Sulla grande scacchiera su cui il Cavaliere sta muovendo le sue pedine si sta definendo la strategia finale per ritardare la sua decadenza da senatore: l’ultima mossa è il tentativo di ottenere una (improbabile) revisione del processo appellandosi alla Corte europea dei diritti dell’uomo. E così questa mattina, come già annunciato poco dopo la lettura del verdetto di conferma della Cassazione nel processo Mediaset, è stato depositato ai 23 senatori componenti della Giunta per le elezioni e immunità del Senato il ricorso della difesa alla Corte di Strasburgo. “Silvio Berlusconi contro l’Italia” l’intestazione del fascicolo destinato a Strasburgo.

Vi sono “elementi sufficienti” per affermare che nell’intera vicenda “gli obiettivi politici hanno prevalso sulle ragioni del diritto” o, quanto meno, “ne hanno orientato i percorsi applicativi al deliberato scopo di espungere dal corpo dei rappresentanti il leader di uno dei principali partiti italiani” scrive il condannato nel ricorso alla Corte di Strasburgo sottolineando che la volontà di parte del corpo elettorale viene esposta a “pericolose manipolazioni“.

Per la difesa Berlusconi violati gli articoli 3, 7 e 13 della Convenzione. Nel mirino di c’è la legge Severino e in particolare la sua retroattività, considerata non costituzionale da alcuni giuristi. Secondo gli avvocati del leader del Pdl la norma, che imporebbe la perdita automatica del seggio di Palazzo Madama per Berlusconi, violerebbe l’articolo 7 della Convenzione dei diritti dell’Uomo “Nulla poene sine lege”. L’articolo prevede che nessuno possa “essere condannato per una azione o una omissione che, al momento in cui è stata commessa, non costituiva reato secondo il diritto interno o internazionale. Parimenti, non può essere inflitta una pena più grave di quella applicabile al momento in cui il reato è stato commesso”.  In 33 pagine il cahier de doleance della difesa di Berlusconi alla corte di Strasburgo. “Non ritengo che la Giunta cambierà programma di lavoro per questo” fa sapere Felice Casson, componente della Giunta cui erano già stati inviati sei pareri pro veritate di costituzionalisti. Berlusconi ritiene anche che la norma in tema di incandidabilità e di decadenza del mandato parlamentare violi anche articolo 3 ovvero il diritto a libere elezioni e l’articolo 13 che prevece che “ogni persona i cui diritti e le cui libertà riconosciuti nella presente Convenzione siano stati violati, ha diritto a un ricorso effettivo davanti a un’istanza nazionale, anche quando la violazione sia stata commessa da persone che agiscono nell’esercizio delle loro funzioni ufficiali”-

La disposizione ex art.13 “impone agli Stati contraenti l’obbligo di offrire alle persone che sono sottoposte alla sua ‘giurisdizionè (art.1 Cedu) la possibilità di far valere le proprie doglianze di violazione dei diritti garantiti dalla Cedu e dai suoi Protocolli e di ottenere che esse siano esaminate con sufficienti garanzie procedurali e in modo completo da un foro domestico appropriato che offra adeguate garanzie di indipendenza e imparzialità”, si legge ne testo che fa riferimento ad una luna prassi giurisprudenziale, citando da ultimo la sentenza del 3 settembre scorso ‘Milen Kostov c. Bulgarià.

La strategia per ritardare i lavori della Giunta per le Immunità e le Elezioni. Non tutto sembra perduto per Silvio Berlusconi. O almeno così spera l’ex presidente del Consiglio e chi gli è piu’ vicino. La nuova strategia difensiva (che di fatto ha bloccato la messa in onda del videomessaggio annunciato come imminente) è stata studiata negli ultimi giorni in un pranzo ad Arcore tra i capi gruppo di Sebato e Camera Renato Schifani e Renato Brunetta e l’avvocato Niccolò Ghedini, ed è stata messa in campo a due giorni dalla riunione della Giunta. A prendere per primo la parola sarà il relatore Andrea Augello (Pdl) che farà la sua proposta, ogni senatore avrà 20 minuti per parlare poi si dovrebbe passare alla votazione. Ma con queste ultime novità potrebbe essere chiesto anche un periodo di sospension. “Da un punto di vista procedurale non cambia nulla. Si tratta di un evento esogeno che non incide sulle procedure della Giunta” dice il presidente della Giunta delle elezioni del Senato, Dario Stefàno, all’Ansa. Il documento è stato “inviato per conoscenza, la nostra bussola resta la relazione di Augello e la Giunta si discuterà sulle questioni poste dal relatore”.

