L’appello di Beppe Grillo sulla situazione dell’economia italiana divide gli economisti. Il leader del Movimento 5 Stelle ha ricordato nei giorni scorsi, dopo l’incontro con il presidente della Repubblica, che il problema principale del Paese resta il debito pubblico, che “ci sta divorando, perché paghiamo 100 miliardi di euro all’anno di interessi” e per questo “rappresenta la certezza del prossimo default”. Gli esperti concordano sul fatto che l’indebitamento è troppo alto, ma fanno notare che una buona parte dei titoli è posseduta dagli italiani.

Il debito pubblico nelle mani delle famiglie italiane
“Grillo non considera che, contrariamente ad altri Paesi, il nostro debito pubblico è posseduto in maggioranza da noi italiani”, spiega Claudio Cacciamani, professore ordinario all’Università degli studi di Parma, sottolineando che “questo è un punto di vantaggio dell’Italia rispetto agli altri Paesi. Un conto infatti è rendere conto a investitori stranieri, che danno più peso ai giudizi espressi dalle agenzie di rating, un altro è rispondere agli italiani, che mostrano maggiori affezione e continuità nella sottoscrizione”.

Un concetto evidenziato anche dall’economista Marco Onado, docente nel dipartimento di finanza dell’Università Bocconi di Milano. “Il debito è molto alto ed è sicuramente un problema”, spiega, “ma è in parte notevole ricchezza degli italiani, nei portafogli delle famiglie. E’ quindi un fattore che sostiene la domanda”.

Ristrutturazione del debito? “E’ una logica aziendale”
Su un punto gli economisti concordano sicuramente con Grillo: l’Italia è troppo indebitata. E, secondo il leader dei Cinque Stelle, “non c’è scelta. Il debito pubblico va ristrutturato“. Una proposta che solleva dubbi tra gli esperti. “E’ una logica di tipo aziendale quella di allungare il debito”, avverte Cacciamani, spiegando che “nel nostro caso si tratta di tenere sotto controllo non tanto e non solo la durata, ma anche il costo”. Su quest’ultimo, date le aspettative degli investitori, “serve invece un taglio netto alla spesa pubblica non produttiva”.

Ancora più critico l’economista Alberto Bagnai. “E’ una proposta insensata”, commenta il professore dell’Università Gabriele d’Annunzio di Pescara, schierato fermamente contro l’euro. “Se abbiamo un problema è perché il debito pubblico è in una valuta di cui non abbiamo il controllo”, aggiunge, sottolineando che la Banca centrale europea non sta a Roma. E lancia un appello: “Dobbiamo riappropriarci della sovranità monetaria e rinominare il debito in lire“.

“Il debito in mano estera crea munizioni per attacchi speculativi”
Sempre a proposito del debito pubblico, Grillo segnala come le banche italiane, grazie ai soldi prestati dalla Bce, stanno ricomprando titoli di Stato italiani dall’estero, invece di dare credito alle imprese. “Non tiene presente che i titoli possono essere dati dalle banche in rifinanziamento alla Bce”, afferma Cacciamani, spiegando che “se una banca acquista titoli può utilizzarli per fare raccolta cedendoli alla Bce. Per questo, poi, la liquidità dovrebbe tornare in circolo nel Paese”.

“Non vedo il senso di tale allarmismo”, spiega invece Bagnai, secondo cui “non è un processo particolarmente negativo perché il debito in mano estera genera munizioni per attacchi speculativi. Con il rischio, per esempio, che le banche tedesche decidano di mettere sul mercato titoli italiani provocando un’impennata dello spread“. Bagnai precisa però che “i titoli pubblici non sono più sicuri e in questo senso Grillo ha ragione, perché le banche rischiano una diminuzione degli attivi se cala il valore dei titoli”.

L’appoggio del leader M5S agli eurobond divide gli esperti
I pareri degli economisti sono invece discordanti per quanto riguarda l’emissione degli eurobond, titoli di Stato che sarebbero garantiti da tutti i Paesi che fanno parte dell’euro, che è ritenuta “indispensabile” da Grillo. “Sono assolutamente favorevole”, spiega Onado, perché gli eurobond “fanno venire meno la disintegrazione del sistema finanziario europeo, in corso da sei anni, facendo riprendere la circolazione del capitale”.

Mentre, secondo Bagnai, l’appoggio del leader del M5S agli eurobond è una “chiara indicazione che Grillo è a favore della moneta unica e manda messaggi anti-euro per attirare una parte di elettorato”. L’economista sottolinea come “il fatto che si passi a una forma di mutualizzazione larvata suona molto bene ma non risolve i problemi strutturali dell’Eurozona”. E suggerisce di “trarre esempio dalla situazione italiana: il Sud continua ad arrancare rispetto al Nord nonostante una politica monetaria e fiscale centralizzata per svariati decenni”.

Dazi per proteggere il made in Italy: strumento efficace o obsoleto?
Un capitolo a parte riguarda poi il made in Italy. Il problema principale, secondo Bagnai, è che sempre più marchi storici stanno passando in mano estera. “Dobbiamo tutelare le imprese dagli acquirenti esteri, perché spesso chi le compra delocalizza e riduce l’organico“, avverte l’economista, segnalando che il problema è a monte: “Il sistema strozza le imprese e porta il piccolo imprenditore che non guadagna a vendere l’attività”.

Grillo sottolinea l’importanza di proteggere il made in Italy e propone “l’eventuale applicazione di dazi su alcuni prodotti“. Non è d’accordo Cacciamani, che definisce questo strumento “obsoleto, che perde efficacia man mano che il Paese si arricchisce, considerando che per la popolazione che diventa sempre più ricca l’onere proporzionale del dazio diminuisce”.