E se le recenti minacce di terrorismo fossero state gonfiate da Washington per giustificare le intercettazioni del governo americano su cui ha fatto luce Edward Snowden? Il dubbio arriva direttamente dal Congresso americano. “Alcuni analisti e funzionari hanno suggerito che enfatizzare la minaccia del terrorismo era un buon modo per deviare l’attenzione dal polverone alzato sui programmi di spionaggio della Nsa (l’agenzia per la sicurezza nazionale, ndr)”, riporta il New York Times, “dimostrando che le intercettazioni hanno smascherato un possibile attentato”.

Gli Stati Uniti hanno infatti intercettato nelle ultime settimane alcune comunicazioni elettroniche tra i membri di al Qaeda, dove i terroristi parlavano di attacchi contro gli americani in Medio Oriente e Nord Africa. E’ scattata così l’allarme che ha portato alla chiusura di 22 ambasciate e consolati americani. Il quotidiano americano sottolinea che l’intercettazione di chiamate e messaggi è proprio uno dei compiti principali della Nsa, come ha rivelato la “talpa” Snowden.

Alcuni membri del Congresso punterebbero quindi a dimostrare l’utilità delle intercettazioni ai fini della sicurezza nazionale, per fare recuperare credibilità all’amministrazione di Barack Obama dopo lo scandalo fatto partire dall’ex agente della Cia con un articolo sul Guardian. Già nel 2010, d’altronde, l’ex funzionario di Bill Clinton e sostenitore di Obama, Robert Shapiro, aveva ammesso al Financial Times che “il problema principale è che gli americani non credono nella leadership di Obama, che deve riuscire a dimostrare di essere un presidente in grado di comandare dopo lo shock dell’11 settembre“.

Una cosa, per ora, è certa. L’allarme terrorismo delle ultime settimane è arrivata con un tempismo perfetto ed è stata cavalcata dagli esponenti repubblicani, che hanno colto la palla al balzo cercando di convincere gli americani che sacrificare la privacy per la sicurezza nazionale è una cosa giusta e buona. Gli esponenti del Grand old party sottolineano quindi che l’allarme terroristico, definito da alcuni come “il più grave dall’11 settembre”, non sarebbe stato svelato senza il tanto criticato programma di intercettazioni dell’intelligence.

Gli scettici, però, rispondono precisando che non è ancora chiaro se siano state effettivamente le intercettazioni a fare luce sulla minaccia di terrorismo. Ma lo schieramento repubblicano insiste. “Il programma Nsa dimostra ancora una volta il suo valore”, ha dichiarato la senatrice Lindsey Graham, sottolineando che “al Qaeda sta avanzando e gli americani rischiano un nuovo 11 settembre” e che una modifica della legge sulle intercettazioni “metterebbe a rischio il Paese”.

Un concetto ribadito dal parlamentare Peter King, che ha definito l’ultimo allarme terrorismo una “sveglia per il Paese”, in grado di “smentisce chi sosteneva che il governo sta gonfiando l’allarme terrorismo per spostare i riflettori dalla polemica sul programma di spionaggio governativo”. E anche il senatore Saxby Chambliss ha annunciato che l’ultimo allarme ha “ricordato da vicino ciò che abbiamo visto con le Torri gemelle” ed “è stato smascherato solo grazie alle intercettazioni”.