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A Reggio Emilia continua la resistenza per salvare il polmone verde della città. Gli attivisti: “Il Bosco Ospizio non si vende, si difende”

Per il secondo giorno, la cittadinanza riunita in presidio ha mandato indietro le ruspe che avrebbero dovuto iniziare i lavori. Il presidio permanente andrà avanti fino a venerdì
A Reggio Emilia continua la resistenza per salvare il polmone verde della città. Gli attivisti: “Il Bosco Ospizio non si vende, si difende”
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Nessuno ha intenzione di andarci a vivere, come il Barone rampante di Calvino. E nessuno crede che ognuno di essi ospiti un genio che ne rappresenta l’anima e la voce, come in un celebre libro di Dino Buzzati. Ma sono in molti a essere fermamente convinti che gli alberi del Bosco Ospizio a Reggio Emilia vadano salvati. La petizione lanciata su Change.org ad agosto 2024 da Ilaria, una delle attiviste dell’Assemblea dei cittadini di Bosco Ospizio nata nello stesso anno per difendere quello spazio naturale, ma anche di Extinction Rebellion, ha raggiunto oltre 42mila sottoscrizioni. E poi tanta partecipazione dal basso, come si dice. Un autentico fiume di persone per salvare un’area di circa 4,5 ettari nel settore sud-orientale del comune emiliano nella quale Conad Centro Nord, che a novembre 2024 ha ottenuto il permesso a costruire dalla locale amministrazione, vorrebbe realizzare degli edifici. Tra cui una grande struttura commerciale alimentare. Cancellando quel polmone verde, costituito da frassini e platani, querce ed aceri, ippocastani e noci, tigli e olmi. Oltre a una importante vegetazione arbustiva.

Il Bosco Ospizio non si vende, si difende”, hanno scritto con un pennarello su uno dei cartelloni realizzati dai più di 130 attivisti dell’Assemblea. Non solo abitanti della città. Ci sono persone, di ogni età, che arrivano da più lontano. Da Bologna e Modena. E da Parma. Qualcuno addirittura da Pavia e Bergamo. C’è anche un signore austriaco. Chi ha un lavoro ha chiesto un permesso. I social servono, a volte. Molti,prima non si conoscevano. La notizia che fosse necessario esserci anche se quel bosco non lo si è neppure mai visto, perché si vive lontani, è rimbalzata in rete. Quando alle 6,30 di ieri, lunedì 3 agosto è arrivata una ruspa che avrebbe dovuto iniziare la mattanza, erano tutti lì. Persone di ogni età pacificamente disposte lungo uno dei lati della recinzione all’area. Fermi nel non recedere di fronte allo schieramento degli agenti della Digos, della Questura e dei carabinieri hanno monitorato la protesta, supportati anche dagli agenti della polizia locale. Neppure di fronte all’identificazione da parte della polizia. Prima però hanno sistemato i loro cartelli con scritto “Salviamo il Bosco Ospizio”, “Basta consumo di suolo” e “Il mondo brucia e noi tagliamo ancora gli alberi”, sulla ruspa, impossibilità ad entrare nel bosco. E quindi a dare avvio alla distruzione.

“Ci sentiamo presi in giro. Altro che condivisione! L’amministrazione comunale sosteneva di voler dialogare con noi. Di voler ascoltare le nostre ragioni. E invece, poi, leggendo la documentazione sul progetto Conad, abbiamo constatato che già era stato tutto deciso”, spiega a Ilfattoquotidiano.it Cecilia, ormai a notte fonda, dal presidio installato proprio davanti all’ingresso al bosco. “Qualcuno dormirà qui, nelle tende, stanotte. Dobbiamo esserci. Per noi è una sorta di rivendicazione di civiltà. Di reale democrazia”.

Perché il Bosco esiste, a prescindere dal Tar. Che recentemente ha rigettato l’istanza di Legambiente e di alcuni cittadini di sospendere i lavori, “tenuto conto che nell’area interessata non risulta individuabile alcun ’bosco urbano‘”. Ma rimane il ricorso presentato contro il Comune e la Provincia, nei confronti di Conad Centro Nord, in cui si chiede di annullare titoli abilitativi e permessi di costruire.

Oggi, martedì 4 agosto, alle 6,30 sono arrivati i rinforzi. Non una, ma tre ruspe che hanno scelto di posizionarsi davanti a un ingresso differente rispetto a quello del giorno prima. Ad aspettarle erano in tanti, naturalmente. Seduti, pacificamente, per evitare l’accesso ai mezzi pesanti. Tutti identificati dalle forze dell’ordine. Mentre due operai, entrati a piedi da un altro ingresso, provavano ad aprire dall’interno il cancello, davanti al quale erano circa 60 persone. Finché intorno alle 13 le ruspe hanno arretrato e il cancello si è richiuso. Per oggi il bosco è salvo. “Oggi si avverte più tensione, è evidente. Neppure una parola scambiata con gli agenti della Digos, a differenza di ieri”, dice a Ilfattoquotidiano.it Alessio, 36 anni. Che aggiunge “Come aderente all’Assemblea, dagli inizi, sono contento della partecipazione”. Intanto l’Assemblea dirama un comunicato nel quale si fa riferimento anche al ruolo sociale dell’area verde. “Un quartiere con un’alta concentrazione di bambini, anziani e famiglie a basso reddito, per i quali la vivibilità di questa città è legata a doppio filo alla presenza di rifugio climatici come il Bosco”, si legge. Il testo si conclude con tre messaggi. “Il primo è per cittadini e cittadine reggiane, a cui chiediamo di unirsi a noi in presidio in questi giorni, quando possibile”. Il secondo è per l’amministrazione di questa città. Alla quale, richiamandola alle proprie responsabilità, si ricorda che “Decine e decine di vostri cittadini, incluse persone fragili, sono pronti a resistere durante un’allerta arancione per preservare questa area verde, esponendosi personalmente”. L’ultimo messaggio è per Conad. “Non potete più fingere di non vedere quello che sta succedendo a Bosco Ospizio. Oggi vi tocca fare i conti con la risposta popolare che è emersa e calcolare le ripercussioni d’immagine che questa vicenda potrebbe portarvi. Fermate le ruspe”. Così il bosco per certi versi finisce per raccontare anche la città. Alcuni indirizzi, a prescindere dai proclami.

“Ma come è possibile? Intorno al bosco ci sono cinque scuole. Cinque. Tantissimi bambine e bambini ai quali s’insegna l’importanza della natura”, racconta di primissimo mattino a ilFattoQuotidiano.it, Roberta, 70 anni, ex insegnante. Una delle 9 persone che a febbraio 2025, tentando di bloccare in maniera pacifica l’avvio del cantiere, sono state denunciate dalle forze dell’ordine per ostruzione. “E allora perché si abbatte il bosco? Peraltro nella città che ospita Reggio Children, il Centro Internazionale per la difesa e la promozione dei diritti e delle potenzialità dei bambini e delle bambine, riconosciuto dal Comune. La natura e quindi il bosco sono importanti, oppure non lo sono? E i più piccoli? In tutto questo vedo molta ambiguità”.

Cosa accadrà domani, mercoledì 5 agosto? In attesa del Tar le persone proseguono con la loro resistenza fino a venerdì 7 agosto con un presidio permanente autorizzato, per evitare quel che ritengono uno scempio.

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