Era il grande sogno dell’imprenditore Manlio Cerroni – finito ai domiciliari su richiesta del procuratore della capitale Pignatone e del pm Galanti il 9 gennaio scorso per traffico di rifiuti – quell’inceneritore di Albano Laziale in provincia di Roma. Un’opera che avrebbe visto la nascita di un colosso dei rifiuti: oltre al re di Malagrotta, anche le società del Comune di Roma – Ama e Acea – erano parte attiva di quel progetto, attraverso la società Coema. E a tessere la rete di rapporti e relazioni – il giusto carburante, secondo i magistrati romani, per far funzionare l’alleanza a tre – c’era il personaggio chiave dell’affaire romano, Arcangelo Spagnoli. Ex consigliere comunale, uomo dai mille contatti, ad iniziare da Biagio Eramo, ai vertici di Acea fin dagli anni ‘90. Dieci anni fa Spagnoli entra nella struttura Commissariale dei rifiuti, creata per la gestione dell’ennesima emergenza nella Capitale. Ha un ruolo bipartisan, lavora con tutti, con l’obiettivo di veder nascere il colosso romano della “monnezza”, unendo ‘il Supremo’ – è proprio Spagnoli a coniare il soprannome per Cerroni – con le ambizioni industriali di Acea, multinazionale che da poco si era quotata in Borsa, pronta a entrare nel business più promettente, dopo l’acqua e l’energia. L’inchiesta su di lui si sono fermate nel gennaio del 2012, quando muore per un malore. Ma proprio sul nome di Spagnoli si erano concentrate le indagini, tanto da portare il Noe a perquisire la sua abitazione lo scorso 9 gennaio, al momento degli arresti degli uomini della Holding Cerroni.

Oggi la vedova Spagnoli, Debora Tavilla, ha deciso di raccontare la sua verità ai microfoni de ilfattoquotidiano.it. Quando i Carabinieri hanno bussato alla sua bellissima casa all’EUR ha scoperto una sorta di seconda vita del marito, che mai avrebbe sospettato. I tre milioni di euro mandati all’estero tracciati dalla Guardia di finanza? “Mai visti quei soldi, al momento della morte di mio marito – dichiara la Tavilla – non c’erano sui suoi conti. I magistrati facciano chiarezza, sono la prima io a volerlo”. Mandato a chi, dunque, quel fiume di denaro? Nelle informative della Gdf quel flusso ritenuto sospetto è stato tracciato con precisione: “199 mila euro nel 2003, 507 mila euro nel 2004, 1,07 milioni nel 2005, 509 mila euro nel 2006, 325 mila euro nel 2007 e 187 mila euro nel 2008”, ultimo anno della consulenza di Spagnoli presso la struttura commissariale. Le Fiamme Gialle hanno poi rilevato diverse incongruenze tra i redditi dichiarati e la disponibilità finanziaria.

Alle nostre telecamere, la donna fa un’altra rivelazione: “Ho scoperto solo poco prima della sua morte che mio marito aveva il possesso di un grande appartamento a Roma, sempre all’Eur. Non mi aveva detto nulla”. Un immobile acquistato nel 2009 per una cifra dichiarata di 660 mila euro, come risulta dall’informativa della Finanza.

Nell’ordinanza di custodia cautelare contro Cerroni il nome di Tavilla appare non solo come moglie di Arcangelo Spagnoli, ma soprattutto come dipendente di Acea, dal 1999 al 2010, con aspirazioni di promozioni e avanzamenti di carriera grazie al marito influente. “E’ vero, sono entrata su segnalazione di mio marito, sostenendo un colloquio. Mio marito diede il mio curriculum ad un dirigente, fui presa. Ma come me entrarono altri parenti – afferma -. Entrò anche Camillo Toro, figlio dell’allora magistrato Achille, che seguiva sempre Biagio Eramo, uno dei massimi dirigenti. Anche il nipote di Eramo lavora in Acea. Eravamo una grande famiglia”, è l’incipit del suo racconto, raccolto nel video esclusivo de ilfattoquotidiano.it.

Secondo gli inquirenti Spagnoli intendeva agevolare Acea per migliorare la posizione della moglie e mantenere una riconferma presso la regione Lazio. Nella rete di parenti e amici di chi conta in Acea spunta il figlio dell’ex magistrato Toro, che ha patteggiato recentemente una condanna a 6 mesi, pena sospesa, per rivelazione di segreto d’ufficio e che continua ancora oggi a lavorare in Acea al settore legale. L’azienda precisa: “Una vicenda che non riguarda l’Acea, ma comunque secondo l’attuale normativa non è possibile risolvere il contratto di lavoro”. Tavilla racconta anche della facilità dei rapporti tra ‘il Supremo’ e il management di Acea: “In Acea, Manlio Cerroni – ricorda – entrava con un pass personale e incontrava i vertici dell’azienda”.

Biagio Eramo, attualmente Direttore generale di ingegneria e servizi, ex presidente di Acea Ato 2 (la controllata che gestisce il sistema idrico a Roma e provincia), ed ex Ad di Ama, tra il 2006 e il 2008, contattato da ilfattoquotidiano.it, spiega: “Cerroni entrava in Acea come tutti gli altri visitatori esterni e veniva registrato. Aveva rapporti con i vertici per il suo ruolo, da privato, in Coema. Nulla più”. Negli atti dell’inchiesta della Procura di Roma emerge che tra i destinatari dei regali inviati da Cerroni e dalla sua azienda Colari c’era anche Eramo: “Tra i destinatari c’era una molteplicità di soggetti”, è la risposta del manager di Acea. Su suo nipote assunto in Acea, l’ufficio stampa dell’azienda conferma: “E’ stato assunto sulla base di elenchi trasmessi dalle università romane di nominativi con il massimo dei voti, selezionati da un’apposita commissione”.

Di certo il dossier Coema stava a cuore a tanti. Debora Tavilla aggiunge un dettaglio: “A mio marito avevano anche promesso un posto quando sarebbe nato l’inceneritore“. E proprio sul consorzio Coema, la Procura continua le sue indagini. Intanto a ilfattoquotidiano.it risulta che Debora Tavilla sia stata ascoltata per diverse ore dal pm titolare del fascicolo.

di Andrea Palladino e Nello Trocchia, montaggio video Samuele Orini