La crisi di Rcs non è più solo spagnola. Finiscono in rosso anche la Gazzetta dello Sport e il Corriere della Sera. A confermare le indiscrezioni riportate martedì dal quotidiano Mf, che ha parlato di una perdita di 1 milione di euro per il solo Corsera, sono stati conti trimestrali della casa editrice che hanno evidenziato ricavi in frenata a 285 milioni (343 milioni nel 2012) , una perdita di gruppo di 107,1 milioni di euro, in deciso incremento sui 27 milioni dell’anno prima e un debito salito a quota 902,4 milioni dagli 845,8 del 31 dicembre scorso, ma soprattutto un margine ebitda dell’area Quotidiani Italia negativo per 34,4 milioni di euro che si confronta con il dato positivo per 12,7 milioni del 2012 e su cui hanno pesato o “la contrazione dei ricavi pubblicitari e delle minori vendite dei prodotti collaterali”.

In attesa di un aggiornamento sulle posizioni degli azionisti circa la ricapitalizzazione da 400 milioni di euro, che però a questi ritmi potrebbe risultare presto insufficiente, ora Rcs è al lavoro per realizzare il piano industriale, che una primaria società di consulenza indipendente in risposta ai dubbi dei soci dissidenti capitanati da Diego Della Valle, conferma esser basato su ipotesi ragionevoli (ovvero, nulla dice che “sia basato su ipotesi irragionevoli”, “tra di loro incoerentì o elaborate con errori). In vista della cessione dello stabile a Milano in via San Marco (esclusa via Solferino), e dopo aver contattato una trentina di potenziali investitori italiani ed esteri, l’editrice punta a raccogliere le offerte preliminari per maggio e le proposte vincolanti per giugno. La vendita si dovrebbe completare quindi quest’anno. Già per il terzo trimestre è previsto poi si chiuda la vendita di Dada.

Per fine anno l’attesa è ora di un calo dei ricavi a una cifra, con perdite significative su oneri di ristrutturazione però per lo più già assorbiti in questo trimestre. Per quanto riguarda la ricapitalizzazione, l’azienda ha ribadito che esistono “significative incertezze”, con il consorzio delle banche che si chiuderà solo all’ultimo e il rifinanziamento del debito legato all’aumento stesso.

Ma se il Corriere piange, le altre testate e relativi editori non ridono. Anche Mondadori ha annunciato dei risultati trimestrali influenzati dalla pesante recessione in Italia e dal rallentamento anche in Francia. Il gruppo di Segrate accusa perdite per 15,3 milioni (dagli utili di 2,6 milioni un anno fa), con ricavi in calo del 10,8% a 292 milioni. L’azienda, dove si è da poco insediato al vertice Ernesto Mauri, ha deciso un’accelerazione dei tagli e ha annunciato un obiettivo di 100 milioni di risparmi a regime nel 2015. Per l’intero 2013 l’attesa  è ora di una redditività in calo.

Tengono invece i conti Mediaset, nel trimestre in utile per 9,3 milioni e tutto sommato sui livelli dello scorso anno (10,1 milioni), grazie soprattutto a interventi incisivi sui costi che consentono di confermare la buona redditività, pur con la frenata dei ricavi a 831,6 milioni dai 977,8 di un anno fa. Solo in Italia i costi scendono nel trimestre del 19% a 600,8 milioni, anche per lo slittamento degli investimenti. Gli obiettivi sui risparmi, però, restano comunque un faro, e anzi il gruppo pensa ora di poterli raggiungere in anticipo.

Non va meglio il gruppo Caltagirone che edita il Messaggero, il Mattino e il Gazzettino. Il primo trimestre si è chiuso con una perdita prima delle imposte di 4,9 milioni di euro, in aumento sui 3,9 milioni del 2012, mentre i ricavi sono scesi del 16,3% a 43,3 milioni e la posizione finanziaria netta al 31 marzo 2013 è positiva per 145,9 milioni di euro, in decremento di 8,5 milioni di euro rispetto al dato al 31 dicembre 2012 per effetto del fabbisogno di cassa generato dalla gestione operativa, mentre il patrimonio netto è sceso a 653,7 milioni dai 670,6 di fine 2012 per effetto della perdita registrata nel periodo e della valutazione al fair value delle partecipazioni azionarie detenute dal gruppo.