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Ponte sullo Stretto, altro che prima pietra. Il parere del Consiglio lavori pubblici: studi “obsoleti”, faglie da verificare e oltre cento prescrizioni

Come anticipato dal Fatto, l'organismo certifica che alcuni degli elementi su cui dovrebbe poggiare il Ponte devono ancora essere aggiornati, verificati o approfonditi
Ponte sullo Stretto, altro che prima pietra. Il parere del Consiglio lavori pubblici: studi “obsoleti”, faglie da verificare e oltre cento prescrizioni
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Parlare di espropri, inizio lavori o prime pietre ancora è troppo presto. Il progetto Ponte sullo Stretto può andare avanti, ma solo sulla carta. Come anticipato da il Fatto quotidiano il 9 agosto, dietro il via libera con cui il Consiglio superiore dei Lavori pubblici ha consentito la prosecuzione della progettazione si nasconde un elenco di prescrizioni, verifiche e approfondimenti che restituisce un quadro molto meno rassicurante di quello raccontato dalla propaganda governativa sull’opera.

Sono 353 pagine nelle quali il Consiglio, riunito il 6 agosto, non boccia il progetto ma certifica che alcuni degli elementi su cui dovrebbe poggiare il Ponte devono ancora essere aggiornati, verificati o approfonditi. Il punto più delicato riguarda il terreno sul quale l’opera dovrebbe sorgere. Il Cslp, infatti, parla esplicitamente di “criticità conoscitive emerse dall’analisi dei documenti progettuali” e considera “irrinunciabili indagini integrative e di completamento del quadro conoscitivo”. Il programma già previsto dalla Stretto di Messina Spa viene definito soltanto “un primo indispensabile completamento conoscitivo” che deve essere integrato per “dirimere l’insieme delle incertezze presenti”.

Non si tratta di dettagli. A essere messa in discussione è l’attualità di una parte delle informazioni sulle quali poggia il progetto definitivo. “Buona parte delle informazioni disponibili – scrivono i tecnici – risale ad alcune decine di anni fa. Esse sono quindi intrinsecamente basate su tecnologie operative oggi ampiamente superate. Peraltro, la stessa interpretazione del complesso delle indagini sismiche, stratigrafiche e di rilievo geologico e geomorfologico fa riferimento a procedure che, oltre a risultare talvolta obsolete, non sono certamente confrontabili con gli attuali standard qualitativi di elaborazione”. Parole pesanti per un’opera che dovrebbe attraversare una delle aree geologicamente più complesse del Mediterraneo, teatro nel 1908 di uno dei più terribili terremoti della storia d’Italia. Un sisma che raso al suolo le città di Messina e Reggio Calabria.

E infatti il progetto esecutivo non potrà limitarsi a trasformare in elaborati costruttivi quello già disegnato. Il Consiglio, pertanto, considera “indispensabile” svolgere nuove indagini “estese non solo alla sponda calabrese, ma anche alla sponda siciliana ed al tratto a mare”.
C’è poi la questione delle faglie. Sul versante calabrese bisognerà “verificare consistenza, attività e capacità della faglia di Pezzo” e gli effetti che una sua eventuale attivazione avrebbe su diversi viadotti. Analoghi accertamenti vengono prescritti per le faglie del settore Piale-Musalà-Acciarello.
Non va meglio sull’altra sponda. A Messina bisognerà verificare le faglie che interessano gallerie stradali e ferroviarie, viadotti e svincoli. Le nuove indagini, scrive il Consiglio, potranno “escludere o accertare la presenza di ulteriori faglie” eventualmente non rinvenute durante gli studi utilizzati per il progetto definitivo.

E ciò che verrà scoperto potrà avere conseguenze concrete sulla progettazione. Se al termine della prima fase emergeranno “faglie attive e capaci interagenti con opere in progetto”, sarà necessario effettuare “tutte le valutazioni progettuali derivanti dai vari scenari di spostamento”.

