Lo scontro sul nuovo reato di voto di scambio politico-mafioso è tutto su un avverbio: “consapevolmente“. Forza Italia e Ncd chiedono che sia punito soltanto il candidato di cui si possa provare la consapevolezza, appunto, della provenienza criminale dei consensi che gli sono stati offerti. E così sulla riforma che si trascina da mesi – ed è chiesta da anni da magistrati e associazioni antimafia – scoppia la bagarre in Senato, con  i Cinque stelle che gridano “fuori la mafia dallo Stato” e l’esame del testo che viene rimandato a martedì prossimo, con tempi contingentati. All’apparenza Fi e Ncd premono per una garanzia ineccepibile, ma sul campo le cose sono diverse. La riforma è chiesta da anni da magistrati e associazioni antimafia per rendere la compravendita di voti in terra di mafia più facilmente punibile rispetto a oggi. Provare in tribunale la “consapevolezza” potrebbe rivelarsi molto difficile. “Non sapevo che fossero criminali” è proprio la linea di difesa più comune tra i (non molti) politici finiti finora sotto inchiesta per avere accettato pacchetti di voti da personaggi più o meno sconosciuti. Altro punto forte della riforma in cantiere. e che fino a oggi era punito soltanto il politico che accettava voti in cambio di soldi, circostanza più rara rispetto alle “altre utilità” (la promessa di appalti e incarichi, per esempio) ora introdotte. 

Nella versione uscita da Montecitorio, al primo comma, si legge: “Chiunque accetta consapevolmente il procacciamento di voti con le modalità previste dal terzo comma dell’articolo 416 bis in cambio dell’erogazione di denaro o di altra utilità è punito con la reclusione da 4 a 10 anni”. Diverso invece il provvedimento modificato in commissione e ora all’esame dell’Aula del Senato in cui, sempre nel primo comma, non solo scompare il termine “consapevolmente”, ma si aggiungono la “promessa” e la “messa a disposizione” dell’eletto per soddisfare “interessi o esigenze dell’associazione” criminale andando così ben oltre la promessa di denaro: “Chiunque accetta la promessa di procurare voti mediante le modalità di cui al terzo comma dell’articolo 416 bis in cambio dell’erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di qualunque altra utilità ovvero in cambio della disponibilità a soddisfare gli interessi o le esigenze dell’associazione è punito con la stessa pena stabilita nel primo comma dell’articolo 416 bis”.

L’esame slitta così a martedì prossimo – alla fine anche il Pd si è detto d’avvordo in sede di conferenza dei capigruppo – e i tempi della discussione saranno contingentati, ha deciso la conferenza dei capigruppo convocata dal presidente Pieto Grasso in seguito allo scontro in Aula. FI, Gal e Ncd avevano chiesto di far tornare il provvedimento in commissione. Il Pd si è opposto e ha chiesto e ottenuto che il testo restasse in Aula. “Fuori la mafia dallo Stato”, hanno gridato i parlamentari del Movimento 5 Stelle durante la discussione in Aula.

“Vergogna Forza Italia e Ncd, con il Pd che subisce i ricatti di berlusconiani e alfaniani e vota ‘no’ alla proposta del Movimento 5 Stelle di votare immediatamente oggi stesso questa importante legge frutto di una campagna popolare che ha coinvolto quasi 300mila cittadini”, commenta il capogruppo al Senato del M5S, Maurizio Santangelo. “I partiti berlusconiani hanno cercato di rallentare e sabotare l’approvazione della legge, chiedendo che ritornasse in commissione Giustizia per modifiche e inspiegabili approfondimenti”. A favore della votazione in aula oggi lo stesso Movimento 5 Stelle e Sel. Contrari Pd, Forza Italia, Scelta Civica, Nuovo Centro Destra, Lega (astenuti).

Fi e Gal hanno considerato il tsto “peggiorativo”e hanno presentato emendamenti per ripristinare il testo licenziato all’unanimità da Montecitorio, richiamando la necessità di distinguere la colpa cosciente dal dolo eventuale. Il testo modificato amplia, infatti, la fattispecie incriminatrice. Il relatore Enrico Buemi e il sottosegretario per la giustizia Cosimo Ferri hanno invitato a ritirare tutti gli emendamenti, e si sono rimessi all’Assemblea sull’emendamento 1.102 del senatore Susta (SC) che reintroduce l’avverbio “consapevolmente” con riferimento all’accettazione della promessa di ricevere sapendo che la persona è legata alla criminalità organizzata. “Se passa questo testo – avverte Alessandra Mussolini (FI) – vorrà dire che dovremo fare campagna elettorale direttamente dalle procure. Saranno i magistrati a doverci dire con chi potremo parlare o meno..”.

L’ex ministro Maurizio Sacconi c0nferma che “il Nuovo centrodestra ha chiesto che si riproduca l’art. 76 del codice antimafia, ove per un analogo reato si presuppone nel politico la certa consapevolezza del carattere criminale dell’interlocutore elettorale. Tale certezza deve consentire di distinguere il doveroso contrasto dei patti criminali rispetto alle iniziative penali temerarie che produrrebbero danni certi, immediati e irreversibili a persone riconosciute poi non colpevoli perché inconsapevoli”. E “l’arbitrio dei magistrati politicizzati” è anche la preoccupazione espressa dal senatore Malan di Forza Italia, che rinfaccia al Pd di non aver voluto approvare come legge il vecchio testo, quello che conteneva la parola magica “consapevolmente”.  

‘Il Pd oggi era pronto a votare il ddl sul voto di scambio approvato dalla commissione ed è gravissimo che Fi, con distinguo incomprensibili, abbia costretto il Senato a rimandare ancora la votazione su un provvedimento indispensabile per combattere la mafia e difendere la nostra democrazia”. La critica, a nome del Pd, è del senatore Franco Mirabelli, capogruppo democratico in commissione Antimafia. “L’approvazione della legge sul voto di scambio – osserva Mirabelli – è un passo necessario per contrastare e punire i rapporti tra mafia e politica e combattere efficacemente le infiltrazioni del a criminalità nelle istituzioni. Serve dare un messaggio chiaro di impegno per la legalità”. “Le sollecitazioni che in questi mesi sono arrivate da una parte importante della società italiana sono ancora disattese e per la stessa credibilità delle istituzioni da martedì – avverte Mirabelli – non saranno più accettabili rinvii, ognuno si dovrà assumere le proprie responsabilità di fronte al Paese”.

Critico anche il senatore Michele Giarrusso: “I fiancheggiatori della mafia in Parlamento hanno impedito che oggi si potesse votare la norma che sanzionava il voto di scambio politico mafioso. Totò Riina e tutti gli altri ringraziano. Oggi mi vergogno di far parte di questo parlamento delegittimato e colluso. Con che faccia questi vili guarderanno mai negli occhi i servitori dello Stato che ogni giorno rischiano la vita per difendere la legalità e la vita dei cittadini di questo paese? – ha scritto ancora il senatore del M5S su Facebook – Oggi ha vinto la mafia. Ma noi non demordiamo”.