Le carte svizzere su Agrama e la richiesta di prolugamento della sospensione. Il legali del leader del Pdl, per cui la Cassazione ha confermato la condanna per frode fiscale, contano anche di far valere l’acquisizione di documenti dalla Svizzera riguardanti il produttore americano Frank Agrama (condannato a 3 anni in via definitiva nel processo Mediaset) e considerato dai magistrati il socio occulto di Berlusconi. La legge prevede, infatti, che sia possibile riaprire il procedimento e riconsiderare la sentenza già passata in giudicato in presenza di quello che può essere considerato un fatto nuovo. E così, anche se per una strada di difficile percorrenza, grazie all’articolo 635 la difesa potrebbe ottenere dalla corte di Appello di Brescia anche il prolungamento della sospensione della pena (già congelata dalla stessa Procura di Milano come previsto dalle legge per permettere al condannato di scegliere tra l’affidamento ai servizi sociali o gli arresti domiciliari). Quello del prolugamento, un atto discrezionale (ma che diventa possibile se si tengono in considerazione età e vicende personali e politiche di Berlusconi) permetterebbe al condannato di scavallare l’autunno: perché allo stato il termine fissato per la scelta dell’ex premier è il 15 ottobre ovvero a un mese dalla ripresa ordinaria del calendario del Tribunale.

Il Giornale, quotidiano della famiglia Berlusconi, martedì 3 settembre ha pubblicato un atto giudiziario presuntamente “inedito”, dove si definisce l’uomo non “socio occulto nel commercio dei diritti televisivi”, come scritto nella sentenza Mediaset, ma “l’intermediario ufficiale ed esclusivo tra la Paramount e molte tv europee”. La tesi della difesa di Agrama ha sempre sostenuto che il produttore vendesse film e programmi a diversi gruppo in piu’ paesi europei tra cui Francia, Spagna, Portogallo, ex-Jugoslavia, oltre che in Italia e in Svizzera. E, interpellato dal Giornale, l’avvocato Roberto Pisano, legale di Agrama, ha confermato di non conoscere questo documento svizzero, ma di aver già citato diversi testimini nel processo Mediatrade in cui Berlusconi non è imputato perché prosciolto in sede di udienza preliminare sia dal gup di Roma che da quello di Milano

Il documento della magistratura svizzera, risalente al 2010, proverebbe che Agrama, condannato in via definitiva nel caso Mediaset assieme a Silvio Berlusconi, non era un intermediario fittizio nella catena dei diritti televisivi, ma era stato “realmente incaricato dalla Paramount di vendere diritti per film e fiction in Italia”. Il testo dimostrerebbe come “anche la televisione ticinese dovette rivolgersi ad Agrama per acquistare i diritti televisivi della Paramount”. Per questi motivi, la richiesta di revisione potrebbe diventare una difficile ma non impossibile via di fuga del Cavaliere.

Schifani: “Nostre obiezioni basate su principi di giustizia europea”. “La decisione di staccare la spina al governo Letta, eventualità che noi speriamo di evitare, dipende dal rispetto degli impegni presi con il Pdl, che per ora sono stati mantenuti, ma certamente anche dall’atteggiamento che il Pd intende assumere nella Giunta delle elezioni anche semplicemente sul calendario. Non siamo disposti ad accettare provocazioni di esponenti del Pd che dichiarano l’intenzione di votare in modo giacobino contro Silvio Berlusconi ancora prima di esaminare le carte, al contrario –  dice il capogruppo Pdl al Senato Renato Schifani – ci aspettiamo dal Pd la disponibilità ad ascoltare le nostre obiezioni che non sono campate in aria ma basate sui principi di giustizia europea e che, se davvero la legge vale per tutti, valgono anche per il nostro presidente”. 

Epifani: “La sentenza definitiva va fatta applicare”. Ci sono principi che nessuno puòvalicare: tutti sono uguali davanti alla legge, nessuno si può sentire sopraordinato alla legge, la sentenza definitiva va fatta applicare. Non facciamo un uso politico, siamo soltanto rigorosi nel rispetto dei principi”. Lo ha detto Guglielmo Epifani, alla festa del Pd a Genova. “Anche il tempo – non si può allungare sulla base di altre esigenze e di altre questioni e questo, credo, sarà l’orientamentto che assumeranno i membri della giunta”.