“Pronto don Giuseppe dove stai?”. “In treno Santità”. “Allora te lo dico lo stesso: ti ho nominato tra gli otto cardinali della commissione che mi aiuterà a riformare la Curia romana e a governare la Chiesa”. Con una delle sue frequenti telefonate informali, dopo soltanto tre settimane dall’elezione, Papa Francesco annunciava al cardinale Giuseppe Bertello la sua nomina nello speciale “consiglio della corona” che dal 1° al 3 ottobre si riunirà in Vaticano per valutare le proposte che negli ultimi cinque mesi sono state presentate dai vescovi di tutto il mondo. Fin dal momento della nomina degli “otto saggi” del Papa, avvenuta esattamente un mese dopo la fumata bianca, i porporati e il segretario di questo inedito gruppo, il vescovo di Albano Marcello Semeraro, sono in costante contatto tra loro e con Francesco. Gli scambi di informazioni sono sempre avvenuti via mail in preparazione alle riunioni di ottobre, ma a Bergoglio sono stati già inviati dagli otto cardinali alcuni appunti con l’elenco delle proposte più interessanti, oltre cinquanta, che saranno prese in considerazione nel primo incontro operativo. 

Il Papa, però, ha già esposto agli otto porporati il cuore della riforma della macchina curiale e ilfattoquotidiano.it è in grado di anticiparlo. Nessun moderatore di Curia come proposto in una vecchia bozza già a Benedetto XVI dal cardinale canonista Francesco Coccopalmerio, bensì un notevole ridimensionamento del ruolo e del raggio di azione del Segretario di Stato. Il Papa vuole, infatti, che il suo “premier” Pietro Parolin curi particolarmente i rapporti con i capi di Stato e di Governo del mondo, mentre intende affidare al cardinale Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e unico porporato con incarico a Roma presente nel “consiglio della corona”, il ruolo di coordinamento di tutti i capi dicastero della Curia.  

Un compito che fino a oggi era sempre stato nelle mani del Segretario di Stato e che, con Benedetto XVI assorbito quasi esclusivamente dai suoi studi teologici, aveva reso Tarcisio Bertone un vero e proprio “vice Papa”. Con Francesco non sarà più così: il ruolo del “premier” vaticano sarà notevolmente ridimensionato e ridotto alla sola sfera diplomatica. Per questo il Papa ha voluto nominare al posto del porporato salesiano un nunzio figlio della scuola di Agostino Casaroli e Angelo Sodano, perché il lavoro che egli vuole affidare a Parolin è in perfetta continuità con quello che egli ha già svolto in Segreteria di Stato come viceministro degli esteri dal 2002 al 2009 e poi negli ultimi quattro anni nella nunziatura di Caracas. Tra l’altro Parolin, quando il 15 ottobre entrerà in carica, diventerà il diretto superiore del suo ex capo, il ministro degli esteri vaticano Dominique Mamberti, riconfermato dal Papa insieme con gli altri più stetti collaboratori del Segretario di Stato. 

A coordinare i lavori del gruppo degli otto cardinali è, per volontà di Bergoglio, l’arcivescovo di Tegucigalpa, Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga. Con lui il Papa ha scelto, oltre a Giuseppe Bertello, Francisco Javier Errázuriz Ossa, arcivescovo emerito di Santiago del Cile, Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay, Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga, Laurent Monsengwo Pasinya, arcivescovo di Kinshasa, Sean Patrick O’Malley, arcivescovo di Boston, e George Pell, arcivescovo di Sydney. Un’idea, quella del “consiglio della corona” nata proprio nelle congregazioni generali dei cardinali durante il preconclave. “Sappiamo – ha spiegato il Papa – che è importante avere una consulta outsider. Questo va ogni volta nella linea della maturazione della relazione tra sinodalità e primato. Ossia, questi otto cardinali favoriscono la sinodalità, aiutano i diversi episcopati del mondo a esprimersi nello stesso governo della Chiesa”.

“Ci sono molte proposte – ha aggiunto Francesco – che sono state fatte e che tuttavia non sono state ancora messe in pratica, come la riforma della segreteria del sinodo, nella metodologia; come la commissione post-sinodale, che abbia carattere permanente di consulta; come i concistori cardinalizi, con tematiche non tanto formali come, per esempio, la canonizzazione”. Tutte queste proposte saranno vagliate nelle riunioni di ottobre, ma dal consiglio degli “otto saggi” trapela anche un’ulteriore indiscrezione sui tempi dell’attuazione della riforma della Curia. “Ci vorranno al massimo due anni perché le proposte approvate possano essere codificate dai canonisti ed essere incardinate nei dicasteri vaticani così da vedere a pieno regime la Curia di Papa Francesco”.