“Ci vergogniamo dei tanti scandali della Chiesa che io non voglio menzionare singolarmente, ma tutti ne sappiamo. Sappiamo dove sono! Scandali, alcuni che hanno fatto pagare tanti soldi: sta bene! La vergogna della Chiesa! Ma ci siamo vergognati di quegli scandali, di quelle sconfitte di preti, di vescovi, di laici?”. Papa Francesco continua a condannare fermamente gli scandali della Chiesa con riferimenti espliciti ai mali che hanno tormentato la stagione Vatileaks del suo predecessore, ovvero sesso e soldi, pedofilia e Ior. E lo fa il giorno dopo la nomina della nuova commissione cardinalizia di vigilanza sulla banca vaticana. Bergoglio ha scelto ancora una volta l’omelia della Messa a Santa Marta per tornare a condannare i corrotti nella Chiesa.

Sempre in questa occasione il Pontefice, poco più di due mesi fa, aveva messo all’indice i devoti della “dea tangente” e i benefattori della Chiesa che frodano lo Stato. “La parola di Dio – ha affermato Bergoglio – in quegli scandali era rara; in quegli uomini e in quelle donne la parola di Dio era rara! Non avevano un legame con Dio! Avevano una posizione nella Chiesa, una posizione di potere, anche di comodità. Ma la parola di Dio, no! ‘Ma, io porto una medaglia’; ‘Io porto la croce’. Sì, come questi portavano l’arca! Senza il rapporto vivo con Dio e con la parola di Dio! Mi viene in mente – ha proseguito il Papa – quella parola di Gesù per quelli per i quali vengono gli scandali. E qui lo scandalo è venuto: tutta una decadenza del popolo di Dio, fino alla debolezza, alla corruzione dei sacerdoti”.

“Non diamo da mangiare – ha sottolineato con forza Bergoglio – il pane della vita; non diamo da mangiare in quei casi la verità! E persino diamo da mangiare pasto avvelenato, tante volte! ‘Svegliati, perché dormi Signore!’. Questa sia la nostra preghiera! ‘Destati! Non respingerci per sempre! Perché nascondi il tuo volto? Perché dimentichi la nostra miseria e oppressione?’. Chiediamo al Signore – ha concluso il Papa – di non dimenticare mai la parola di Dio, che è viva, che entri nel nostro cuore e non dimenticare mai il santo popolo fedele di Dio, che ci chiede pasto forte!”. Proprio oggi alla sede Onu di Ginevra, la Santa Sede discute il rapporto sull’applicazione della Convenzione sui Diritti del fanciullo. “Le critiche – ha spiegato alla Radio Vaticana monsignor Silvano Maria Tomasi, osservatore vaticano presso l’Onu di Ginevra – sono facili a farsi, alle volte hanno qualche fondamento reale; qualsiasi crimine è un male ma quando ci sono bambini coinvolti diventa ancora più grave. L’accusa alla Santa Sede che avrebbe ostacolato l’attuazione della giustizia, mi sembra essere un po’ campata in aria: impedire il corso della giustizia, in qualsiasi Paese, a detrimento della sua legittima giurisdizione sarebbe un’interferenza indebita e ingiusta da parte di qualsiasi soggetto. La Santa Sede – ha aggiunto Tomasi – sostiene il diritto e il dovere di ogni Paese a perseguire ogni crimine contro i minori; quindi, non regge la critica per cui si cerca di interferire od ostacolare il corso della giustizia. Al contrario, si vuole, come Papa Francesco insiste, che ci sia trasparenza e che la giustizia abbia il suo corso”.

@FrancescoGrana