Anche a causa del loro ingannevole nome, non molti sono in grado di localizzare su una mappa le Alpi Apuane. Non è un tratto delle Alpi e, in effetti, non è nemmeno un tratto degli Appennini: si tratta di una catena montuosa del nord della Toscana, sorta nel triassico medio, ossia prima della formazione dei vicini Appennini, da cui sono divise in modo radicale da un punto di vista geologico.

Tuttavia, molte famiglie nel mondo custodiscono in casa propria, fra la cucina e il bagno, un pezzettino di queste meravigliose montagne toscane: da qui infatti viene estratto il celeberrimo marmo di Carrara, reso internazionalmente famoso sin dall’epoca rinascimentale da Michelangelo, che per i suoi capolavori utilizzava blocchi di marmo proveniente solo dalle Alpi Apuane.

Dai tempi del Maestro lo sfruttamento di queste montagne ha purtroppo subìto un’accelerazione esponenziale, al punto che oggi l’esistenza stessa di questa catena montuosa è posta in discussione. Giulio Milani, scrittore, editore e abitante della zona, ha preso la questione a cuore e ha lanciato una petizione che in pochi giorni ha raccolto oltre 2800 firme, anche grazie all’appoggio ricevuto dal blog di Beppe Grillo. Si tratta di una petizione alquanto radicale rispetto ad altre analoghe: Milani infatti chiede la “graduale chiusura di tutte le cave, riconvertendo l’economia del territorio in forme sostenibili” e per questo ha anche ideato una nuova forma di impegno letterario attraverso il sito www.elettoricritici.org 

La posizione  dello scrittore potrebbe dapprima sembrare estremista, ma alla luce dei numeri che Milani denuncia non lo è: “Le circa 300 cave di marmo del comprensorio delle Alpi Apuane stanno infliggendo alle montagne il più grave disastro ambientale d’Europa. […] Circa 9 milioni di tonnellate di marmo prodotte ogni anno, i 3/4 in scaglie destinate all’edilizia e alla produzione di carbonato di calcio con cui fare i dentifrici, sbiancare la carta, realizzare dei paradossali filtri per gli acquedotti, non certo per fornire blocchi a Michelangelo”. Può essere utile fare un parallelo storico: nel 1920 dalle cave attorno a Carrara venivano estratte circa 100mila tonnellate di marmo all’anno. Oggi quasi cento volte tanto per tenere testa alla competizione di Cina, Russia, India.

Sul sito SalviamoilPaesaggio.it, Elia Pegollo, un’ambientalista di Salviamo le Apuane dichiara: “Con il marmo estratto in un anno potremmo lastricare un’autostrada a quattro corsie da qui a Stoccolma. Questo è saccheggio”. Gli si affianca Giovanna Berti, una ragazza laureata in chimica, con un’immagine tanto semplice quanto efficace: “Le nostre montagne diventano ogni giorno più basse: mia madre ha una mia foto di quando avevo sei anni, dietro di me si vede una cima molto alta. Non esiste più. È stata tagliata, come tante altre”.

Occorre fare qualcosa. Io ho firmato la petizione. Voi informatevi e fateci un pensiero.