Il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge costituzionale di abolizione delle province. Il provvedimento è composto di soli tre articoli. Il primo annuncia semplicemente l’abolizione delle province. Nel secondo sono contenuti i rinvii di diversi passaggi costituzionali in cui si citano le province, e il terzo prevede che c’è tempo fino a 6 mesi dall’entrata in vigore di tale provvedimento per la soppressione delle province. Una manovra d’emergenza in linea con quanto annunciato dal presidente del Consiglio Enrico Letta dopo la bocciatura da parte della Corte Costituzionale della riforma approvata dal governo Monti.

Il tema dell’abolizione delle province, ha detto il capo del governo, ha creato “nella pubblica opinione un atteggiamento di sfiducia perché si è annunciato troppe volte questo principio”, ma “finché resta in Costituzione” ogni intervento è destinato a finire in un “vicolo cieco”. “Abbiamo ritenuto – continua – che fosse necessario fermarsi e ripartire da capo” con un provvedimento che ci rendiamo conto essere “molto forte” proprio perché va a toccare la Carta.

Il disegno di legge abroga il termine “province” da tutti gli articoli della Costituzione che menzionano la parola “province”. Come ha spiegato il presidente del Consiglio il disegno di legge, che il governo auspica possa essere approvato il più rapidamente possibile, “rimanda ad una legge che, ovviamente nell’ambito delle competenze” degli altri enti locali, “ripartirà le funzioni che oggi sono in capo alle province”. Il ministro per le Riforme Gaetano Quagliariello ha precisato che “quando saranno note le motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale, il collega Delrio (che ha la delega agli Affari regionali, ndr) proporrà una legge che dia applicazione al ddl costituzionale”. Letta ha assicurato che il governo intende “salvaguardare i lavoratori” delle province e “le funzioni” degli enti abrogati. Per le province i cui organi sono in scadenza “occorrono interventi ad hoc”, che saranno varati “nelle prossime settimane”, perché “i tempi di approvazione del ddl costituzionale non sono compatibili con le scadenze” delle amministrazioni. 

La sentenza della Consulta ha attirato le critiche di Beppe Grillo che sul suo blog definisce il massimo organismo di garanzia costituzionale: “Detto in parole povere le Province non si toccano – scrive Grillo – Sono circa 17 miliardi di risparmio all’anno per un ente le cui competenze possono essere assorbite dalle Regioni, ma di questi tempi si può scialare. Di fronte a queste decisioni calate all’improvviso da enti supremi come un fulmine di Giove (ieri il Consiglio Superiore della Difesa per gli F35, oggi la Consulta per le Province) il cittadino si ritrova come nel ‘Processo’ di Kafka, spogliato da ogni decisione, annichilito da forze inesplicabili, inavvicinabili. Da moderni numi contro i quali non c’è appello. A loro chiedo di verificare se il precariato è costituzionale. Se gli esodati sono costituzionali. Se la legge elettorale Porcellum è costituzionale. Se spostare la data pensionistica a 67 anni è costituzionale. Se comprare cacciabombardieri per una Repubblica che ripudia la guerra è costituzionale. Se i rimborsi elettorali ai partiti contro la volontà di un referendum sono costituzionali”