LA GIORNATA
Fuori i secondi. Al termine di una partita bella e combattuta la Juve asfalta il Napoli e fa sentire il suo fiato sul collo dei giallorossi, clamorosamente fermati in casa dal Sassuolo. Un punto solo distanzia ora in classifica la Roma dei record e la macchina schiacciasassi di Conte, che non avrà un gioco spettacolare ma occupa gli spazi in maniera esemplare e lotta come una dannata su ogni pallone. Una squadra operaia, ossimoro storicamente in voga nel feudo calcistico degli Agnelli, impreziosita da gemme come Andrea Pirlo e Paul Pogba, quest’ultimo anche ieri sera semplicemente immenso. Il primo gol di Llorente, quello che indirizza la partita, arriva in netto fuorigioco: 21 centimetri (visibili a occhio nudo) che fanno gridare allo scandalo e rischiano di rovinare una sera di gran calcio. Ma il Napoli di Benitez nelle grandi trasferte soffre (Roma, Arsenal e Juve: zero punti, con zero gol fatti e 7 subiti) e nonostante uno sprazzo di manovra e qualche buona giocata dei singoli (escluso Hamsik, assente in campo non giustificato) concede troppo, la difesa balla e Reina deve issarsi sugli scudi prima che Pirlo e Pogba chiudano il match.

Se la Juve dal Napoli riparte, a Napoli paradossalmente si è fermata la Roma, quando un mese fa l’infortunio di Totti nel match dell’Olimpico contro i partenopei ha incrinato le geometrie esistenziali che facevano della squadra giallorossa un congegno perfetto. Poi l’infortunio a Gervinho, il calo fisico di Florenzi, la curiosa scelta di preferire un trottatore come Boriello a un invasore di spazi come Ljajic, e Garcia che si è ritrovato a giocare praticamente senza attaccanti, spostando Pjanic in posizione di centravanti: troppo anche per la Roma dei record che così è incappata in due pareggi consecutivi contro i non irresistibili Torino e Sassuolo. A differenza di domenica scorsa però, la buona Roma di ieri ha solo il rimpianto di aver sprecato troppe volte la palla del due a zero, ed è stata infilata in mischia per l’1-1 da Berardi a partita oramai finita. Chi invece non ha rimpianti è il sempre più disastrato Milan, che per aver pareggiato col Chievo solitario ultimo in classifica può solo considerarsi fortunato.

La settimana di passione rossonera, con la notte dei lunghi coltelli in cui Barbara ha de facto estromesso Galliani dalla guida della società, non ha certo giovato alla serenità di un ambiente già depresso di suo. Chi comanda ora al Milan (ah, saperlo) ha deciso di non approfittare della sosta per cambiare allenatore, nonostante un Allegri oramai più indifferente che fatalista abbia candidamente ammesso che il suo esonero ci potrebbe anche stare. Ma nessuno si è mosso, nonostante l’evidente confusione tecnico-tattica in cui è precipitata la squadra, dove tutta una serie di giovani di belle speranze – da Balotelli a El Shaarawy, da De Sciglio a Niang – sono stati inspiegabilmente accantonati, o si infortunano con sospetta soluzione di continuità. In attesa che l’anno prossimo a San Siro si vedano i fuochi d’artificio promessi dall’erede al trono Barbara, sarebbe urgente intervenire qui e ora.

Doveva essere Zanetti a salutare Moratti, e così è stato. Entrato in campo dopo sei mesi per una passerella finale negli ultimi minuti, lanciando l’azione del gol che ha permesso all’Inter di Mazzarri di segnare il 2-0 al Livorno (il 29mo gol in 12 partite, come Mourinho), l’uomo che ha contraddistinto l’ultima era nerazzurra ha reso altresì indimenticabile l’ultima presenza a San Siro di Massimo Moratti in veste di presidente. Venerdì ci sarà il passaggio di consegne ufficiale del 70% della società nerazzurra a Thohir, e a Moratti non sarà confermata la carica. Gli indonesiani vogliono fare da soli, e se faranno bene si vedrà a gennaio, se regaleranno a Mazzarri il centravanti necessario al salto di qualità dell’assalto alla Champions League. Centravanti che si coccola invece Montella: un’altra doppietta (11 gol in totale) e Pepito Rossi è sempre più il goleador del campionato.

Se è ufficialmente permesso sognare un Giuseppe Rossi in maglia azzurra che quest’estate faccia piangere il Brasile ai Mondiali 2014, come aveva fatto una trentina di anni fa il suo omonimo Paolo al Mundial spagnolo del 1982, per adesso G. Rossi fa piangere un altro omonimo: Delio Rossi, tecnico della Sampdoria vicinissimo all’esonero. E per una Sampdoria che va male, malissimo, c’è un Genoa che va bene, anzi benissimo dopo il 2-0 al Verona. Con il ritorno di Gasperini i rossoblù conquistano la quarta vittoria in sei partite, arrivando addirittura al settimo posto: una posizione impensabile fino qualche settimana fa anche per il più ottimista dei tifosi rossoblù. Ecco uno dei casi in cui il cambio di allenatore influisce sui destini della squadra, non tanto come shock, quanto come apprendimento di nuove e migliori possibilità di giocare a calcio. Bene anche l’Atalanta, che inguaia sempre di più il Bologna, e il Cagliari che supera in classifica il Torino. La vittoria del Catania sull’Udinese per ora serve solo a evitare l’ultimo posto in classifica dove langue solitario il Chievo. Poco sopra ci sono invece ben dieci squadre (compreso il Milan) in quattro punti, a dimostrazione di una lotta per la sopravvivenza in pieno corso e ancora tutta da decifrare. 

