Questa volta Daniele Nardi, l’alpinista pontino, affronterà in solitudine e in salita invernale il Nanga Parbat in Pakistan di 8125m, soprannominata dagli scalatori la ‘Montagna Assassina’. L’obiettivo di Daniele è terminare “la salita dello sperone Mummery, la via più diretta del versante Diamir verso la vetta del Nanga Parbat, mai percorsa prima”.

Per percorrerla ha scelto la solitudine estrema e le uniche persone che saranno con lui sono un cuoco e un aiutante di campo che rimarranno però al campo base quando lui comincerà ad affrontare la montagna senza sherpa, senza ossigeno e senza corde fisse. Una scelta forte? “Non mi piace la competizione in montagna, – confessa l’alpinista – soprattutto in situazioni delicate e difficili. L’anno scorso al Broad Peak c’è stata una tragedia che non va dimenticata. Tutto deve essere perfetto. Non posso partire con l’idea di fare le corse per chi arriva primo, lo stile è più importante in questo momento. Ho deciso di partire un mese più tardi dell’apertura dell’inverno soprattutto per questo motivo, volevo scrollarmi di dosso la pressione del dover essere il primo”.  

L’alpinista si è sottoposto a cinque mesi di duro allenamento perché è consapevole che per riuscire a scalare il Nanga Parbat deve essere forte fisicamente e psicologicamente.

E’ dal 1988 che si tenta di arrivare in quella vetta in inverno. Ci sono stati ben 16 tentativi di ascese ma nessuna di esse è andata in porto. E questi tentativi sono stati effettuati su vie normali, già battute e conosciute dagli alpinisti durante la stagione estiva. Ma lui che non ha ancora scalato in inverno né il Nanga Parbat , né il K2, ha scelto un percorso nuovo, che è quello dello sperone Mummery. Una pista non battuta da nessuno perché lui vuole misurarsi da solo con la montagna e affrontarla lontano dagli altri.  

Sarà dura e Daniele ne è pienamente cosciente. L’inverno in Pakistan, soprattutto su quella maestosa montagna, è il periodo più ostile perché le temperature arrivano fino a 50° sotto lo zero e il vento soffia a più di100 km/h. Una sfida estrema per eccellenza che solo la passione per la montagna può giustificare.

Una passione che come racconta lui è nata quando lui tredicenne, in vacanza con la famiglia, si ritrovò ai piedi del Monte Bianco, e rimase affascinato nel vedere gli scalatori che si accingevano a raggiungere la vetta. Fu in quella occasione che promise a se stesso che un giorno avrebbe scalato il Chogori, nome locale del K2, la montagna più desiderata. Tornato a casa cominciò a muovere i primi passi inerpicandosi sulle montagnole vicino casa. Comela Semprevisa che con i suoi 1536 metri è il rilevo più alto dei monti Lepini.

Da allora Daniele non si è fermato più ed è stato un crescendo. Dopo anni di rigidi allenamenti nel  2001 cominciò l’avventura degli 8mila… Gasherbrum, Cho Oyu, Everest, Shisha Pangma, Aconcagua, Makalu, Ama Dablam, Peak of Freedom in Patagonia con la scalata della guglia Saint Exupery di Cerro Torre “un sogno per ogni alpinista”, poi Share Everest… un progetto scientifico del Comitato EvK2 CNR il cui obiettivo era quello di installare la stazione meteorologica più alta del mondo, che ora fornisce  dati di rilevanza fondamentale per studiare i cambiamenti climatici alle alte quote, cambiamenti che si amplificano a livello del mare”. 

Ma la soddisfazione più grande è quando è riuscito a mantenere la promessa che fece a se stesso da ragazzo. Era il 20 Giugno del 2007 quando Daniele Nardi, giovane alpinista, riuscì ad arrivare in cima al K2. Un  sogno diventato realtà.

(continueremo a seguire questa affascinante scalata di Daniele)