La Rcs Mediagroup, editrice del Corriere della Sera, perde un altro pezzo. Nei giorni scorsi c’era stato l’attacco di Diego Della Valle, terzo azionista del gruppo con il 9 per cento del capitale, che ha chiesto di avviare l’azione di responsabilità contro l’amministratore delegato Pietro Scott Jovane e tutto il consiglio d’amministrazione. Venerdì sera ci sono state le clamorose dimissioni dallo stesso cda di Carlo Pesenti, figlio di Giampiero, da sempre azionisti eccellenti e alleati granitici della famiglia Agnelli.

Il dato sorprendente – che conferma la sfarinamento in atto negli ex salotti buoni del potere finanziario – è proprio che per la prima volta i Pesenti (titolari di un 4 per cento circa delle azioni) si oppongono frontalmente alla famiglia Agnelli. Le indiscrezioni indicano che lo strappo di Pesenti sia su motivi analoghi a quello di Della Valle, cioè l’insoddisfazione per la conduzione di Jovane, giudicata troppo attenta agli interessi del maggiore azionista, appunto la Fiat. L’opposizione alla supremazia della Fiat si allarga ormai anche a Mediobanca.

Pesenti ha rotto gli indugi dopo una strana operazione portata a termine a fine gennaio dal management, a quanto pare senza tenerne informato il consiglio d’amministrazione. La Rcs, che versa in una grave crisi finanziaria e ha appena annunciato la chiusura di una serie di giornali periodici, ha acquistato un sito di prenotazioni alberghiere chiamato Hotelyo, per inserirlo dentro il portale corriere.it con il nuovo nome di doveclub.it, che dovrebbe associarlo al nome della rivista di turismo Dove. In pratica il lettori del Corriere online dovrebbero cliccare e prenotare alberghi e viaggi di lusso. Il direttore di Dove, Carlo Montanaro, ha così risposto a una domanda sui ricavi attesi: “Non abbiamo nessuna evidenza ma le speranze sono altissime”. Anche da parte di Pesenti sono altissime le speranze di saperne di più. Il sito Hotelyo è stato rilevato dal gruppo Bravofly Rumbo, fondato e diretto dall’italiano Fabio Cannavale. Un anno e mezzo fa l’azienda ha acquistato in Spagna, dalla Telefònica, le attività di Rambo, grosso sito di viaggi.

Il gruppo cresce, e per crescere meglio la scorsa estate ha accolto tra gli azionisti la finanziaria torinese Lamse, che fa capo ai fratelli Andrea e Anna Agnelli. Sì, proprio loro, i figli di Umberto Agnelli, i cugini di John Elkann. Questo particolare, insieme al dettaglio che l’operazione è stata chiusa da Jovane senza passare dal consiglio d’amministrazione, avrebbe fatto irritare sommamente Pesenti, che ha deciso di dimettersi. Intanto aumenta la tensione tra i membri superstiti del cda, in particolare da parte dei due “grandi vecchi” rimasti, il presidente Angelo Provasoli e l’ex presidente Piergaetano Marchetti.

La situazione della Rcs ha cominciato a diventare esplosiva un anno fa. Indebitata per un miliardo con le banche per aver improvvidamente finanziato nel 2007 l’acquisto della casa editrice spagnola Recoletos, rivelatasi un pessimo affare, la Rcs è arrivata sull’orlo della bancarotta, al punto da dover chiedere urgentemente agli azionisti un aumento di capitale da 400 milioni. Elkann, rilevando dal morente re delle cliniche Giuseppe Rotelli un pacchetto di diritti di opzione, ha fatto balzare la Fiat al primo posto tra gli azionisti con il 20,55 per cento del capitale. Il suo tentativo di convincere altri azionisti blasonati a tradizionalmente legati al nonno, come Mediobanca e Pesenti, di ricucire un’alleanza in modo da restaurare il consueto schema in cui gli altri ci mettono i soldi e la famiglia Agnelli comanda, è fallito. Già durante l’estate il numero uno di Mediobanca, Alberto Nagel, ha spiegato al giovane presidente della Fiat che i tempi sono cambiati. Da allora Mediobanca ha venduto azioni a più riprese, calando dal 15 per cento a meno del 12.

L’iniziativa recente di Della Valle ha messo nel mirino il management Rcs per tre operazioni. La società e gli azionisti sarebbero stati danneggiati con la vendita, tuttora in corso, dello storico edificio di via Solferino al fondo Blackstone a condizioni svantaggiose; con l’aumento di capitale da 400 milioni varato lo scorso anno; con l’incorporazione in Rcs della raccolta pubblicitaria della Publikompass, che fa capo a La Stampa e quindi alla Fiat. Anche in quest’ultimo caso grava l’ombra del conflitto d’interessi. Pesenti e gli altri soci eccellenti della Rcs vorrebbero essere certi che l’acquisto di un sito Internet da una società di cui è azionista un Agnelli sia a prova conflitto d’interessi. Un dubbio che fino a poco tempo fa si poteva far venire solo qualche matto rivoluzionario. Adesso è diventato moneta corrente nei salotti milanesi più chic.

di Giorgio Meletti e Silvia Truzzi