La procura di Milano ha chiuso l’inchiesta a carico dell’ad di F2i, Vito Gamberale, e di altre due persone con l’ipotesi di concorso in turbativa d’asta in relazione alla vendita da parte del Comune di Milano nel dicembre 2011 del 29,75% della Sea, la società che gestisce gli aeroporti milanesi. Gamberale è indagato da tempo nell’inchiesta e l’avviso di chiusura indagini prelude alla richiesta di rinvio a giudizio.

L’inchiesta della Guardia di finanza di Milano, coordinata dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo e che ha portato Gamberale già nel 2012 ad essere accusato di turbativa d’asta, è nata da una telefonata del 14 luglio 2011 intercettata nell’ambito di un’indagine della procura di Firenze e trasmessa, assieme ad altri atti, a quella di Milano, nella quale l’amministratore delegato di F2i conversando con Mauro Maia, socio nel fondo per le infrastrutture, aveva parlato della possibile indizione di parte di Palazzo Marino del bando di gara e di un appalto “fatto su misura” per le esigenze del fondo.

L’avviso di chiusura della indagini notificato oggi riguarda anche lo stesso Maia e un indiano, Behari Vinod Sahai, rappresentante di una società che aveva presentato un’offerta per l’acquisto delle quote che non fu ammessa perché venne presentata in ritardo.

Mauro Maia, socio del fondo F2i, “in concorso e previo accordo” con l’ad del fondo Vito Gamberale, “colludeva con Sahai Vinod Behari”, procuratore speciale della società indiana Srei Infrastructure Finance Ltd, perché quest’ultima “si astenesse dal concorrere alla gara ad evidenza pubblica indetta dal Comune di Milano” per l’acquisto di quasi il 30% di Sea. Lo scrive il procuratore aggiunto di Milano Robledo nell’avviso di chiusura delle indagini. Il fascicolo per turbativa d’asta era stato aperto dallo stesso Robledo nel marzo del 2012. Prima, però, attorno a quel fascicolo si era creato una sorta di “giallo”, risolto solo il 16 marzo 2012, dopo un incontro tra il procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati, e l’aggiunto del dipartimento pubblica amministrazione Robledo.

Fino a metà marzo, infatti, non si sapeva chi fosse il titolare effettivo dell’inchiesta, aperta formalmente il 2 novembre 2011, a modello 45, senza ipotesi di reato né indagati, dal pm Eugenio Fusco del pool di contrasto ai reati economici, coordinato dall’aggiunto Francesco Greco. Il pm aveva poi avvertito i vertici della Procura a dicembre che le indagini dovevano essere girate al dipartimento ‘pubblica amministrazione’, perché si poteva ipotizzare il reato di turbativa d’asta. Il fascicolo, però, è stato assegnato al dipartimento ‘p.a’ solo qualche mese dopo, il 16 marzo appunto. Già nell’ottobre 2011, tra l’altro, la Procura di Firenze aveva trasmesso alcune carte a Milano, tra cui intercettazioni, che poi hanno dato origine all’inchiesta su quella gara del dicembre del 2011.

A seguito della chiusura indagini, F2i fa sapere che “se dalla documentazione emergessero accuse non veritiere” si riserva di procedere per querela “con ampio mandato nei confronti di chiunque avesse asserito fatti non rispondenti al vero”. In particolare – aggiunge la società in una nota firmata da Vito Gamberale e Mauro Maia – si ricorda che Sahai presentò il 16 dicembre 2011 un’offerta al Comune di Milano per l’acquisto del 29,75% delle azioni SEA. L’offerta venne presentata a termine scaduto e quindi esclusa”. E tuttavia, prosegue il comunicato, “nei giorni successivi, il Comune di Milano decise di aprire ugualmente la busta e leggere l’offerta indiana, che si rivelò comunque non conforme ai requisiti di gara per: mancanza della fidejussione, presenza di una serie di condizioni, quali il raggiungimento garantito nel tempo della maggioranza della SEA, la nomina dell’ad, la non distribuzione del dividendo straordinario in favore del Comune di Milano. Sin da subito pertanto i manager di F2i, anche nella loro memoria presentata in Procura, ritennero e dichiararono che semmai turbativa d’asta vi fosse stata, essa era riconducibile ai comportamenti attuati da Sahai”.