“D’Onofrio dacce er via”, gridavano gli operai e i popolani romani il 14 luglio del 1948, dopo l’attentato a Togliatti, quando una marea umana di lavoratori invase le piazze centrali di Roma. Alla rabbia contro il tentativo di uccidere il leader riconosciuto del popolo italiano si univano una forte coscienza di classe e il desiderio di una società nuova, senza discriminazioni e basata su di un’effettiva giustizia sociale e partecipazione democratica. Ne era scaturita, sei mesi prima, la Costituzione repubblicana che oggi, a sessantacinque anni di distanza, dobbiamo continuare a difendere contro il potere finanziario multinazionale e i suoi esecutori, come il tristo Letta e la sua banda bipartisan.

D’Onofrio era uno dei tanti, all’epoca, dirigenti popolari, comunisti, socialisti o di altra estrazione, che le masse amavano e riconoscevano come propri leader naturali. Gente come Sandro Pertini, Enrico Berlinguer e Giancarlo Pajetta. Oggi ci mancano fortemente. Il loro posto pare occupato da mediocri personaggi come, bene che vada, Massimo D’Alema o Gianni Cuperlo o Vendola che si prostra di fronte al faccendiere e corruttore Archinà. Mentre il presunto vincente Renzi pare destinato a suscitare, tutt’al più, l’entusiasmo di qualche finanziere neanche di prima scelta. O tempora o mores!

Ma nel vuoto pneumatico di quella che fu la sinistra più forte dell’Occidente resta forte il desiderio di un’alternativa. E appare consolante la dottrina espressa da un uomo di Chiesa, la cui storia e i cui presupposti ideologici non sono per nulla di sinistra. Ma la cui profonda e indiscutibile onestà intellettuale si somma a una ricerca di verità e di giustizia che si spinge ad attingere alimento alle basi stesse del discorso cristiano. 

Papa Francesco non le manda a dire. Nella sua recente enciclica “Evangelii Gaudium” possiamo leggere affermazioni come quelle che seguono: “Così come il comandamento ‘non uccidere’ pone un limite chiaro per assicurare il valore della vita umana, oggi dobbiamo dire ‘no a un’economia dell’esclusione e della inequità’. Questa economia uccide. Non è possibile che non faccia notizia il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada, mentre lo sia il ribasso di due punti in borsa. Questo è esclusione. Non si può più tollerare il fatto che si getti il cibo, quando c’è gente che soffre la fame. Questo è inequità. Oggi tutto entra nel gioco della competitività e della legge del più forte, dove il potente mangia il più debole. Come conseguenza di questa situazione, grandi masse di popolazione si vedono escluse ed emarginate: senza lavoro, senza prospettive, senza vie di uscita. Si considera l’essere umano in se stesso come un bene di consumo, che si può usare e poi gettare. Abbiamo dato inizio alla cultura dello “scarto” che, addirittura, viene promossa. Non si tratta più semplicemente del fenomeno dello sfruttamento e dell’oppressione, ma di qualcosa di nuovo: con l’esclusione resta colpita, nella sua stessa radice, l’appartenenza alla società in cui si vive, dal momento che in essa non si sta nei bassifondi, nella periferia, o senza potere, bensì si sta fuori. Gli esclusi non sono ‘sfruttati’ ma rifiuti, ‘avanzi'”. 

Un quadro indiscutibilmente esatto di quello che è diventato la nostra società. In Italia come in altri Paesi. Francesco svolge una critica puntuale e approfondita dello stato di cose esistente. Non si può certo pretendere che dia anche i mezzi per la soluzione dei problemi, anche se la Chiesa è molte volte in prima fila nell’erogazione dei servizi e nell’approntamento di risposte concrete all’emarginazione sociale. La soluzione sta in mano a ciascuno di noi.

La sinistra che dobbiamo ricostruire non può peraltro certo prescindere dai contenuti di questo messaggio. Cristiano si proclamava anche il grande comandante Chavez, che fra i suoi numerosi meriti ha avuto quello di riaprire, a meno di dieci anni dal crollo del muro di Berlino, fenomeno in buona misura inevitabile, il discorso dell’alternativa e del socialismo.

Sarà ineluttabile l’avanzamento, sui rottami dell’attuale sistema economico, politico e sociale, di un discorso di questo tipo. Che parte dalla necessità di riaffermare valori, diritti e bisogni degli esseri umani contro la disumana ideologia della finanza e del mercato. L’unico antidoto possibile ai populismi di destra, dal tentativo di Berlusconi di riciclarsi come antisistema, a fascisti, nazisti, razzisti, leghisti e altra monnezza, a discorsi ambigui come a volte quelli di Grillo. Per costruire un’alternativa che sia reale e non solo fumo negli occhi nei fessi una larga convergenza con il discorso abbozzato nell’Enciclica diventa naturale. Grazie, Papa Francesco, per questa boccata di aria pura. Faremo tesoro del tuo insegnamento noi tutti che non ci rassegniamo alla disumanizzazione implicita nel sistema dominante. E non siamo certo pochi, anzi siamo la grande maggioranza.