È padre Fernando Vérgez Alzaga, sacerdote spagnolo dei Legionari di Cristo, l’uomo scelto da Bergoglio come segretario generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. Una scelta “interna” perché Vérgez, che il Papa non ha nominato contestualmente anche vescovo come prassi, è dal 2008 direttore delle telecomunicazioni del Governatorato vaticano.

Una poltrona abbastanza rovente quella che Francesco ha voluto assegnare a un uomo che conosce benissimo e verso il quale nutre molta fiducia. Vergéz, infatti, sarà il secondo successore di monsignor Carlo Maria Viganò che riuscì a riportare in attivo il bilancio in rosso del Governatorato razionalizzando le spese ed entrando così in forte contrasto con il cardinale Tarcisio Bertone che chiese e ottenne a Benedetto XVI il suo trasferimento come nunzio a Washington. Decisione che aprì ufficialmente la stagione Vatileaks poiché le lettere scritte da Viganò a Bertone e al Papa tedesco furono fotocopiate dal maggiordomo di Ratzinger, Paolo Gabriele, e rese pubbliche.

Vergéz, che è stato anche segretario del cardinale argentino Eduardo Pironio, di cui è in corso la fase diocesana del processo di beatificazione, è anche molto stimato dal suo diretto superiore, il cardinale Giuseppe Bertello. È stato proprio il porporato piemontese, dal settembre 2011 presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, a decidere con il Papa la nomina di Vérgez. Bertello, tra i grandi elettori di Bergoglio nel conclave di marzo, è anche l’unico porporato con incarico a Roma nominato da Francesco nel gruppo di otto cardinali che dovranno consigliarlo nel governo della Chiesa e nella riforma della Curia romana.

Proprio questa nomina, decisa dal Papa esattamente un mese dopo la fumata bianca, aveva accreditato in questi mesi Bertello come il probabile successore di Tarcisio Bertone alla guida della Segreteria di Stato. Ma è stato il Papa stesso a smentire questa ipotesi nella conferenza stampa sul volo di ritorno da Rio de Janeiro a Roma. In quell’occasione Francesco ha definito “outsider” gli otto cardinali membri del suo speciale e inedito “consiglio della corona”. In quel gruppo, quindi, non c’è il “premier” di Bergoglio che il Papa, come ha scritto ilfattoquotidiano.it, ha già scelto da tempo e che martedì scorso ha comunicato, come prevede la prassi, al cardinale decano Angelo Sodano. Il nome da diversi mesi in pole per la successione di Bertone è quello del nunzio in Venezuela Pietro Parolin. La data dell’annuncio potrebbe essere già domani.

Francesco ha anche nominato Paolo Ceruzzi consultore della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede. Una promozione per Ceruzzi, che era già stato nominato, nel gennaio 2012, “esperto” del dicastero presieduto dal bertoniano cardinale Giuseppe Versaldi a cui è legato. Dottore commercialista torinese, Ceruzzi è considerato uno dei massimi esperti nel campo della pianificazione strategica economico-finanziaria.

Come dimostrano queste prime decisioni di Bergoglio, non esiste un “problema nomine” in Vaticano, né alcun ritardo sulla scaletta di marcia del Papa legato alla sua incapacità di scegliere i collaboratori, come sostenuto ripetutamente da alcuni osservatori in questi primi mesi di pontificato. Francesco agisce come il vescovo di una grande diocesi e, dopo un semestre di osservazione e di ascolto, all’inizio dell’anno pastorale, ovvero ai primi di settembre, comunica il nuovo assetto di quella che sarà la sua squadra di governo. Quello che Bergoglio ha toccato in questi primi mesi di pontificato è la triste lezione vissuta da Benedetto XVI fino alla storica e “grave” rinuncia al pontificato: i nemici del Papa non sono fuori ma dentro la Chiesa.