“Quando nella stessa persona o nello stesso corpo di magistratura, il potere legislativo è unito al potere esecutivo, non esiste libertà; perché si può temere che lo stesso monarca o lo stesso senato facciano delle leggi tiranniche per eseguirle tirannicamente. E non vi è libertà neppure quando il potere giudiziario non è separato dal potere legislativo o da quello esecutivo. (…) Tutto sarebbe perduto se un’unica persona o un unico corpo di notabili, di nobili o di popolo esercitasse questi tre poteri: quello di fare le leggi, quello di eseguire le risoluzioni pubbliche e quello di punire i delitti o le controversie dei privati”. Lo ha scritto, nel 1748 Charles-Louis de Secondat, barone de La Brède et de Montesquieu.

Apro con questa lunga citazione, perché essa contiene parole che stanno alla base del costituzionalismo liberale, ovvero il liberalismo classico del quale la destra italiana e il suo capo ad ogni piè sospinto dicono di essere espressione ed incarnazione. Lo faccio, per spiegare al pregiudicato B. che la magistratura è un potere dello Stato. I giudici, con tutto il rispetto, non sono burocrati, non sono impiegati che devono essere rimessi in riga. Rappresentano un Potere dello Stato, previsto in modo esplicito dalla Costituzione, esattamente come il Governo (potere esecutivo) e il Parlamento (potere legislativo ed espressione della sovranità popolare che si esercita nel rispetto delle leggi e per tanto non vi può essere alcuna investitura popolare che permetta di muoversi fuori o contro le leggi) e ha proprio il compito di controllare gli altri due, esercitando in modo indipendente la giurisdizione.

Secondo punto. I compagni di merende di B. si stracciano le vesti gridando al golpe, all’esclusione violenta, ad opera di un regime di spietati comunisti, del capobanda dalla vita politica.

Chiariamo anche questo punto. B. non è stato condannato per reati d’opinione. Ha avuto ben tre gradi di giudizio, così come si usa nei Paesi di democrazia liberale, perfettamente concordanti che lo hanno visto condannato per frode fiscale. In sostanza B. è un ladro per aver frodato oltre sette milioni al fisco, ovvero per averli rubati al popolo italiano. Soldi tolti al servizio sanitario nazionale, alle scuole, alle forze dell’ordine. Per questo è stato condannato dopo un giusto processo. Sarebbe stato sufficiente non rubare e non ci sarebbe stata condanna.

Terzo punto: insurrezione, uso delle armi e guerra civile. Non è stato solo Bondi a spararla grossa. Mercoledì scorso Giuliano Ferrara ha detto seraficamente, mentre era ospite a Virus su RaiDue, che non esclude che si prendano le armi. Lo ha fatto, in prima serata sul servizio pubblico radiotelevisivo, senza che, davanti a questa battuta, nessuno muovesse un muscolo. Pensate cosa sarebbe successo se Casarin avesse detto una cosa analoga ad Annozero. Come minimo sarebbe stata convocata d’urgenza la commissione di vigilanza e sarebbe stata chiesta, in modo bipartisan, la testa di Santoro. A questi eversori, invece, è ormai consentito di dire e fare tutto.

Forse, mi permetto di ricordarlo a Napolitano, invece di abbassarli i toni sarebbe il caso di rialzarli fermamente, in difesa non solo della Costituzione, della legalità, sarebbe il caso di rialzarli in difesa della convivenza civile, perché ormai ne vengono minacciate le basi stesse: oggi con le parole, domani non lo sappiamo. A tal proposito ricordo a Giuliano Ferrara e a Sandro Bondi che in questo Paese, se qualcuno prede le armi non per andare a caccia di tordi, esistono i carabinieri e credo che gli uomini della Benemerita sparino meglio dei seguaci di B.

Infine un piccolo miserabile gesto di tracotanza che la dice lunga sui personaggi, questi signori. Ieri hanno innalzato in via del Plebiscito un palco per permettere al pregiudicato di comiziare. Lo hanno fatto senza neppure chiedere il permesso al sindaco di Roma per l’occupazione di suolo pubblico. Hanno persino segato i segnali stradali. Un gesto, di minore importanza certo, ma che spiega qual è il loro concetto di “libertà”: facciamo quello che minchia ci pare, lo facciamo dove ci pare e quando ci pare. Quando Marino giustamente ha avvertito il Prefetto di tutto ciò, il piddusta Fabrizio Cicchitto gli ha dato del cretino. Una riedizione cialtrona del “me ne frego” di mussoliniana memoria. Per Cicchitto, infatti, rispettare anche una regola amministrativa è qualcosa contronatura. Qualcosa che fa solo un cretino. E questi non sono cretini, sono ben altro.