La cabala non è incoraggiante: Janet Yellen sarà la donna numero 17 a guidare una banca centrale nel mondo. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama l’ha indicata per la presidenza della Federal Reserve, a febbraio prenderà il posto di Ben Bernanke. E avrà il lavoro più difficile del pianeta, perfino più complesso di quello di Mario Draghi alla Bce: stabilire quando e come cancellare le misure straordinarie con cui da anni la Fed sostiene l’economia americana.

Dal 2010 la banca centrale americana sostiene l’economia applicando le teorie economiche di Bernanke, che da professore a Princeton studiava la Grande Depressione: la Fed sostiene l’economia gonfiando il suo bilancio, ha comprato prima dalle banche i titoli derivati legati ai mutui subprime che non avevano mercato, poi ha iniziato ad acquistare direttamente debito pubblico, assicurando al governo federale finanziamento a tassi bassi. Vista l’enorme quantità di moneta stampata, il dollaro si è indebolito rispetto all’euro aiutando le imprese americane ad esportare. Risultato: a fine luglio la Federal Reserve aveva in bilancio 3.575 miliardi di titoli, con un aumento di 728 miliardi rispetto al-l’anno precedente. In gran parte si tratta di titoli di Stato, i buoni del Tesoro pesano per 3.297 miliardi, visto che il programma di Quantitative Easing, allentamento quantitativo, impegna la Fed a comprare 85 miliardi tutti i mesi.   

A maggio Ben Bernanke ha ventilato che, senza fretta, la Fed prima o poi dovrà ridurre questo doping all’economia. Per settimane le Borse del mondo sono crollate finché Bernanke non si è rimangiato l’impegno (niente più “tapering”, come si chiama il graduale ritorno alla normalità). La Yellen si troverà a dover decidere se e quando “portare via il punch prima che la festa si scaldi troppo”, per usare il gergo dei banchieri centrali. Il dilemma è il seguente: ridurre gli stimoli monetari troppo presto farebbe crollare Wall Street e rallentare l’economia americana (oltre che quella europea, ormai dipendente dalla morfina monetaria in dollari quanto di quella in euro). Oppure la Fed può continuare a stampare dollari, ottenendo applausi ma creando anche quelle pericolose distorsioni nella percezione del rischio sul mercato e nelle scelte d’investimento che sono sicure premesse di qualche crisi devastante.    I mercati si sono eccitati per la scelta della Yellen perché, tra i vertici della Fed lei, da vicepresidente, era stata tra i più convinti sostenitori dell’uso aggressivo del bilancio della banca centrale come strumento anti-crisi. Sessantasei anni, un’ottima reputazione come economista, sposata con il premio Nobel dell’Economia George Akerlof, la Yellen è considerata una colomba monetaria, con lei è più probabile che la festa dei dollari continui. Il suo contendente, l’ex segretario al Tesoro Larry Summers (quello che si dimise da Harvard dopo aver detto che il cervello delle donne non era adatto alla ricerca scientifica) dava meno garanzie.   

Ma la Yellen è anche sensibile ai rischi di inflazione, che oggi non è un problema ma domani chissà. E soprattutto è un’attenta comunicatrice, molto distante dal linguaggio esoterico che fu di Alan Greenspan. E prima o poi i suoi annunci metteranno fine alla corsa delle Borse. Stando ai verbali dell’ultima riunione del Fomc, il comitato che prende le decisioni di politica monetaria della Fed, il processo di “tape-ring”, cioè il rallentamento degli acquisti mensili di buoni del Tesoro, potrebbe cominciare entro il 2013 fino a un progressivo esaurimento a metà 2014. Ma è probabile che Bernanke lasci una decisione così importante alla Yellen che, sperano i mercati, potrebbe far durare ancora un po’ la bolla monetaria.   

Twitter @stefanofeltri

il Fatto Quotidiano, 10 Ottobre 2013