Nel Pdl frantumato espolde il lodo Verdini. Nel vertice blindato di oggi pomeriggio a Palazzo Grazioli, il “diversamente berlusconiano” Angelino Alfano avrebbe nuovamente messo Silvio Berlusconi di fronte all’aut aut – “O lui o io” – chiedendo la testa di Denis Verdini, coordinatore del partito insieme a Sandro Bondi. Alfano avrebbe chiesto l’azzeramento dei vertici del Pdl, ma il nodo è soprattutto il senatore toscano leader dei “falchi“. Che con Berlusconi negli ultimi dieci anni ha condiviso tutto, dunque la sua eventuale messa alla porta sarebbe tutt’altro che indolore. E comunque il capo supremo sarebbe ancora molto incerto sul da farsi. Perché i vertici messi in dicussione da Alfano sono stati messi dove stanno per precisa volontà personale dello stesso Berlusconi. Il quale, però, sembra al momento più orientato ad accontentare le colombe per evitare che il conflitto si cristallizzi alla luce del sole con la creazione di un gruppo parlamentare alternativo. Nel pacchetto delle “teste” chieste da Alfano ci sarebbe anche quella di Alessandro Sallusti. In teoria il direttore del Giornale di famiglia, falco tra i falchi, non dovrebbe rientrare nell’organigramma del partito, ma tant’è. 

Nel corso del vertice, a cui hanno partecipato i capigruppo Schifani e Brunetta insieme a Gianni Letta e Raffaele Fitto, sarebbe emerso il possibile organigramma teso a scongiurare la frattura del partito in gruppi distinti, sfiorata nella giornata tormentata della fiducia “a sorpresa” al governo Letta. Per la carica di capogruppo alla Camera, attualmente ricoperta da Renato Brunetta, si fanno i nomi dello stesso Fitto e del piemontese Enrico Costa. Al Senato potrebbe essere confermato Schifani, ma si fa anche il nome di Paolo Romani, l’ex ministro dello sviluppo economico che pare sia stato determinante nel convincere Berlusconi a dire sì in extremis alla fiducia al governo Letta.

Queste figure garantirebbero comunque una stretta fedeltà a Berlusconi, ma nel contempo potrebbero fare da pontieri verso l’ala “alfaniana” a un passo dalla scissione. Obiettivo, mantenere l’unione del Pdl mentre si avvicinano l’esecuzione della condanna del Cavaliere per frode fiscale – agli arresti domiciliari o ai servizi sociali – e, dopo il voto di oggi in giunta per le elezioni, la sua decadenza da senatore. 

L’incontro blindatissimo è terminato intorno alle 17,30. Da fuori giungeva intanto la voce del liberale e deputato Pdl Antonio Martino: “Una cosa che ritengo essenziale è l’azzeramento immediato di tutte le cariche di partito e il rinnovo fatto in base al criterio che possono assumere cariche di partito solo persone che vivono per la politica, ma non che vivono di politica”, ha detto a Radio Radicale. “Per la chiarezza interna al Pdl, ritengo che si dovrebbe fare un gruppo composto da parlamentari che aderiscono a Forza Italia“.

In mattinata, sempre a palazzo Grazioli, Berlusconi ha incontrato l’ex ministro Claudio Scajola e dopo per un lungo colloquio (oltre un’ora) la coordinatrice dei giovani del partito Annagrazia Calabria. In serata, dopo l’incontro con Alfano, è toccato alle colombe “ministeriali” Nunzia De Girolamo, Maurizio Lupi e Gaetano Quagliariello. Nel pomeriggio è stato ricevuto anche Fabrizio Cicchitto.