A forza di agitare pugni da sbattere sui tavoli di Bruxelles, qualcuno si è convinto che la politica europea sia una questione di chi urla più forte. Il premier Enrico Letta se la prende con il commissario europeo Olli Rehn: “Non può permettersi di esprimere un concetto di scetticismo” a proposito dell’Italia. Antefatto: Rehn ha dato un’intervista a Repubblica in cui ha ripetuto gli stessi concetti scritti nero su bianco nel parere della Commissione sulla legge di stabilità italiana. E cioè: il deficit è in linea con gli obiettivi (sotto il 3 per cento del Pil), ma il debito non scende al ritmo promesso, sul 2014 c’è un aggiustamento dello 0,1 per cento invece che dello 0,5, le privatizzazioni sono poca cosa e la revisione della spesa va testata sul campo, non è affatto scontato che produca risultati dal 2014 (nella bozza inviata a Bruxelles gli effetti sul prossimo anno non erano indicati).

“Io devo essere scettico”, dice Rehn. Cioè non può credere sulla parola ai governi, specie a quelli inaffidabili, ma deve prima vedere numeri in documenti ufficiali, “la prova del pudding è mangiarlo”, riassume il portavoce del commissario. Dopo la critiche della Commissione alla legge di stabilità (con la perdita per l’Italia di spendere 3 miliardi di euro per investimenti), lo scorso 15 novembre Letta e il suo ministro del Tesoro Fabrizio Saccomanni si erano affrettati a precisare che si trattava di un giudizio tutto sommato positivo. Altro che bocciatura. Ma ieri Letta ha sfoderato le famose “balls of steel” citate nell’intervista all’Irish Times (che, giustamente, lui ha smentito di avere).

A qualcuno piacerà vedere Letta alzare la voce – facile, ora che Rehn è prossimo alle dimissioni per candidarsi all’europarlamento in primavera – ma sono le argomentazioni del governo a lasciare perplessi. Primo: tutte le istituzioni internazionali sbagliano a stimare una crescita del Pil 2014 dell’Italia tra 0, 7 e 0, 8. Il Tesoro e palazzo Chigi garantiscono che sarà almeno l’1 per cento grazie ai mirabolanti effetti delle misure governative (non si sa bene quali). Secondo: “I nostri conti sono in ordine”, dice Letta, come si permette l’Europa di ventilare una possibile nuova procedura d’infrazione per deficit eccessivo? Caro presidente, basta leggere i giornali sull’incredibile pasticcio della copertura per la seconda rata dell’Imu per spiegarsi come mai ispiriamo così poca fiducia. E se poi Rehn andasse a vedersi quante e quali clausole di salvaguardia (con tagli o aumenti di tasse recessivi) stanno per scattare così da tappare i buchi lasciati dalle promesse governative, beh, troverebbe molte ragioni per il suo scetticismo. Battere i pugli sul tavolo serve ad avere i titoli dei giornali, non a cambiare i numeri.

Twitter @stefanofeltri

Il Fatto Quotidiano, 4 dicembre 2013