Un presidio notturno sotto la sede ateniese, una petizione online partita già dalle prime ore del mattino di oggi, uno sgombero forzato da parte di agenti di polizia sotto la minaccia dell’arresto. La prima notte della storia moderna greca post colonnelli senza la televisione pubblica è scivolata via nello sdegno e nella disperazione di giornalisti e lavoratori, ben 2800. Che dopo la decisione del governo di spegnere il segnale di Ert, hanno dovuto subire anche l’umiliazione di dover lasciare la sede nel capoluogo ellenico sotto la minaccia di ritorsioni contrattuali. Dopo che il segnale era stato spento su tutto il territorio nazionale alle 23.15 di martedì, alle 3 del mattino agenti di polizia hanno sgomberato i giornalisti e i lavoratori dalla sede ateniese, dicendo che se non se ne fossero andati di propria spontanea volontà dall’edificio li avrebbero arrestati. Alcuni hanno continuato a trasmettere per poche ore dalle frequenze di Radio Megara. Intanto in tutto il Paese, e anche oltre i confini nazionali, monta la protesta di lavoratori e giornalisti, e il presidente dell’Associazione dei giornalisti greci, Dimitris Trimis, ha annunciato lo sciopero per i cronisti di radio e giornali a sostegno dell’Ert. 

Alle 4 è giunto sul posto anche il procuratore generale di Atene per dare attuazione all’ordinanza del governo, e ha detto ai dipendenti presenti che se non avessero lasciato gli uffici non sarebbero stati ammessi a partecipare alla gara da pubblicare in settembre per l’organico della nuova televisione pubblica. Che, si dice, potrebbe aprirsi in nuova forma ma di cui al momento non si sa nulla: e con l’aggravante di tre mesi di buio totale nell’informazione pubblica di un paese già, di fatto, colonizzato dalla troika. Intanto il governo, in un breve comunicato, ha spiegato che “un disegno di legge su una nuova radio, internet e televisione greca è stato depositato presso il Segretariato generale del governo e sarà discusso nel corso di una riunione pomeridiana dall’apposita commissione”. Sulla questione interviene anche la Commissione europea che “non mette in discussione il mandato del governo di gestire il settore” e precisa che “il Trattato chiarisce che le scelte strategiche sulle tv pubbliche stanno agli Stati membri”. Bruxelles sottolinea inoltre che “la decisione deve essere vista nel contesto dei grandi e necessari sforzi delle autorità greche per modernizzare l’economia, che comprendono l’efficienza e l’efficacia del settore pubblico”. La Ue “sostiene il ruolo della tv pubblica come parte integrante della democrazia europea” e “mentre la Commissione non può prescrivere agli Stati come organizzare le loro emittenti, ci tiene a sottolineare il ruolo di un canale pubblico in tutte le circostanze economiche per il bene del pluralismo, della libertà dei media e dell’espressione della diversità”. Perciò “accoglie con favore l’impegno del governo a lanciare un altro mezzo che sia economicamente sostenibile e si faccia carico del ruolo importante del servizio pubblico”.

Nel frattempo, il Paese affiderà l’informazione solo ai canali privati, proprio uno dei centri nevralgici della crisi greca, con un’altissima concentrazione di poteri fra editori come Bobola, Alafouzos, Lambrakis che sono contemporaneamente anche imprenditori edili, concessionari di appalti pubblici, pubblicità, totocalcio e squadre di calcio: in un mega conflitto di interessi permanente che non è stato sfiorato in alcun modo né dei tre memorandum della troika né dal governo Samaras che ha promesso lotta all’evasione e alla malapolitica. Il portavoce del governo Simos Kedikoglu stamane ha detto che resteranno in organico solo mille dipendenti rispetto ai tremila attuali e ha risposto polemico agli annunci pro-lavoratori fatti dai suoi due alleati di governo, il socialista Venizelos e il democratico Kouvellis: accusandoli di essere stati a conoscenza della decisione del governo fin dall’inizio e stupendosi oggi per le loro dichiarazioni. Il nuovo progetto di legge è già stato redatto dal consulente legale del premier Yannis Karakostas e sarà sottoposto al Parlamento.

Secondo il piano il consiglio di sorveglianza avrà esclusivo controllo della nuova testata governativa. Ma secondo alcune fonti della stessa Ert non vedrà la luce prima di novembre, quando la Grecia assumerà la presidenza dell’Ue e il premier Antonis Samaras vorrà adeguata copertura televisiva. “Il governo della troika procede con il suo programma fascista – dice al fattoquotidiano.it il deputato del Syriza, Vassilis Kiriakakis – questo è un colpo alla democrazia e all’intero popolo greco, ancora più grave perché mascherato da tentativo di modernizzazione. Uccidono solo i nostri diritti”. Sulla stessa lunghezza d’onda Katerina Giannaki, membro per l’Europa del Consiglio mondiale dei greci secondo cui “oggi è un giorno nefasto per il Paese. È una gravissima mancanza di rispetto per quella democrazia conquistata dopo anni di lotte. Oggi quasi 3mila lavoratori sono per strada grazie alla decisione del governo greco che vanno di pari passo con le leggi di austerità imposte della Germania. L’informazione è un diritto inalienabile”.

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Aggiornato da Redazione Web alle 12.52