“Chat dei politici da conservare”: la mediatrice Ue chiede trasparenza. In Italia i messaggini di Meloni & Co. sono corrispondenza privata
Per la Mediatrice Ue Teresa Anjinho, i messaggi in chat dei commissari europei verso ministri e capi di governo devono sempre essere conservati, in omaggio alla trasparenza, quando trattano temi sui tavoli istituzionali di Bruxelles. In Italia, invece, i messaggini di ministri e parlamentari sono considerati corrispondenza privata, grazie al verdetto della Corte Costituzionale sul caso Renzi-Open. Dunque è impossibile l’archiviazione, figuriamoci l’accesso, anche se le chat contengono informazioni d’interesse pubblico. Ad esempio, cosa avrebbero svelato i messaggi via Signal spediti da Giusi Bartolozzi, sul caso Almasri? Identico mistero avvolge la chat Washington Group, con i leader europei al gran completo per discutere della nuova Europa, dopo gli schiaffi ricevuti da Donald Trump. Giorgia Meloni, Ursula von der Leyen, Emmanuel Macron, Friedrich Merz, Volodymyr Zelensky, Keir Starmer: tutti insieme appassionatamente su una piattaforma di messaggeria istantanea, per disegnare il futuro di 450 milioni di europei. Ma quei messaggi sono blindati agli elettori, a Roma come a Bruxelles, malgrado la raccomandazione della trasparenza formulata dall’Ombudsman Teresa Anjinho il 5 giugno scorso. In quel caso, la Mediatrice aveva rimproverato la Commissione per aver cancellato il messaggio di Macron a von der Leyen, impedendo le verifiche sulle richieste d’accesso. Non era la prima volta, per la presidente della Commissione Ue, già bacchettata dalla Corte di Giustizia per aver cancellato gli sms con Albert Bourla (Ceo di Pfizer) sul prezzo dei vaccini, senza adeguate spiegazioni, in piena pandemia. Del resto, le chat sono sempre più diffuse al vertice della piramide. Lo testimonia il Washington Group.
Il consesso virtuale dei leader è stato rivelato a gennaio dalla testata Politico. Chigi non conferma né smentisce i messaggi di Meloni. Ma la partecipazione della premier è confermata sia da Politico che da Follow the money. Quest’ultima testata, con il giornalista Alexander Fanta, ha firmato la domanda di accesso agli atti rivolta alla Commissione Ue, con lo scopo di pubblicare i messaggi di von der Leyen. La risposta è stata un rifiuto netto. Palazzo Berlaymont ha motivato il diniego con l’esigenza della realpolitik: la condivisione dei contenuti “comprometterebbe le relazioni internazionali dell’UE (e dei suoi Stati membri) nei confronti dei Paesi terzi”, è la risposta ufficiale di Follow the money nell’articolo del 23 giugno. L’Italia invece sacrifica la trasparenza nel nome della privacy dei politici: i messaggi di Meloni agli altri capi di governo sono inaccessibili perché considerati corrispondenza privata, al pari di una lettera con un sigillo inviolabile. L’equivalenza tra le chat digitali e la posta personale è stata espressa dalla Corte Costituzionale (sentenza n. 170 del 2023) vietando l’uso dei messaggini di Matteo Renzi nell’inchiesta giudiziaria sul caso Open. Quel verdetto pone al riparo della privacy tutte le chat dei politici. In contrasto con la linea della Mediatrice europea, incline all’archiviazione per garantire la trasparenza delle comunicazioni politiche.
Sul diniego di Bruxelles per la chat del Washington Group si è aperta l’indagine dell’Ombudsman europea, come ha rivelato Follow the money. La Mediatrice, solo il 5 giugno, aveva già strigliato palazzo Berlaymont dopo aver chiuso l’istruttoria sul messaggio via Signal di Macron a von der Leyen. L’esecutivo Ue aveva giustificato il rifiuto dell’accesso con la cancellazione automatica del contenuto. Ma Anjinho ha insistito sulla trasparenza: “La Commissione dovrebbe garantire, in futuro, che tutti i messaggi di testo e istantanei relativi alle politiche, alle attività e alle decisioni della Commissione, scambiati tra i Capi di Stato o di Governo, o i ministri, e i Membri della Commissione, compresi quelli soggetti a cancellazione automatica dopo un certo intervallo di tempo, siano debitamente conservati per un periodo ragionevole”. Il motivo? “La probabile rilevanza di tali messaggi”. Negli Stati Uniti già vige l’obbligo, per la pubblica amministrazione, di conservare i messaggi nelle chat autorizzate sull’app Signal.
Del resto, “senza un’adeguata tenuta dei registri, diventa molto difficile per il Mediatore europeo, o persino per la Corte, verificare” sulle domande di accesso agli atti. Insomma, se i messaggi vengono cancellati, chi può dire se il contenuto sia coperto dalla privacy oppure d’interesse pubblico? Roma però viaggia in direzione opposta, classificando le chat di politici e ministri come corrispondenza privata. Così, la conservazione dei contenuti è impossibile, perché fuori dal perimetro delle istituzioni. Ma allora, perché discutere di affari pubblici con uno strumento giuridicamente dedicato alla posta personale? Una domanda valida per Giorgia Meloni ma anche per Giusi Bartolozzi, l’ex capo di Gabinetto del ministro Carlo Nordio. Secondo quanto risulta a ilfattoquotidiano.it, lo smartphone utilizzato dalla premier per chattare nel Washington group è quello personale, non di servizio: le app di messaggeria istantanea come Whatsapp o Signal, non sono autorizzate per l’installazione sugli smartphone “aziendali” di palazzo Chigi. Dal punto di vista della sicurezza , ma anche da quello della trasparenza, è un aspetto rilevante.