L’approdo della legge elettorale alla Camera ha finalmente una data, il 27 gennaio. Fino al 17 gennaio sul tema ci sarà un’indagine conoscitiva in commissione Affari costituzionali, dove la discussione avrà inizio dal 20 gennaio. La decisione, presa dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio, va incontro alle pressanti richieste del Pd, sferzato dal segretario Matteo Renzi. “Legge elettorale, tagli a province ecosti politica, jobs act, diritti. Sembrava impossibile, eppur si muove. È proprio la volta buona”, ha esultato su Twitter il segretario del Pd Matteo Renzi. Sulla stessa linea, il capogruppo alla Camera Roberto Speranza: “Siamo soddisfatti: manteniamo l’impegno di portar in discussione la legge elettorale nell’Aula della Camera già a gennaio”. 

Lo stesso Speranza, d’altra parte, aveva scritto nei giorni scorsi una lettera alla presidente Laura Boldrini chiedendo la calendarizzazione in aula della riforma nell’ultima settimana di gennaio. Così è stato, ma sul terreno della legge elettorale, il partito continua a muoversi a tutto campo. Proseguono infatti i contatti informali con le altre forze politiche per sondare le varie posizioni sulle tre proposte formulate dal sindaco di Firenze, con un pressing particolare nei confronti di Nuovo Centrodestra e Movimento 5 Stelle.

I compagni di maggioranza di Ncd, infatti, erano stati accusati di “ritardare la riforma della legge elettorale tentando di allungare in conferenza capigruppo i tempi per la calendarizzazione in aula alla Camera”, come avevano scritto in una nota i deputati del Partito democratico Lorenza Bonaccorsi, Federico Gelli ed Ernesto Magorno. “Il Pd e il segretario Matteo Renzi sono stati chiari – avevano spiegato i deputati – la legge elettorale deve approdare in aula entro la fine di gennaio. Non si possono più prendere in giro i cittadini, dopo nove anni di Porcellum e centinaia di migliaia di persone che hanno firmato il referendum per l’abolizione è comico sostenere che serve altro tempo per discutere”. Da qui, la sfida dei parlamentari democratici: “Se il partito di Alfano e Schifani ha intenzione di fare melina, sappia che il Pd non ci sta e andrà avanti. Ce lo hanno chiesto i tre milioni che hanno votato alle primarie”. Ma era stato lo stesso Alfano, più tardi, a parlare di una chiusura dell’iter alla Camera nella prima settimana di febbraio, aggiungendo di non sapere da dove il Pd avesse tratto la convinzione che il suo movimento volesse prendere tempo.

E se da un lato il Pd sprona gli alleati di maggioranza, dall’altro cerca un dialogo con l’opposizione. Ma senza troppa fortuna, almeno nel caso del M5S. “La posizione ufficiale del Movimento 5 Stelle resta di chiusura a tutte e tre le nostre proposte sulla legge elettorale”, ha spiegato Maria Elena Boschi, responsabile Riforme del Partito democratico, aggiungendo però che alcuni parlamentari “sono in disaccordo: vorrebbero aprire a un dialogo“. Poi l’affondo: “Tra l’altro il M5S mesi fa ha sostenuto la mozione di Giachetti sul Mattarellum, che adesso è tra le nostre tre proposte: non si capisce perché non la vogliano prendere in considerazione”.