Altro che progetto sostanzialmente chiuso. Per il Consiglio c’è ancora tanta strada da fare e divide il lavoro in due fasi stabilendo che alcune attività della prima sono “propedeutiche” alla seconda. La Fase A, infatti, dovrà servire all’ “integrazione del quadro conoscitivo e degli studi, indagini, prove e verifiche propedeutiche all’esecuzione della Fase B”. “Più in particolare, – si legge nella relazione – il sistema prescrittivo del parere va inteso come un contributo finalizzato alla definizione del complesso di indirizzi tecnici e metodologici di cui tenere conto nello sviluppo della progettazione dell’opera”.

E tra le due fasi viene piazzato un vero e proprio passaggio di controllo. Nelle conclusioni dei tecnici, infatti, si legge che occorrerà “procedere a verifica di ottemperanza alle prescrizioni anche al termine della cosidetta ‘Fase A’ del progetto esecutivo”. Solo dopo aver valutato complessivamente i risultati “si dovranno stabilire e valutare preventivamente le condizioni tecniche per lo sviluppo delle attività previste nella ‘Fase B’”. Senza troppi giri di parole, il Consiglio superiore dei lavori pubblici spiega che la “straordinaria unicità dell’opera non può che imporre una gestione tecnica del progetto strutturata per passi successivi e verifiche intermedie”.

Poi c’è la sicurezza. Il parere prende in considerazione anche lo scenario di incendi ed esplosioni. “Eventi rari” precisano i tecnici secondo cui “tuttavia, nel caso specifico del Ponte sospeso di grande luce sullo stretto di Messina, un incendio o un esplosione potrebbe causare il cedimento di uno o più elementi strutturali quali pendini, cavo principale, torri o travata, il che potrebbe portare ad un progressivo indebolimento di robustezza della struttura con conseguenze catastrofiche dovuto all’eventuale crollo del ponte stesso se, per esempio, venissero in particolare coinvolti in maniera significativa i pendini e il cavo principale”. Non è la previsione di un disastro, ma è la conferma della quantità di scenari che dovranno essere approfonditi prima che una campata da oltre tre chilometri possa essere considerata un’opera sicura e pronta per essere costruita.

Alla fine della relazione, il Consiglio superiore dei Lavori pubblici dà comunque il suo assenso: il “processo progettuale” può “proseguire”. Ma per poter sperare di avere il via libera dovrà farlo “nel rispetto delle prescrizioni” e delle “considerazioni conclusive” contenute nel parere. In barba agli annunci quasi mensili di inizio lavori, quindi, la fotografia che ne esce è meno lineare della narrazione del Ponte fatta dal governo e dalla società “Stretto di Messina Spa”. L’opera non è stata bocciata. Ma, leggendo il parere, non sembra neppure un progetto per il quale restino soltanto dettagli da sistemare.

Sulla relazione del Consiglio superiore dei Lavori pubblici è intervenuto il deputato di Avs e co-portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli che è pronto “a denunciare alla Corte di Giustizia europea la vicenda del Ponte sullo Stretto”.

“Stanno forzando regole, procedure e valutazioni tecniche pur di andare avanti a ogni costo con un’opera da 14,5 miliardi di euro. – dice – Il parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici smentisce clamorosamente la propaganda di Salvini e della destra, che pochi giorni fa parlavano di vittoria e di via libera. Nelle 353 pagine ci sono oltre cento prescrizioni e raccomandazioni su questioni decisive: rischio sismico, geologia, fondazioni, materiali e aggiornamento delle indagini. È quello che denunciamo da tempo: si vuole costruire un’opera gigantesca su un progetto vecchio, con studi e informazioni che risalgono a decenni fa. Altro che progetto pronto e sicuro. Ora il governo non può più nascondersi dietro gli slogan. Se Meloni e Salvini continueranno a piegare le procedure alla propaganda, porteremo il loro operato davanti alla Corte di Giustizia europea. Spendere 14,5 miliardi in queste condizioni, mentre si ignorano le vere priorità del Paese, è irresponsabile”.

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