Monta il dibattito sulla legge elettorale a poche ore dall’incontro tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi nella sede del Partito democratico, annunciato venerdì sera dal segretario del Pd. “Il governo di Enrico Letta oggi è figlio di nessuno e dopo la direzione del Pd vedo un quadro assolutamente preoccupante”, afferma in un’intervista al Corriere della Sera Stefano Fassina, sottolineando che “non ci sono le condizioni politiche per andare avanti con il governo Letta” e “se continua questa ambiguità insostenibile, la soluzione meno dolorosa è andare a votare”.

Quindi “passando dal Porcellum al Verdinum si rischia di spaccare il governo”, perché “un accordo sul modello spagnolo, dopo che Ncd e gli altri partiti della maggioranza hanno dato l’ok per il doppio turno, vuol dire puntare a far cadere Letta”. Per andare avanti, aggiunge, “serve il sostegno pieno e convinto del Pd” e se non c’è “meglio andare a elezioni”, anche con il sistema della Corte costituzionale perché comunque i costi delle elezioni sarebbero “di gran lunga inferiori a quelli che pagheremmo in un anno di logoramento e guerriglia, con il Pd che concede a Letta una sorta di appoggio esterno”.

Ora non resta che attendere l’esito dell’incontro tra Renzi e il Cavaliere. Venerdì sera, nel frattempo, in occasione del vertice di Palazzo Chigi, Letta ha giocato il tutto per tutto: “Se vai avanti con Berlusconi e senza la maggioranza, io domenica mi dimetto”, ha detto il premier secondo la ricostruzione di Repubblica. Il sindaco di Firenze, da parte sua, ha affermato: “Ho già in tasca un accordo con Berlusconi sul sistema spagnolo. Voi che volete fare?”. “Fattelo da solo”, gli ha risposto Letta furibondo.

Sull’incontro tra il sindaco di Firenze e il Cavaliere interviene anche Fabrizio Cicchitto. “Se quanto leggiamo corrispondesse al vero, significherebbe che Renzi e Berlusconi stanno firmando il patto Molotov-Ribentropp, quello che portò alla spartizione della Polonia tra Stalin e Hitler“, afferma al Quotidiano Nazionale il deputato del Ncd, sottolineando che “il desiderio recondito di tutti e due è, attraverso il modello spagnolo, avere una legge che ancora una volta tolga ai cittadini la possibilità di scegliersi i parlamentari, provocare le elezioni e andare al voto. Converrebbe a tutti e due. Renzi fa una strage e uccide dentro al Pd tutti quelli che gli rompono le scatole, mentre Berlusconi addirittura due: si farebbe riabilitare dal Pd che lo aveva perseguitato e poi anche lui potrebbe uccidere nella culla la rivisitazione di un altro centrodestra, che siamo noi”.

Ancora più dura la posizione di Maurizio Lupi. “Il problema non è che Renzi incontri o meno Forza Italia, perché ogni forza politica ha l’assoluto diritto-dovere di confrontarsi con chi vuole”, premette il ministro. “Quello che “non sarebbe comprensibile – prosegue in una intervista al Messaggero – è che se ci fosse un accordo tra Pd e Forza Italia sulla legge elettorale senza che parte della maggioranza venga coinvolta”. Se, al contrario, c’è un accordo all’interno della maggioranza allora “coinvolgere anche le forze di opposizione mi parrebbe una cosa importante”.

Roberto D’Alimonte sostiene invece che per governare serve un compromesso. “Il Paese ha bisogno di un sistema di voto che metta i governi nella condizione di governare”, cosa che non è in grado di fare il sistema in vigore dopo la sentenza della Consulta, anche perché “nelle nostre condizioni, andare a votare con un sistema proporzionale sarebbe un disastro”, scrive in un intervento sul Sole 24 Ore il politologo di fiducia di Renzi, precisando che l’obiettivo si può raggiungere solo con sistemi “disproporzionali” che inevitabilmente “favoriscono i partiti più grandi a discapito di quelli più piccoli, ma il gioco non deve essere necessariamente a somma zero”.

Nel dibattito si inserisce anche il presidente degli industriali, Giorgio Squinzi. “Confindustria chiede al governo stabilità e capacità di governare”, afferma a margine della presentazione del bilancio sociale del Tribunale di Milano, sollecitando “riforme istituzionali”. “Non è compito nostro pronunciarci su una eventuale crisi di governo – aggiunge rispondendo ad una domanda su questo tema – noi chiediamo stabilita e capacità di governare. Che si debba mettere mano ad una riforma istituzionale in Italia è fuori discussione, gli italiani la pensano tutti allo stesso modo”.