Sullo sfondo potrebbe esserci una storia di droga. È quanto pensano i carabinieri di Corigliano che stanno indagando sul ritrovamento dei tre cadaveri carbonizzati all’interno di un’auto nelle campagne di Cassano allo Ionio, in provincia di Cosenza. Tra questi c’è anche un bambino di 3 anni, il piccolo Nicola Campolongo conosciuto con il soprannome di “Cocò”. Il suo corpo era nella macchina assieme a quello del nonno Giuseppe Iannicelli, di 52 anni, e della compagna di quest’ultimo Ibtissa Touss, di 27 anni. I tre erano sparti da 4 giorni. A denunciare la scomparsa è stato uno dei figli di Iannicelli, sorvegliato speciale, che  era obbligato a rimanere a casa dalle 20 di sera alle 8 di mattina.

È proprio la figura di Iannicelli che fa sospettare i carabinieri che il triplice omicidio sia maturato negli ambienti della criminalità organizzata di Corigliano Calabro. Secondo gli investigatori, infatti, le tre vittime sono state prima uccise e poi bruciate all’interno dell’auto di Iannicelli, vicino alla malavita locale e coinvolto in passato in alcune inchieste sul traffico di cocaina

Una decina di anni fa Iannicelli, infatti, è stato al centro dell’inchiesta “Borgo Pulito” assieme all’ex moglie. Nel corso delle indagini era emerso che Giuseppe Iannicelli sarebbe stato il capo di un’organizzazione che gestiva in modo capillare l’attività di spaccio nel territorio di Cassano allo Ionio. Negli anni Novanta, inoltre, il nome della vittima era comparso in alcune informative dell’inchiesta antimafia “Galassia” contro le cosche dell’alto Jonio cosentino. All’epoca, i carabinieri del Ros di Catanzaro lo avevano denunciato per associazione a delinquere di stampo mafioso.

Nel 2012, sempre per motivi di droga, è stata arrestata anche Antonia Iannicelli, figlia di Giuseppe e madre del piccolo “Cocò”. Con entrambi i genitori in carcere (anche il padre era finito dentro per spaccio di droga), all’epoca il Tribunale consentì alla donna di tenere con sé il bambino nella casa circondariale di Castrovillari dove è ancora rinchiusa. Un caso di cui si interessò il leader del “Movimento Diritti Civili” Franco Corbelli secondo il quale era “gravissimo, allucinante e disumano” il fatto che il bambino era rimasto in cella con la madre anche durante le udienze dei processi che si tenevano nell’aula bunker di Corigliano Calabro.

Ecco perché, nel dicembre 2012, il piccolo Nicola era stato affidato al nonno Giuseppe, nel frattempo tornato in libertà dopo essere stato arrestato sei mesi prima per sequestro di persona e violenza sessuale nei confronti della ex moglie. Stando a quanto trapela dagli ambienti investigativi, in seguito a un tentativo di riappacifazione rifiutato dalla donna, Iannicelli l’avrebbe rinchiusa in una stanza e violentata. L’ex moglie era stata salvata dai carabinieri dopo che i suoi familiari ne avevano denunciato la scomparsa. Una storia torbida che costò all’uomo alcuni giorni di carcere.

Adesso Giuseppe Iannicelli aveva una relazione con la donna marocchina trovata carbonizzata. Uno dei tre corpi è stato rinvenuto nel cofano dell’auto e questo farebbe pensare che le tre vittime potrebbero essere state uccise in un posto diverso dal luogo in cui sono state ritrovate. L’auto, distrutta dalle fiamme, è stata nascosta in contrada Fiego, dietro un rudere in modo da non essere facilmente individuata. Il rogo ha cancellato quasi tutte le tracce. Sul posto ci sono comunque gli esperti del Ris che stanno effettuando i rilievi sull’ammasso di lamiere, con dentro gli scheletri, nel tentativo di trovare un elemento che possa essere utile alle indagini. I carabinieri stanno già interrogando parenti e conoscenti delle vittime. Di rito, inoltre, già da stamattina sono scattate alcune perquisizioni nelle abitazioni dei pregiudicati della zona nella speranza di poter ricostruire gli ultimi giorni di vita di Giuseppe Iannicelli e capire cosa può aver scatenato nei suoi confronti una reazione così violenta da non risparmiare neanche un bambino di 3 anni.