: o si rinuncia al finanziamento o si affrontano costi legali da oltre 10 mila euro per difendere pratiche che, nei fatti, risultano corrette”.

Zennaro ha condiviso la sua vicenda sulla pagina Facebook Se sei sindaco, il raduno virtuale (e riservato) degli amministratori locali, con oltre 6 mila iscritti. Le sue doglienze sul Conto termico 3.0 non sono isolate: “Comune di Sant’Omobono Terme stessa cosa”, gli ha risposto il sindaco Ivo Manzoni. “Zimone, in provincia di Biella, stessa cosa”, ha proseguito il primo cittadino Piergiorgio Givonetti. I sindaci al governo rimproverano un’incoerenza: che senso ha allargare a dismisura la platea dei beneficiari dell’incentivo, lasciando invariato il plafond a 900 milioni?

Le Comunità energetiche rinnovabili

Sul gruppo privato del social network, si leggono lamentele degli amministratore locali anche sulle Comunità energetiche. “Noi come Comune abbiamo un Cer, il Gse è indietro di 7 mesi nel caricamento dei dati e quindi niente incentivi e nessuna novità sui tempi”. Intanto, il 31 luglio è arrivata la sesta tranche dei fondi Pnrr per le Comunità energetiche, prevista dal decreto legge n. 19 del febbraio 2026. Dopo i primi sei atti, sono stati concessi contributi a 30.299 soggetti per 779 milioni di euro. Mancano 15 mila domande per 572 milioni di euro. Le Comunità energetiche rinnovabili consentono la produzione e condivisione dal basso di energie rinnovabili come quelle prodotto dal sole, con risparmi in bolletta tutelando l’ambiente. La slavina di domande al Gse testimonia l’esigenza di ridurre i costi. “La sfida energetica non consiste soltanto nel produrre più energia da fonti rinnovabili – dice l’Amministratore Delegato del Gse, Vinicio Mosè Vigilante, a ilfattoquotidiano.it – L’obiettivo è fare in modo che i benefici arrivino concretamente alle persone, riducendo i costi dell’energia, contrastando la povertà energetica e rendendo la transizione un’opportunità accessibile a tutti”.