Lo squillo arriva quando mancano pochi minuti alle 17. Il verdetto su Adele Gambaro è lì, pronto ad essere comunicato: fuori, colpevole di oltraggio al capo del Movimento. Su ordine di 79 parlamentari, 13.029 iscritti al blog hanno votato la sua espulsione. È il 65,8 per cento. Ha votato meno della metà degli aventi diritto, 19mila su 48, e in 6.761 hanno detto che no, la Gambaro non se ne doveva andare. Non è stato un plebiscito, non si è sfiorato il 90 per cento come accadde con Marino Mastrangeli. E forse è anche per questo che Beppe Grillo, ieri, ha preso in mano il telefono. Ci aveva pensato già nei giorni scorsi, stanco di sentire ogni giorno critiche e distinguo. Poi, tutto era precipitato con le parole della Gambaro: non ha retto il colpo, sentire quella senatrice emiliana dire che il problema nel gruppo era lui. Invece, chi l’avrebbe mai detto, ora che la casa brucia, a fare il pompiere è tornato proprio il padre ferito.

Non può aspettare la settimana prossima, quando sarà a Roma, probabilmente in occasione del “Restitution day”, il giorno in cui tutti dovrebbero versare la diaria avanzata. Fa il numero di Tommaso Currò, dissidente della prima ora, ieri di nuovo critico sulla cacciata della collega senatrice. Parlano a lungo, i due. Nel corridoio fumatori di Montecitorio, il deputato catanese si affanna a spiegare il suo disagio: “Come faccio io? Anche adesso qui è pieno di giornalisti”. Poi, poco più tardi, è la volta di Paola Pinna. Anche lei vede il cellulare illuminarsi con il nome del fondatore. Anche lei, che era arrivata a parlare di un nuovo gruppo pronto a nascere alla Camera, si confronta con l’uomo che ha chiesto il processo per Adele Gambaro e che sembrava pronto a fare lo stesso con lei.

Fuori una, fermiamo gli altri. Fino all’altro ieri, sembrava che i “big” dei Cinque Stelle non vedessero l’ora di “sfoltire” il gruppo. Via le mele marce, meglio pochi ma buoni, dicevano, pensando addirittura ad una espulsione collettiva per tutti quelli che hanno osato criticare pubblicamente il gruppo. Eppure, dev’essere scattato qualcosa, nella testa del Movimento. Un senatore ha la sua teoria: “È come con la ghigliottina. Devono essersi ricordati che alla fine c’è finito sotto anche Robespierre”. Fatto sta che sulla guerriglia interna è scesa una pace surreale. I risultati del voto sull’espulsione della Gambaro, a sera, sono già scivolati via dall’homepage.

Sul blog di Beppe Grillo, i numeri della cacciata ratificata dalla Rete sono un capitolo chiuso, acqua passata, da non tenere in evidenza. La parola d’ordine è far “decantare”. Per esempio il processo a Paola Pinna. Era praticamente già in calendario per il 24 giugno, ma ieri Andrea Colletti, promotore della richiesta di espulsione della deputata sarda, ha dato retta al pressing dei colleghi. Spiega Alessio Villarosa: “Mi ha detto che la ritira. È stato un gesto fatto d’istinto, quell’intervista avrebbe fatto arrabbiare chiunque. Però è il momento di parlare d’altro. Basta con queste storie, finisce che ci oscuriamo da soli”. Proprio così. A furia di discutere, dissidenti e talebani, hanno scritto l’agenda di giornali e tv. Solo il caso Gambaro, raccontano, ha oscurato il resoconto dei primi tre mesi da capogruppo di Vito Cri-mi, ha cancellato il dibattito sulla scuola pubblica, azzerato le cronache sulla proposta di abolizione dell’Imu, raso al suolo l’ostruzionismo sul decreto emergenze. Così, si volta pagina. Fine dei processi, giurano. Ma sarà dura calmare le acque. Ieri, tra le tante voci amareggiate per l’addio alla Gambaro, la senatrice Serenella Fucksia è stata quella più irruenta: “Proprio Grillo che è stato cacciato dalla Rai per le cose che diceva, come fa a non avere una corrispondenza di amorosi sensi con chi dissente?”. Poi, si guarda intorno, tra le facce attonite dei cronisti e dei colleghi. “Che dite, la prossima sono io?”.

da Il Fatto Quotidiano del 20 giugno 2013