“La mia opinione sul fatto che l’intervento di Poste contribuisca a risanare Alitalia è potenzialmente positiva”. La pensa così Corrado Passera, il deus ex machina del piano Fenice che avrebbe dovuto far risorgere Alitalia 5 anni fa con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Secondo l’ex banchiere e ministro, “non erano prevedibili cinque anni di recessione così forte che hanno toccato fortemente i ricavi dell’azienda. L’impegno dei dipendenti e dei soci privati era servito a superare il fallimento della vecchia Alitalia. L’impegno dei privati che in questi anni, hanno messo 1,2-1,3 miliardi, e adesso aggiungono 200 milioni, è servito comunque a superare quella situazione difficilissima”. “Era venuto a crearsi un problema finanziario e – ha concluso – questo aumento di capitale potrebbe risolverlo e mettere in condizione l’azienda di arrivare in fondo al piano di risanamento e rilancio e, quindi, porsi in maniera più forte”.

”Questa operazione mi sembra più un intervento di salvataggio di Air Mistral che perde l’8% del fatturato, più che un sostegno ad Alitalia”, ha invece ironizzato Carlo De Benedetti. “Mi pare però che sia poco più che un passaggio di denaro – ha aggiunto – da una tasca a un’altra e non un intervento frutto di una precisa strategia industriale”. Per l’editore di Repubblica, poi, le dichiarazioni di Passera sulla vicenda Alitalia sono “sconvolgenti ma non sorprendenti. Certo c’è stata la crisi da noi come altrove ma la combinazione tra il marketing elettorale di Berlusconi e il marketing politico di Passera si è dimostrata disastrosa per tutti meno che per loro”. L’ingegnere che aveva a suo tempo promosso un salvataggio “bipartisan” di Alitalia coinvolgendo anche il Cavaliere, punta il dito sui “più di 5 miliardi di denaro dei contribuenti è stato bruciato sull’altare delle ambizioni personali. Tutto ciò ha portato al risultato economico-finanziario-strategico che oggi vediamo, con il fallimento della politica liberale di Berlusconi e per la inconcludente esperienza politica di Passera, questa sì, giudicata da tutti un’irrecuperabile delusione”.

“Sono sempre molto perplesso di fronte agli interventi della mano pubblica in una società privata. Certo, se è un cerotto per tamponare una situazione di emergenza, passi; però bisognerà una volta per tutte fare una riflessione seria per avere un piano di medio-lungo termine“. E’ stato poi il commento della voce degli industriali, Giorgio Squinzi, ha così commentato il ritorno dello Stato nel capitale di Alitalia. “La situazione è molto complicata – ha aggiunto il presidente della Confindustria – Forse l’Italia è diventata un paese troppo piccolo per permettersi una grande compagnia di bandiera, bisognerà fare una riflessione forte da questo punto di vista”.

“Noi facciamo già il nostro mestiere e cerchiamo di non occuparci del mestiere degli altri”, dice poi l’ad di Eni, Paolo Scaroni, interpellato sull’eventualità di un ingresso del gruppo petrolifero in Alitalia.”Dobbiamo ricevere circa 100 milioni di euro, di cui 60 sono garantiti e 40 sono quello che ci deve Alitalia. Non sono cifre che ci spaventano, ma noi non possiamo vendere a società che non siamo sicuri che esisteranno tra uno, due, tre mesi”, ha aggiunto a proposito del ventilato stop ai rifornimenti di carburante alla compagnia precisando che “nel momento in cui abbiamo la sicurezza che Alitalia esisterà per noi questa diventa un cliente come tutti” e che se il cda di Alitalia fornirà rassicurazioni sulla continuità aziendale della compagnia aerea, Eni continuerà a rifornire il carburante. Lo ha detto l’ad del gruppo energetico, Paolo Scaroni, a margine di una conferenza stampa a Bruxelles.  “Sarei sorpreso se le cose non andassero in modo positivo”, ha concluso. 

Intanto da Bruxelles fanno sapere che “come principio, Alitalia può ricevere aiuti a condizione che vengano rispettate le regole europee sugli aiuti a salvataggi e ristrutturazioni delle imprese”. La Commissione Ue, quindi, “analizzerà la notifica, se questa dovesse essere presentata”. Cosa che non dovrebbe però accadere se dovesse prevalere la linea Lupi. “Il governo è intervenuto affinché i privati facessero la loro parte nel risanamento e rifinanziamento e per un fortissimo piano industriale all’insegna della discontinuità, perché Alitalia era in condizioni disastrose” ha detto il ministro dei Trasporti secondo il quale “Poste Italiane certamente può essere non un aiuto da parte del pubblico, ma l’individuazione di un’azienda sana come partner industriale in un settore che è sempre di più complementare“.

Nessun commento, invece, da Air France – Klm che “a questo stadio della vicenda non intende fare ulteriori commenti sulle informazioni che circolano su Alitalia” e rimanda alle dichiarazioni rilasciate in precedenza, come ha replicato una portavoce del gruppo transalpino all’Ansa. La scorsa settimana, l’ad della società franco-olandese, Alexadre de Juniac, aveva affermato che c’è disponibilità ad aiutare Alitalia ma solo a condizioni “molto strette” e con la garanzia di rispetto per il marchio della compagnia di bandiera in quanto “simbolo nazionale”.

Applausi, infine, dall’Enac. “Se questa era l’unica strada per evitare una sciagura, bene ha fatto il governo”, ha detto il commissario straordinario dell’Ente per l’aviazione civile, Vito Riggio. “E’ stato compiuto un passo enorme. Il governo è riuscito a trovare una soluzione importante a una situazione di grandissima difficoltà della società e del trasporto aereo”, ha aggiunto parlando a margine della consegna di una targa di riconoscimento all’equipaggio del volo Alitalia coinvolto nell’atterraggio di emergenza. Per Riggio, l’operazione Alitalia-Poste può sviluppare sinergie industriali come nel settore cargo. “Importante – ha spiegato – è l’ingresso di un operatore cargo, che può offrire importanti opportunità”. Ora, ha aggiunto Riggio, “siamo confidenti che, insieme all’impegno del governo e all’impegno di vecchi e nuovi azionisti, la compagnia potrà continuare a mantenere standard ad alti livelli”.