“La Giunta funziona come se fosse un tribunale”. “La Giunta è a tutti gli effetti un giudice“. Non ci sono differenze tra le affermazioni di Luciano Violante, esponente Pd, ex magistrato (ed ex presidente della Camera), e Piero Longo, deputato Pdl, avvocato del Cavaliere. Due esponenti di opposte parti politiche, con curriculum da “esperti del diritto”, nel giro di poche ore ripetono affermazioni che lasciano intendere una sorta di “quarto grado di giudizio” attribuito a una commissione parlamentare. E’ in questo clima di larghe intese che tra poche ore inizierà la seduta della Giunta per le Immunità e le Elezioni del Senato, chiamata a pronunciarsi sulla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore.

In Giunta 14 senatori a favore della decadenza, 8 pronti a dar battaglia. In teoria il “pallottoliere” si conferma avverso al leader del Pdl: sono infatti 14 i senatori che si sono già detti favorevoli alla decadenza in base alle norme della legge Severino, mentre sono solo 8 quanti sono pronti a dar battaglia per difenderne le ragioni. In ogni caso il pronunciamento non avverrà oggi, quando sarà semplicemente “incardinato” il caso. Intanto però si sta innestando il convincimento che la Giunta possa – anche se non è previsto per legge – avere una funzione giurisdizionale e quindi avere il potere – che la Costituzione non prevede – di sollevare il conflitto di attribuzione davanti alla Consulta sul tema della retroattività della legge Severino.In Giunta sono stati depositati dalla difesa Berlusconi anche sei pareri pro veritate di giuristi che intravedono profiili di incostituzionalità nella norma, anche se la maggior parte dei costituzionalisti ritiene che la legge rispettosa di principi costituzionali.

Favorevoli alla decadenza di Berlusconi sono gli otto senatori del Pd (Stefania Pezzopane, Isabella De Monte, Felice Casson, Giuseppe Cucca, Rosanna Filippin, Doris Lo Moro, Claudio Moscardelli, Giorgio Pagliari), i quattro di M5S (Maurizio Buccarella, Vito Crimi, Serenella Fucksia, Mario Giarrusso), nonché Benedetto Della Vedova, di Scelta Civica, e Dario Stefano, di Sel, che è il presidente della Giunta.

A questi si oppongono quanti hanno già preannunciato di essere contro la decadenza del Cavaliere: ai sei parlamentari del Pdl (Giacomo Caliendo, Elisabetta Alberti Casellati, Andrea Augello, Nico D’Ascola, Carlo Giovanardi, Lucio Malan), vanno aggiunti la leghista Erika Stefani e Mario Ferrara, già di Forza Italia ed oggi capogruppo del Gal (Grandi autonomie e Libertà), cioè il gruppo che raccoglie i partiti minori del centrodestra.

C’è poi il socialista Enrico Buemi, eletto nelle liste del Pd, e subentrato a maggio a Ignazio Marino che si è dimesso per candidarsi a sindaco di Roma. Buemi non si è ancora schierato, e anche sabato ha invitato i membri della Giunta agli “approfondimenti” necessari. Oggi alle 15 è previsto l’incardinamento del caso con il relatore Andrea Augello che lo illustrerà. Dopo di che la Giunta dovrà decidere i tempi delle successive sedute in cui si dovrà svolgere la discussione generale e il voto. E sui tempi è difficile fare previsioni perché molto dipenderà dalle strategia del Pdl che potrebbe sollevare problemi di procedura in pendenza del ricorso a Strasburgo.

Il presidente Stefàno: “Si terrà conto del ricorso, ma lavori non saranno sospesi”. Il ricorso di Berlusconi, depositato sabato in Giunta dalla difesa del Cavaliere, “sotto il profilo procedurale è una variabile indipendente, che non produce la sospensione dei lavori in Giunta”, “rappresenta, semmai, un ulteriore atto di cui tener conto sotto il profilo dei contenuti della difesa, che sono certo il relatore prima e la Giunta poi terranno in debita considerazione” afferma in un’intervista al Corriere della Sera Stefàno. Sul ricorso a Strasburgo, spiega, “non spetta a me valutare l’ammissibilità presso la Corte. Da estraneo, e per quello che ho letto, però, penso che per almeno un motivo potrebbe essere dichiarato ricevibile in sede europea, poiché richiama il tema della incandidabilità la cui conseguenza è già scattata. Questo però, ripeto, non ha alcun rilievo sotto il profilo procedurale”. “Le ipotesi teoriche possono essere molteplici sotto il profilo procedurale e sostanziale. Ma francamente non conosco cosa proporrà il relatore, al quale è affidato un compito delicato che è giusto porti a compimento in serenità e autonomia”. “Sarà in ogni caso la Giunta a decidere la calendarizzazione dell’intera discussione”, aggiunge. “Mi sento assolutamente sereno ed estraneo ad accuse, poiché la bussola che ho scelto è esclusivamente quella delle leggi e dei regolamenti”.

L’avvocato Longo: “Giunta è un giudice, a Strasburgo tempi brevi”. ”Non saprei dire quali saranno i tempi di decisione della Corte di Strasburgo. Il collegio difensivo del presidente Berlusconi ha curato la formalizzazione del ricorso alla Cedu, ma non sono un cultore della materia. Mi risulta però che i tempi siano brevi, almeno per il giudizio sull’ammissibilità, anche inferiori al mese. Se la giunta del Senato decidesse di aspettare non ci troverei nulla di strano” spiega al quotidiano Il Messaggero l’avvocato Piero Longo, legale di Berlusconi. Oltre al ricorso a Strasburgo c’è quello possibile alla Corte Costituzionale: “La Giunta è a tutti gli effetti un giudice – spiega Longo – e dunque può sollevare questione di legittimità costituzionale, qualora non la valuti manifestamente infondata. E’ il percorso più razionale per rivolgersi alla Consulta”. In questa direzione, precisa, “non ci sono altre strade oltre la giunta”. Identico pensiero era stato espresso ieri alla festa del Pd a Genova dall’ex presidente della Camera Luciano Violante. Oggi Stefania Pezzopane, rappresentante del Pd nella Giunta del Senato, replica in modo netto al collega di partito: “La giunta non è un tribunale e Violante non ne fa parte” (guarda il video). Alla domanda su una eventuale istanza di revisione del processo, Longo risponde che si tratta di “scelte processuali” che non ritiene “corretto anticipare”. “Faremo le valutazioni a tempo debito e le comunicheremo agli organismi legittimati ad ascoltare la nostra istanza”.

E Fedele Confalonieri difende Berlusconi: “Sentenza aberrante”. “La prova che questa sentenza sia aberrante è che io, che sono quello che firma i bilanci di Mediaset, sono stato assolto due volte. Quello che faceva il presidente del Consiglio nel 2003 è condannato a quattro anni per frode fiscale”. Lo dice, al Giornale, Fedele Confalonieri. “Non stiamo parlando di altre cose, la frode fiscale è una cosa ben precisa. E poi questa frode fiscale per un gruppo che ha pagato miliardi: Fininvest 9 miliardi, Mediaset ha dato 6 miliardi all’erario da che c’è, 7 milioni e rotti avremmo frodato. E in un anno dove poi tra l’altro avevamo pagato 560 milioni di tasse, pagarne 567 non era… Però questa è la giustizia”, aggiunge il presidente di Mediaset.