Una puntata di Report di qualche tempo fa ha posto l’attenzione su uno dei tanti bisogni del Pianeta: la riduzione di anidride carbonica alimentata dal carbone e dal petrolio. Le politiche regionali sostengono le cosiddette fonti rinnovabili per integrare le necessità di energia elettrica attraverso metodi alternativi, come le centrali a biomasse, che utilizzano gli scarti agricoli, urbani e industriali. Report ha fatto una sorta di giro d’Italia partendo da un paese ai piedi dello Stelvio dove l’impianto a biomasse produce energia per riscaldare le case di 3500 abitanti bruciando legno tritato, ottenuto dagli scarti delle segherie locali e dalla pulizia dei boschi, il paese ha così eliminato caldaie e stufe inquinanti.

Qui però finisce la favola, perché con il trascorrere del tempo il costo dell’energia invece di diminuire è aumentato a causa del reperimento del legno per alimentare la centrale: le segherie locali portano lo scarto a 400 km di distanza perché è più remunerativo. Negli ultimi anni in Italia le centrali sono sorte come funghi perché, oltre a produrre energia alternativa, crea business non alla comunità ma alla proprietà, grazie agli incentivi e a un uso speculativo del prodotto che le alimenta.

Sarebbe fondamentale un intervento del legislatore per censire il territorio, le reali necessità e la disponibilità del prodotto a chilometro zero. L’eccessivo numero di centrali rischia, come da denuncia di illustri scienziati, di danneggiare non solo le tasche ma anche la salute di chi vive in quel territorio. È stato stimato che per ogni centrale occorrono 5000 viaggi di camion all’anno, concentrati nel periodo estivo, per trasportare il materiale che serve ad alimentarle. Solo nella provincia di Bologna ne sono state costruite 37. La maggior parte dei proprietari sono grandi industriali o finanzieri che per ogni kw di elettricità prodotta ricevono un compenso di 0, 28 centesimi, perciò, più il costo di produzione è basso più aumenta il profitto, causando danni anche all’agricoltura perché si sta abbandonando la produzione di grano per il mais da biomasse che è molto più conveniente. L’agricoltura non è più in funzione dell’alimentazione umana ma delle centrali. Recentemente è stata presentata un’interrogazione parlamentare (primo firmatario Paolo Bernini del M5S) per fermare la costruzione di una nuova centrale a Galliera (Bologna), dove già ne esiste una e altre quattro in una zona limitrofa dove ce ne sono altre tre. Credo che per Report ci sia nuovo materiale per una seconda inchiesta.

da Il FattoQuotidiano, 23 ottobre 2013