Montano le violenze in Brasile. Un gruppo di manifestanti è entrato in contatto con la polizia fuori dal Castelao di Fortaleza, dove si gioca la semifinale di Confederations Cup tra Italia e Spagna. Alcuni hanno attaccato con pietre, bastoni, bombe artigianali e fuochi di artificio le forze dell’ordine, che hanno formato un fitto cordone per impedire ai dimostranti di avvicinarsi, anche con cariche a cavallo. Il gruppo si è staccato da un corteo composto da circa 6mila persone, iniziato pacificamente per protestare contro gli alti costi dei Mondiali del 2014. Almeno sei persone sono rimaste ferite negli scontri. Secondo la polizia militare prò la situazione attorno allo stadio è tranquilla. Uno dei feriti è stato colpito alla testa da una biglia di ferro scagliata con una fionda, un altro è stato raggiunto da una pietra. La polizia ha usanto anche cannone sonoro per disperdere i manifestanti. 

Le pietre lanciate dai manifestanti erano dirette anche verso un autobus che trasportava tifosi allo stadio, mentre alcuni hanno bruciato pneumatici lungo Avenida Dede Brasile, uno degli accessi allo stadio, e anche un camioncino di una tv brasiliana è stato dato alle fiamme.

Proseguono dunque ininterrotte le manifestazioni popolari che da tre settimane stanno scuotendo in lungo e in largo il Brasile. Un adolescente è morto dopo essere stato investito da un camion che cercava di evitare una manifestazione di protesta. L’incidente è avvenuto a Guarujà, a 86 chilometri da San Paolo. In base alle prime ricostruzioni, l’autista del mezzo pesante avrebbe compiuto un’inversione proibita finendo addosso al ragazzo, che stava andando in bicicletta ai lati della strada.

Anche gli abitanti di alcune favelas di Rio de Janeiro sono scesi in piazza per chiedere un miglioramento delle condizioni di vita. Le ultime in ordine di tempo sono state le baraccopoli di Rocinha e Vidigal, nella periferia della ricca Zona Sul: centinaia di residenti sono scesi a piedi dalle colline per unirsi a un gruppo che da venerdì scorso è accampato sotto la casa del governatore di Rio, Sergio Cabral, chiedendo di essere ricevuti. Gli abitanti della Rocinha, la più grande favela del Sudamerica, si oppongono in particolare al progetto di costruzione di una funivia e chiedono invece più investimenti nei sistemi di fognatura e acqua potabile.

I manifestanti, nel frattempo, hanno portato a casa una vittoria: il Senato ha approvato una legge che fa rientrare la corruzione nella categoria dei reati particolarmente gravi, come ad esempio lo stupro. Ora la proposta di legge, che definisce la corruzione un “crime hediondo” (un crimine odioso) e che si basa su un progetto del 2011, dovrà passare alla Camera per l’approvazione definitiva.

Altri cortei di protesta sono programmati anche in almeno 18 città del Brasile, tra cui Rio de Janeiro e San Paolo. In quest’ultima metropoli, in particolare, i dimostranti rivendicano miglioramenti nei sistemi di trasporto pubblico, sanitario e abitativo. Tafferugli sono stati invece segnalati a Brasilia, Vitoria, Porto Velho, Teresina e, soprattutto, Belo Horizonte, dove ci sono state decine di arresti a seguito di scontri tra manifestanti e polizia attorno allo stadio Mineirao, durante la semifinale di Confederations Cup tra Brasile e Uruguay.

Intanto il presidente della Repubblica, Dilma Rousseff, ha convocato una serie di riunioni per discutere la situazione e affrontare i problemi sollevati dalla piazza. Stavolta è stato il turno in particolare dei presidenti dei partiti che in Parlamento compongono la base di governo. Dopo quelli della Camera, sempre a Brasilia il capo di Stato incontrerà anche i leader del Senato.