Il Csm è stato convocato d’urgenza per discutere la pratica del giudice Antonio Esposito. I membri del Consiglio superiore della magistratura hanno ricevuto oggi la convocazione per il 5 settembre. I lavori della prima commissione, che si occupa di incompatibilità ambientali, avrebbero dovuto riprendere solo il lunedì successivo, invece i vertici del Consiglio hanno ritenuto di anticipare di quattro giorni. Ecco il testo della lettera: “Su disposizione del presidente della Prima commissione Annibale Marini e del vicepresidente del Csm Michele Vietti, sentito il comitato di presidenza (composto oltre che da Vietti, anche dal procuratore generale della Cassazione Gianfranco Ciani e dal primo presidente della Corte di Cassazione Giorgio Santacroce, ndr) è convocata la seduta straordinaria della Prima commissione per il 5 settembre, in relazione all’intervista del presidente della sezione feriale Antonio Esposito, pubblicata su Il Mattino il 6 agosto 2013″.

Non è tutto, perché nel pomeriggio è attesta una comunicazione ufficiale del ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri chiamata a decidere sul provvedimento disciplinare nei confronti di Esposito, dopo aver letto la relazione del Primo presidente Santacroce.

Un comunicato aveva annunciato che su disposizione di Vietti era partita “la trasmissione, in via d’urgenza” della pratica a firma dei consiglieri Zanon, Palumbo e Romano alla prima Commissione referente del consiglio. I tre membri laici del partito del condannato, il Pdl, hanno così ottenuto quello che volevano. Intanto il giudice Esposito, al centro della bufera politica, con un terzo comunicato alle agenzie ha cercato di spiegare ancora una volta cos’è successo con il testo dell’intervista del Mattino. “Il giornalista ha fittiziamente inserito nell’articolo la domanda che, per come risulta dalla registrazione mandata in onda, non mi è stata mai rivolta: ‘Non è questo il motivo per cui si è giunti alla condanna? E quale è allora?’. Eseguita questa scorretta operazione di inserire nell’articolo una domanda proprio sul processo, mai, invece, formulata – prosegue Esposito – il giornalista ha, poi, strumentalmente ‘agganciato’ – e fatto risultare come mia risposta a una specifica domanda sul processo mai rivoltami – la parte del discorso del tutto generico sul ‘non poteva non sapere’, discorso che, per come risulta dalla registrazione messa in onda, è molto più ampio di quanto riportato nell’articolo”. Basta ascoltare l’audio e confrontarlo con il testo pubblicato sul sito del Mattino per riscontrare che Esposito dice il vero: Il Mattino ha inserito una domanda che non c’era nell’intervista. Così ha spezzato un ragionamento che – secondo Esposito – ha così assunto un senso diverso dalle intenzioni dell’intervistato che non voleva parlare della motivazione della condanna. 

Nello stralcio della registrazione dell’intervista si sente il giornalista chiedere: “Il principio de non poteva non sapere è giuridicamente sostenibile?”. Il giudice risponde solo in linea generale e conclude: “Noi non andremo a dire ‘quello non poteva non sapere’. Teoricamente il capo potrebbe non sapere. Noi andremo a dire eventualmente: ‘tu venivi portato a conoscenza di quello che succedeva, non perché eri il capo, ma perché tizio, caio e sempronio te l’hanno riferito’. E’ un poco diverso”. Nel testo concordato tra Esposito e il giornalista quest’ultimo chiede: “Lasciamo in un angolo le polemiche. Può esistere, chiamiamolo così, un principio giuridico secondo il quale si può essere condannati in base al presupposto che l’imputato ‘non poteva non sapere’?”. La risposta, dopo una breve risposta di carattere generale, si conclude: “Non poteva non sapere? Potrebbe essere un’argomentazione logica, ma non può mai diventare principio alla base di una sentenza”. Ma non si parla mai del processo Mediaset. E invece sull’edizione del Mattino del 6 agosto si legge un’altra domanda: “Non è questo il motivo per cui si è giunti alla condanna? E qual è allora?”. La risposta di Esposito a questo punto è spezzata: “Noi potremmo dire: tu venivi portato a conoscenza di quel che succedeva. Non è che tu non potevi non sapere perché eri il capo. Teoricamente il capo potrebbe non sapere. No, tu venivi portato a conoscenza di quello che succedeva. Tu non potevi non sapere perché tizio, caio o sempronio hanno detto che te lo hanno riferito. E’ un po’ diverso dal non poteva non sapere”.