A volte le immagini sono più forti di un mucchio di parole. Nelle stesse ore in cui si discute di una possibile marcia indietro del governo Samaras sul caso Ert, dopo settantacinque anni di esistenza l’Orchestra Sinfonica Nazionale Greca e il Coro di Ert, la televisione pubblica del Paese appena chiusa, hanno fatto la loro ultima esibizione. Le lacrime che hanno solcato i volti dei musicisti proprio sulle note dell’Inno nazionale ellenico stanno facendo il giro della rete, perché è la plastica sconfitta di un popolo che altro non può fare che prendere atto dell’occupazione della Troika.

L’ultimo concerto di addio della National Symphony Orchestra si è svolto venerdì sera al Radiomegaro di Agia Paraskevi, la sede della tv di Stato. Un’impressionante folla si è radunata per l’occasione, davanti a quattrocento giornalisti accreditati da tutto il mondo, poche ore prima che gli emissari della Troika facessero ritorno ad Atene e due giorni prima di uno spiraglio, seppur risicatissimo, che potrebbe aprirsi sulla questione.

L’esecutivo è stato messo sotto pressione dal ricorso presentato dal più grande sindacato dei dipendenti dell’emittente pubblica all’Alta Corte di Stato ellenica, dal momento che pare ci siano i margini di incostituzionalità nella decisione del premier di chiudere Ert. Il giudice amministrativo del Consiglio di Stato dovrebbe pronunciarsi sul ricorso il prossimo lunedì. Secondo fonti giudiziarie se la decisione dovesse essere favorevole ai lavoratori, il governo a sorpresa potrebbe decidere di ripristinare termporaneamente il segnale nelle successive 24 ore. E, fino a quando la decisione finale sulla questione non venisse presa con tempi più comodi, si dice anche prorogare il segnale in chiaro fino a settembre. Ma ciò comporterebbe dei riverberi politici precisi.

Nelle stesse frenetiche ore un pubblico ministero greco, agendo su richiesta del ministro delle finanze Stournaras, ha avviato un’indagine sulle finanze di Ert, alla ricerca di segni di fondi mal gestiti. Qualunque sarà il verdetto in appello dei lavoratori, lunedi sarà comunque un giorno molto critico per il premier Antonis Samaras, atteso dal delicatissimo vertice di maggioranza con Venizelos e Kouvellis. Il capo dei socialisti ha detto che al Paese non servono certo nuove elezioni, ma se si iniziasse un braccio di ferro lui non si sottrarrebbe alle urne. Pesano in questa fase le strategie di Samaras, che secondo alcuni analisti preferirebbe rompere con gli alleati e utilizzare il caso Ert per chiedere nuove elezioni e, forte dei sondaggi, governare poi in solitario. Con molti dubbi su chi abbia consigliato al premier la tempistica quantomeno azzardata sul caso Ert e con i dati sul gradimento elettorale di Samaras che nelle ultime ore si sarebbero pericolosamente sgonfiati.

Ma il Paese non sembra gradire lo scenario, come ha dimostrato lo sciopero generale andato in scena venerdì accanto ai nuovi dati sulla disoccupazione che infrangono ormai un record ogni trimestre: l’ultimo è stato al 27,4 per cento. Inoltre secondo la stampa greca il portavoce del governo Simos Kedikoglu che ha materialmente firmato la chiusura di Ert, avrebbe fatto però nell’ultimo anno ben 28 assunzioni da 100mila euro al mese tra segretari e consulenti esterni. Con tanto di tabella con iniziali dei nomi e stipendio netto, a cui vanno aggiunti regali e straordinari. Ma Samaras pare voglia andare dritto per la sua strada, anche perché Bruxelles ha appena comunicato che entro una settimana arriverà la nuova tranches di prestiti da 4,4 miliardi di euro mentre ad Atene c’è chi giura che i suoi alleati di governo, consci che il Paese è allo stremo, mediterebbero una grande alleanza di centrosinistra da contrapporre ai conservatori pro Troika alle urne. Qualcuno le indica nel 14 luglio, anniversario della Rivoluzione francese.

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