La vicenda diventa più intricata anche se qualcosa si muove.

Ci mancava solo la malaria. Oltre ai mille disagi, una delle mamme bloccata in Congo si è ammalata di malaria nonostante la profilassi. Le analisi ne hanno dato conferma. Ora sta seguendo la terapia. Ma da oggi sono tutti scoperti. La profilassi antimalarica che stavano seguendo non può essere prolungata oltre i 28 giorni. E’ questa la stagione delle piogge e fra un po’ con ogni probabilità la malaria di diffonderà .

Le notizie che arrivano da là dunque non sono affatto confortanti. Dicono di essere stremati per l’incertezza che stanno vivendo e sapere che potrebbero essere lì anche a Natale, senza i figli che molti hanno lasciato in Italia toglie loro “ il sonno”. E per quanto riguarda l’ipotesi di partire e lasciare là i bambini sono determinati: “ Questi bimbi hanno un disperato bisogno di famiglia, nessuno di noi si muoverà senza il proprio figlio, non si può abbandonarli ancora!” dicono.

Ieri gli Enti italiani interessati a occuparsi di adozioni internazionali hanno fatto una conferenza stampa. Nel sollecitare il Congo a far partire le famiglie con i bambini denunciano un piccolo giallo…. In questa intricata vicenda c’è anche un piccolo mistero – hanno detto-  le famiglie bloccate coi figli a Kinshasa erano 26. Adesso sono 24. A quanto pare due famiglie appartenenti a un determinato Ente sono riuscite a rientrare in Italia coi loro bambini. Le associazioni che hanno indetto la conferenza stampa non hanno idea di come ci siano riuscite e “si augurano pertanto che non siano state commesse irregolarità che potrebbero creare rappresaglie diplomatiche a danno delle 24 rimaste”.

Ma oltre le notizie di salute altri sono i problemi per le persone bloccate lì. Alcuni hanno perso il lavoro a causa delle assenze prolungate. Molti i bambini che hanno accompagnato i genitori e che mancano da  scuola da più di un mese. Altri, malaria a parte, sono messi a dura prova perché hanno bisogno di cure e di farmaci salvavita che in Congo è impossibile reperire.

Tra le più attive a sensibilizzare e a tenere contatti con queste famiglie è il sito Mammeonline che in questi giorni ha avviato una raccolta di firme e nel giro di poche ore almeno 5mila persone hanno aderito all’appello.

Ma è necessario che anche la politica faccia la sua parte, come ci chiedono da là. In questi giorni ho visto e sentito il senatore Claudio Moscardelli. Aveva letto la notizia che avevamo dato e ne era rimasto impressionato. Gli ho chiesto allora di muoversi e di darsi da fare per trovare soluzioni. Lo ha fatto subito. Mi ha avvisato, infatti “che è stata predisposta alla Camera dei Deputati da parte di più gruppi, tra cui il Pd, una interpellanza urgente da discutere prima della fine di questa settimana”.

Di seguito, invece, l’interpellanza presentata al Senato da Moscardelli stesso insieme al collega Marcucci, indirizzata ai Ministri degli Esteri e dell’Integrazione. 

Premesso che:

preoccupa profondamente la difficile situazione in cui si sono venute a trovare 52 cittadini italiani bloccati da circa 30 giorni a Kinshasa, capitale della Repubblica democratica del Congo, dove si erano recati per incontrare e poi portare in Italia i loro figli adottivi;

dalle informazioni raccolte dal coordinamento dell’organizzazione umanitaria Care, si apprende che il 27 settembre la Direzione nazionale delle migrazioni aveva informato le Ambasciate di accoglienza dei piccoli dati in adozione della sospensione per 12 mesi, a partire dal 25 settembre 2013, delle operazioni per il rilascio dei permessi di uscita per i bambini adottati dalle famiglie straniere;

nel mese di ottobre scorso una commissione competente ha stilato la lista delle coppie che, avendo già presentato tutta la documentazione necessaria entro la data del 25 settembre 2013, avrebbero ottenuto l’autorizzazione a recarsi in Congo per portare a compimento le adozioni;

nonostante le pratiche di adozione avevano già ottenuto l’approvazione definitiva delle autorità locali a 26 coppie giunte a Kinshasa il 4 novembre non è stata ancora concessa l’autorizzazione a ripartire per l’Italia con i loro figli adottivi;

della vicenda si è già interessato il Ministro dell’Integrazione Cecile Kyenge che il 4 novembre scorso si è recato a Kinshasa per incontrare le autorità locali da cui ha ricevuto rassicurazioni sulla considerazione e sulla reputazione di cui gode il sistema italiano delle adozioni altre all’impegno da parte delle stesse autorità che sarebbero state ripristinate immediatamente tutte le pratiche che avevano già ottenuto l’approvazione definitiva;

in particolare l’accordo raggiunto con le autorità locali prevedeva che la Direzione Nazionale delle Migrazioni avrebbe confrontato con l’Ambasciata italiana la lista delle adozioni considerate “in regola” per le quali sarebbe stata rilasciata l’autorizzazione alla partenza;

considerato che:

a tutt’oggi, nonostante il diretto intervento del Ministro Kyenge e quello dell’Ambasciatore italiano a Kinshasa, il problema resta irrisolto;

numerose famiglie ancora in Congo denunciano che le operazioni di rilascio dei permessi d’uscita per i bambini adottati sono ancora ferme e che pertanto non potendosi considerate concluso l’iter di adozione viene impedito loro di far rientro in Italia con i loro figli;

risulta, inoltre, che la succitata Direzione Generale per la Migrazione non abbia ancora provveduto a convocare alcuno per la definire la lista delle adozioni ” in regola” autorizzate a partire;

per sapere dai Ministri in indirizzo, ciascuno per quanto di competenza: quali siano i motivi per cui a tutt’oggi le autorità congolesi non abbiano dato seguito agli impegni assunti in occasione dell’incontro di novembre con il Ministro Kyenge;

quali urgenti iniziative intendano adottare per far si che il Governo di Kinshasa dia seguito alle assicurazioni fornite consentendo l’immediato rientro in Italia dei 52 nostri connazionali e dei loro figli ancora bloccati in Congo, ponendo in tal modo fine all’estenuante attesa dei genitori e dei loro figli di dare e ricevere il calore di una famiglia.