Sorpresa, prima ancora di essere approvata definitivamente la manovra è già lievitata di altri 2,6 miliardi di euro. Mentre l’attenzione generale era tutta per le sorti di Silvio Berlusconi, le modifiche del Senato alla Legge di stabilità hanno portato il saldo a circa 15 miliardi di euro (quasi 11 miliardi nel 2015 e oltre 12 miliardi nel 2016). Le novità introdotte, secondo quanto emerge dalle tabelle che accompagnano la relazione tecnica al maxiemendamento presentato dal governo e approvato da Palazzo Madama, riguardano principalmente la concentrazione del cuneo fiscale sui redditi fino a 35mila euro, l’Imu per trovare un punto d’incontro tra Trise e Tuc, cartelle Equitalia “scontate” e detrazioni Imu al 30% sui beni strumentali soltanto per l’anno d’imposta 2013.

La chiusura anomala dei lavori in commissione Bilancio, senza terminare l’esame della manovra, ha costretto il governo a preparare in fretta e furia una bozza di maxiemendamento, depositata in aula con refusi, cancellature e doppioni. Tra le modifiche che arriveranno in seconda lettura, il governo ha già annunciato l’intenzione di migliorare l’indicizzazione delle pensioni. Mentre sembra che i parlamentari torneranno all’attacco per ottenere le modifiche, che si è tentato di inserire al Senato senza successo, sugli stadi e sulle spiagge. Le coperture previste ora dalla manovra, tra maggiori entrate e minori spese, ammontano a 2,8 miliardi. Nel dettaglio, il totale di minori spese e maggiori entrate è di circa 2,7 miliardi, di cui 1,2 miliardi di maggiori entrate, e il saldo migliora di quasi 175 milioni. Mentre l’impatto sul deficit 2014 scende da 2,7 a 2,5 miliardi. 

Lo spaccato fornito dal Tesoro rivela inoltre che la manovra aumenta le tasse (saldo tra maggiori e minori entrate) di circa 1,3 miliardi nel 2014 e di 200 milioni nel 2015. Nel 2016, invece, la Legge di stabilità assicura a contribuenti e imprese un beneficio di circa 1,5 miliardi. A livello macroeconomico la manovra esce dunque peggiorata da Palazzo Madama, anche se presentando il disegno di legge il ministero dell’Economia aveva garantito che le tasse avrebbero cominciato a calare già dal 2015.

Non solo. All’indomani del voto in Senato, lo stesso ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, fa luce sul cavallo di battaglia della manovra, ovvero il provvedimento che riguarda il reddito minimo garantito. “Quello che ieri il Senato ha definito è un’aggiunta di 40 milioni all’anno per i prossimi tre anni al Fondo per la povertà, che è stato utilizzato in passato con la social card tradizionale per circa 250 milioni, e oltre alle risorse che noi avevamo già stanziato – circa 170 milioni per il Mezzogiorno e altri 50 milioni per i grandi comuni. In altre parole, quello che è stato deciso ieri è proprio di allargare la sperimentazione della carta di inclusione sociale, che non è soltanto la vecchia social card, a tutto il territorio nazionale”, spiega il ministro, smontando l’entusiasmo con cui il piano era stato presentato ieri dal viceministro dell’Economia Stefano Fassina.

Dure le prime reazioni dalla politica. “Titoli di giornali, televisioni, schede di approfondimento, annunci roboanti: ‘il governo introduce la sperimentazione del reddito minimo garantito. Niente di più falso. Anzi, la solita volontà di prendere in giro ancora una volta milioni di italiani”, afferma Marco Furfaro della segreteria nazionale di Sel. Mentre Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, aggiunge: “Altro che ‘reddito minimo’, quello del governo è in realtà solo una vergognosa presa in giro. Se, come si legge, la copertura finanziaria del provvedimento è di 40 milioni di euro l’anno, visto il numero di disoccupati e di poveri qui siamo a meno di 10 euro all’anno a testa”.

Fassina, intanto, difende a spada tratta la manovra del governo. “Nella Legge di stabilità i numeri sono inequivocabili. La Stabilità riduce il peso delle imposte: lo faceva nella formulazione originaria, lo fa ancora di più oggi dopo il passaggio in Senato. Ci sono altri 500 milioni per le detrazioni sulla casa, è stato bloccato l’aumento dei contributi per le partite Iva”, sostiene in una intervista a L’Unità. E aggiunge: “Ci sono 100 milioni in più per il fondo per la non autosufficienza. Erano anni che non si faceva. Il segno sul sociale è inequivocabile. Ci sono anche le risorse per sperimentare il reddito minimo di inserimento”.