IL PERSONAGGIO
Domenico Berardi, il bomber che deve chiedere scusa. Non tanto ai tifosi romanisti, per aver segnato in mischia in pieno recupero il gol che ferma la corsa della Roma e porta il Sassuolo per la prima volta fuori dalla zona retrocessione. Quanto alla Nazionale, perché avendo rifiutato una convocazione in Under 19 adesso Di Biagio aspetta che si cosparga il capo di cenere prima di convocarlo nell’Under 21. Per il resto è il calcio italiano che si deve scusare se il 19enne calabrese fino a tre anni fa giocava a calcio solo nei campetti con gli amici. Meno osservatori spediti a crogiolarsi al sole di Copacabana sperando di trovare il nuovo Pelé mentre invece sorseggiano caipirinha, e più inviati a farsi il mazzo nei campi di provincia, e non sarebbe mai successo che un talento puro come Berardi finisse svincolato in una scuola calcio del Cosenza, nonostante i ripetuti numeri di alta classe. E così è successo che Mimmo ha dovuto aspettare di salire a Modena a trovare suo fratello più grande per un fine settimana qualsiasi, e di fare una partitella a calcetto tra amici, perché qualcuno, estasiato, lo segnalasse subito al Sassuolo. Da lì, a 16 anni, una crescita strepitosa a bruciare tappe come gli avversari che semina in velocità, e dopo due anni è titolare in Serie B con il Sassuolo, dove è fondamentale per la prima storica promozione in A. Il resto è storia recente, una storia di scuse calcistiche reciproche e necessarie.

LA SPIGOLATURA
Adesso che il giornalismo sportivo, al solito desideroso di arrampicarsi sul calcio del vincitore e di colpire con violenza che è lasciato dietro a terra, dopo averlo adulato per ben trent’anni cerca di sbarazzarsi del ‘licenziato’ Galliani tratteggiando una carriera piena di errori, cadute e strafalcioni, è quantomai doverosa un’apologia (calcistica) dell’antennista brianzolo. Certo, l’uomo ha rappresentato la truce faccia del berlusconismo in quel mefitico e devastante connubio di calcio e politica in Italia. Certo, ha spadroneggiato con arroganza in Lega, forte del poter disporre a proprio piacimento della distribuzione dei diritti televisivi. Ma ha costruito da solo tre delle più belle squadre degli ultimi trent’anni (i cicli rossoneri di Sacchi, Capello e Ancelotti), e la colpa non è sua se nessun altro potente del calcio ha mai avuto l’abilità e il coraggio di opporsi al potere televisivo del ‘biscione’, e ha preferito invece servirsi da lui. Figura cristologica, Galliani ha messo la faccia in ogni sconfitta milanista, e ha sempre fatto un passo indietro quando dopo ogni trionfo lasciava che il suo padrone se ne attribuisse i meriti. Ma chi ha mastica di calcio sa che fu sua, e solo sua, l’intuizione fondamentale di chiamare Sacchi al Milan: la scintilla che ha rivoluzionato il calcio italiano. Come fu lui a prendere Van Basten, Gullit, Rijkaard, Savicevic, Boban, Weah e Shevchenko, a difendere Zaccheroni e persino Ancelotti dagli umori di Arcore, e a fare che il Milan regalasse calcio e magia agli appassionati di tutto il mondo. E proprio oggi che si celebra la sua sconfitta, bisogna avere la dignità di riconoscere gli innumerevoli meriti (calcistici) dello zio Fester rossonero.

twitter: @ellepuntopi

RISULTATI
Catania-Udinese 1-0 (Lopez su rigore al 30’ p.t.)
Inter-Livorno 2-0 (autogol di Bardi al 30’ p.t. e Nagatomo al 46’ s.t.)
Genoa-Verona 2-0 (Portanova al 29’ p.t. e Kucka al 35’ p.t.)
Atalanta-Bologna 2-1 (Brivio (A) al 28’ s.t., Bianchi (B) al 31’ s.t. e Livaja (A) al 48’ s.t.)
Cagliari-Torino 2-1 (Conti (C) al 43’ p.t. e al 43’ s.t., Immobile al 7’ s.t.)
Chievo-Milan 0-0
Parma-Lazio 1-1 (Keita (L) al 5’ s.t. e Lucarelli (P) al 19’ s.t.)
Roma-Sassuolo 1-1 (autogol di Longhi (S) al 19’ p.t. e Berardi (S) al 49’ s.t.)
Fiorentina-Sampdoria 2-1 (Rossi (F) su rigore al 11’ e al 17’ p.t., Gabbiadini (S) al 29’ s.t.)
Juventus-Napoli 3-0 (Llorente al 2’ p.t., Pirlo al 29’ s.t. e Pogba al 35’ s.t.)

CLASSIFICA
Roma 32
Juventus 31
Napoli 28
Inter 25
Fiorentina 24
Verona 22
Genoa 17
Lazio 16
Atalanta 16
Parma 13
Milan 13
Cagliari 13
Udinese 13
Torino 12
Livorno 12
Bologna 10
Sassuolo 10
Catania 9
Sampdoria 9
Chievo 6

MARCATORI
11 gol: G. Rossi (Fiorentina), 8 gol: Cerci (Torino), 7 gol: Palacio (Inter) 6 gol: Hamsik e Callejon (Napoli), Berardi (Sassuolo) e Tevez (Juventus)

PROSSIMO TURNO
Verona-Chievo (sabato 23 novembre, ore 18.00), Milan-Genoa, Napoli-Parma (sabato 23, ore 20.45) Livorno-Juventus, Sampdoria-Lazio, Sassuolo-Atalanta, Torino-Catania, Udinese-Fiorentina (domenica 24, ore 15.00) Bologna-Inter (domenica 24, ore 20.45) Roma-Cagliari (lunedì 25, ore 20.45)