L’ultimo capro espiatorio del nostro dissesto quotidiano è la Nutria (Myocastor coypus) che a detta di alcuni sarebbe la causa del collassamento di argini fluviali e quindi dei conseguenti danni e dei dispersi provocati dalle alluvioni. La verità è che siamo soggetti a eventi climatici sempre più estremi che si abbattono su un territorio sempre più vulnerabile. Si continua a canalizzare i fiumi,  cementificare le sponde, ridurre le zone di esondazione naturale e, soprattutto, a non garantire l’indispensabile manutenzione ordinaria. Si agisce solo con logiche di emergenza a livello puntiforme, spesso tagliando l’importante vegetazione ripariale o estraendo quantità ingenti di materiale dal letto dei fiumi; è stata abbandonata la logica di bacino idrografico e di prevenzione e le direttive europee su Acque (2000/60/CE) e Alluvioni (2007/60/CE) non sono applicate. Però la colpa sarebbe di non ben identificati ambientalisti che si oppongono a piani di contenimento del “castorino”!

Su questo c’è molto da dire perché se è vero che le Nutrie, originarie del sud America, scavano tane e tunnel lungo le sponde dei corsi d’acqua, danneggiando canali, strade poderali e risaie, è un po’ più difficile che possano incidere sugli argini di contenimento delle piene. Infatti se le sponde delimitano l’alveo di morbida (il letto del fiume) gli argini delimitano le aree di esondazione e possono trovarsi anche molto distanti dalle sponde del fiume; si tratta di manufatti di sezione generalmente trapezoidale che possono essere alti fino a 4 o 5 metri dal piano campagna e che, soprattutto nel tratto inferiore del Po e dei suoi affluenti, sono spesso rinforzati da lastre di cemento sulle sponde verso il fiume e da diaframmi impermeabili, che scendono diversi metri in profondità per evitare le infiltrazioni oltre l’argine durante le piene straordinarie.
Gli argini dovrebbero essere periodicamente controllati e rinforzati qualora ci siano problemi. Inoltre, le nutrie sono oggetto da molti anni di piani di controllo e abbattimento gestiti dalle province e vengono spesi circa 4 milioni di euro all’anno per misure di contenimento di questo grosso roditore. Il problema è che ogni Provincia agisce per conto proprio senza coordinamento vanificando la gran parte dell’efficacia degli interventi.

Quindi dire che le nutrie siano le colpevoli di quanto successo è, eufemisticamente, un po’ azzardato sia perché è improbabile che abbiano danneggiato così fortemente degli argini (si parla di argini e non di sponde dove l’impatto della nutria è certamente più frequente visto che tane e buchi li fa a livello dell’acqua) fino a farli collassare, ma se anche ci fossero riuscite è perché questi manufatti probabilmente erano in pessime condizioni e nessuno li controllava da anni!

di Andrea Agapito Ludovici, Coordinatore fiumi e acque, WWF Italia