Una fusione da fare a ogni costo. Una misteriosa riunione a Bologna. I rapporti tra una compagnia d’assicurazioni e la Consob. Sono gli ingredienti di una vicenda finanziaria che dovrebbe portare, a fine ottobre, alla nascita della Grande Unipol, fusione tra la compagnia delle coop rosse e la Fonsai. Con questo matrimonio, voluto da Mediobanca, si uniranno due debolezze: quella di Fonsai e quella di Unipol, entrambe debitrici di Mediobanca. La prima è uscita devastata dagli anni della gestione dei Ligresti, che pure sono stati nutriti dalla banca di piazzetta Cuccia, tra il 2003 e il 2012, con 1, 2 miliardi; la seconda ha un debito di almeno 400 milioni con Mediobanca. Consob ha benedetto il fidanzamento e lavorato per il matrimonio.

Nel gennaio 2012, il suo presidente, Giuseppe Vegas, era presente alla riunione presso Mediobanca in cui si cercavano le condizioni per concedere a Unipol di prendere Fonsai senza fare l’opa. La presenza in quel contesto del presidente della commissione di controllo sulle società quotate ricorda la Bankitalia di Antonio Fazio che tifava per la Popolare di Lodi all’assalto di Antonveneta. Uno dei commissari Consob, Michele Pezzinga, definì quell’intervento di Vegas “un’iniziativa del tutto irrituale e non so quanto legittima… Non mi pare opportuno, e non so quanto giovi all’immagine della Consob, indossare i panni che normalmente vestono i consulenti di gruppi privati, suggerendo una riformulazione dell’operazione che al momento nessuno sa se possa incontrare il via libera del collegio”. Questo ruolo di “consulente” pare sia proseguito nei confronti di Unipol. Consob l’ha spinta (non si sa in base a quali determinazioni) a rettificare il valore di alcuni derivati in portafoglio, con conseguente svalutazione di una quarantina di milioni nel dicembre 2012 e di ulteriori 240 milioni nell’aprile 2013.

È del dicembre 2012 anche la riunione a Bologna, nella sede Unipol, rivelata dalle carte di un’indagine della procura di Roma sulle infiltrazioni mafiose nel porto di Ostia. A quell’incontro, il 12 dicembre, partecipano Dario Romagnoli, avvocato dello studio Tremonti e consulente di Unipol, ed Emilio Spaziante, ex numero due della Guardia di finanza. Con loro c’è un personaggio non identificato: secondo un rapporto di polizia, che prende in considerazione anche alcune intercettazioni telefoniche, è un uomo Consob. Scrive la Squadra mobile di Roma nell’informativa del 24 dicembre scorso al pm Ilaria Calò: “Dalla conversazione di Dario Romagnoli con Giulio Tremonti del 12 dicembre del 2012 si evince che l’uomo col quale si sono visti nella sede dell’Unipol a Bologna l’avvocato Dario Romagnoli e Emilio Spaziante è un soggetto interno alla Consob, il quale ha riferito loro che l’affare è in sospeso a causa di ‘ faide ’ interne a tale organismo e che, in particolare, uno dei due gruppi ‘ contendenti ’ sembra intenzionato a emarginare l’ex viceministro Vegas che, emerge, favorisce l’operazione, portata avanti da Romagnoli, cioè Unipol-Fonsai”. Secondo il rapporto, nell’incontro si era parlato della fusione tra le due assicurazioni. Dentro la Consob, spiega Tremonti in una telefonata con Romagnoli, è in corso “una faida”: è lo scontro tra Vegas, che la vede di buon occhio, e una parte della sua struttura tecnica, capitanata dal funzionario Marcello Minenna, che ne segnala invece le criticità, visto che Unipol ha in portafoglio titoli strutturati il cui valore reale è inferiore a quello indicato a bilancio. Romagnoli dice a Tremonti: “Vegas non è mai stato negativo rispetto a questa operazione”. Ma in Unipol “sono incazzatissimi”, perché il lavoro di Minenna mette in pericolo l’operazione. Romagnoli, riferendosi a Carlo Cimbri, amministratore delegato di Unipol, dice allora a Tremonti: “Io gli ho anche detto se loro, se lui, l’amministratore delegato, riteneva opportuno che magari lei facesse una telefonata, in modo trasparente, dico nel senso cose ufficiali, trasparenti… e dice che potrebbe essere una cosa utile… insomma”. Tremonti risponde: “Sicuramente… certo… Ok. Io al più tardi, lunedì lo vedo a Repubblica”. E poi: “Se chiamiamo… se magari prima, facciamo una telefonata”. Repubblica citata nell’intercettazione non è il quotidiano romano, spiega Tremonti al Fatto, ma la sua fondazione “Res Publica”, che in effetti il 10 dicembre 2012 ha presentato a Milano una sua ricerca, con la presenza di Vegas.

“Il mio intervento su Consob era generale e non riguardava solo Unipol”, spiega Tremonti al Fatto. “Non era un intervento a beneficio di Unipol. C’era un funzionario della Consob che voleva introdurre il metodo probabilistico per la contabilizzazione dei derivati. Un metodo che non è usato all’estero e che non condivido, come ho scritto al Corriere della Sera in risposta a un articolo di Milena Gabanelli. Avrebbe creato problemi in generale e anche in particolare nel caso Unipol-Fonsai. Per questo sono intervenuto”.

Di certo Tremonti aveva molte ragioni per interessarsi a Unipol e telefonare a Vegas (suo ex viceministro dell’Economia). Al Fatto risulta che il suo studio ha con la compagnia bolognese un contratto per l’assistenza nel settore fiscale e in più ha fatturato a Unipol, per l’operazione straordinaria di fusione con Fonsai, una somma extra che si aggira sui 250 mila euro. Anche il generale Emilio Spaziante sembra avesse buone ragioni per essere nella sede Unipol. I suoi colleghi della Guardia di finanza, dietro garanzia di anonimato, raccontano che il gruppo assicurativo aveva intenzione di proporgli un incarico, poi sfumato forse anche per l’uscita delle notizie sull’indagine. Resta il mistero dell’uomo Consob nella sede Unipol. Chi è? Politica, magistratura e stampa non sembrano interessate a saperlo.

di Gianni Barbacetto e Marco Lillo

Da Il Fatto Quotidiano del 11 ottobre 2013