Dalle carte del caso Kazakistan spunta un altro elemento che fa traballare la versione governativa fornita in Parlamento dal ministro dell’Interno Angelino Alfano. Negli atti allegati alla relazione del capo della polizia Alessandro Pansa (leggi il testo integrale) – che il ministro ha fatto propria nel suo intervento – spunta infatti una nota Interpol proveniente da Astana che informa della presenza in Italia anche di Alma Shalabyeva, moglie di Mukhtar Ablyazov, primo oggetto delle attenzioni dei kazaki. La nota, arrivata il 28 maggio, chiede espressamente di “deportare” anche la signora in Kazakistan. Nella versione ufficiale di Alfano, invece, le attività di polizia si concentrarono solo su Ablyazov, e il procedimento di espulsione della moglie  inizò solo quando questa fu trovata nella villa di casal Palocco dove gli agenti di Digos e Squadra mobile speravano di trovare l’uomo.

“Qualora fosse provato che Alma Shalabyeva è in Italia illegalmente (con uso di documenti falsi), chiediamo alle rispettabili autorità italiane di ‘deportarla’ in Kazakistan”, si legge nella nota. “Vi preghiamo di fornirci le informazioni sui soggetti in questione e di informarci anche in caso di esito negativo delle ricerche”. Tre giorni dopo, il 31 maggio, Alma Shalabyeva e la figlia di sei anni furono imbarcate a Ciampino su un aereo noleggiato dalle autorità kazake ancora prima che la procedura di espulsione fosse definita. 

Il documento dimostra dunque come l’oggetto dell’operazione fortemente sostenuta dall’ambasciata kazaka a Roma era l’intera famiglia, e non soltanto il “pericoloso latitante” Ablyazov.  “Gli allegati alla relazione del capo della polizia confermano quanto avevamo sempre denunciato: si sapeva esattamente chi fossero la donna e la bambina che vennero consegnate alle autorità kazake in Italia”, commenta Riccardo Olivo, legale della moglie del dissidente kazako. “Qualunque cosa si fosse fatto o detto in quelle concitatissime ore la loro sorte era segnata. E’ durato poco”, conclude il legale, “il tentativo di sminuire l’inaudità gravità del fatto attribuendo alla Shalabayeva ed ai suoi difensori pretese omissioni che avrebbero confuso gli operanti”.