Dunque, abbiamo un nuovo premier che sta per arrivare (Renzi) mentre il premier attuale (Letta) non ha nessuna intenzione di andarsene. Abbiamo un capo dello Stato che lunedì, a sorpresa, invita a cena Renzi, il quale entra al Quirinale segretario pd e ne esce con l’incarico in tasca. Cosa che desta una qualche sorpresa, visto che fino all’ora di pranzo Renzi aveva dichiarato al mondo intero che Palazzo Chigi non gli interessava affatto, mentre i suoi ribadivano il concetto con l’indice alla tempia come a dire: non è mica matto a farsi incastrare in un casino di problemi e per giunta senza alcuna legittimazione popolare. Appunto.

Quanto a Napolitano, neppure lui deve avere le idee chiarissime, se appena qualche giorno fa aveva fatto scrivere ai cronisti di Palazzo di aver “blindato” Letta, mentre ieri lo ha ricevuto per un “breve” colloquio che sa di congedo, tanto che il poverino in mancanza d’altro si è affidato alla “Provvidenza”. Lo stesso Napolitano, in seguito alla ricostruzione di Alan Friedman sul presunto complotto del 2011 che fece fuori Berlusconi per fare largo a Monti, è stato di fatto sfiduciato da Forza Italia. La stessa che meno di un anno fa lo aveva voluto per la seconda volta sul Colle (“meno male che Giorgio c’è” cantava il futuro pregiudicato sperando nella grazia).

Poiché il M5S lo ha sempre osteggiato, ci sarebbe da interrogarsi sul futuro di un presidente così indebolito, tenuto conto del fatto che il sostegno ricevuto dal Pd deriva in gran parte da quel premio di maggioranza dichiarato incostituzionale dalla Consulta. Evitiamo ai lettori qualsiasi altro resoconto sulla confusione che regna tra i partiti e ci limitiamo a porre una piccola, semplice domanda. Ammesso che Letta si tolga di mezzo senza ulteriori spargimenti (politici) di sangue, con quale maggioranza Renzi farà un governo? Con il Pd lacerato, con la destra di Alfano, con la sinistra di Vendola più qualche grillino disperso? Bè, tanti auguri. Quando si tratterà di decidere, per esempio, sui tagli alla spesa pubblica o sugli aiuti alle imprese ci sarà da ridere. O da piangere.

Il Fatto Quotidiano, 12 febbraio 2014