Poteri forti, parte quarta. In scena c’è la Firenze che conta, la Firenze che decide. E sotto i riflettori ancora lui, Matteo Renzi, il politico giovane che ormai giovanissimo non è più, ma che da sempre è pronto per un’investitura nazionale. E’ lo scout di Rignano sull’Arno, che comunica e sponsorizza un giorno sì e l’altro pure la “sua” Firenze, il personaggio chiave del libro inchiesta del giornalista fiorentino Duccio Tronci dal titolo “Chi comanda Firenze”, edito da Castelvecchi. E’ il ragazzo di periferia che ha fatto la sua fortuna arrivando nei posti che contano – prima alla guida dell’ex Margherita, poi della Provincia e infine del Comune del capoluogo toscano – per lanciarsi nel ruolo del leader salvatore, fino ad essere accolto come l’unica speranza di una politica ridotta a brandelli.

Acclamato dal centrodestra e da quel che resta della sinistra sotto il segno della “rottamazione”, l’esponente del Pd viene raccontato da un cronista che per anni lo ha seguito ogni giorno raccontando la cronaca locale, seguendo la sua corsa, tutta in salita, non priva di scivoloni. Tronci parla di un Renzi che, fin dai primi passi, si dedica a sfornare eventi di grande rilevanza mediatica che “prosciugano le casse della Provincia, ma procurano al suo presidente una notorietà che varca i confini entro cui si era mosso fino ad allora”. Ed è questo, secondo l’autore, l’obiettivo perseguito dall’ex rottamatore fin da tempi non sospetti: arrivare in alto puntando tutto sulla visibilità, e coinvolgendo negli eventi esperti enogastronomi, scrittori, musicisti anche di fama, “per chiari intenti di propaganda”.

“Non è un caso – si legge nel testo parlando di Renzi nelle vesti di presidente della Provincia – che tutto ciò sia avvenuto grazie alla diffusione affidata a una società voluta e ideata dallo stesso Renzi. È Florence Multimedia, partecipata al 100% dalla Provincia di Firenze e quindi controllata direttamente dal suo presidente. L’organismo diventa operativo nel 2006 e un anno dopo ingloba anche l’ufficio stampa della Provincia, rivoluzionato nella struttura e nel modo di operare. Una vera e propria macchina da guerra per la comunicazione, in grado di produrre raffiche di comunicati stampa e una web tv capace di condizionare il sistema di informazione sul territorio. Florence Multimedia produce così anche effetti indiretti: molti soldi finiscono nelle casse delle concessionarie di pubblicità dei quotidiani. Con tutti i conflitti fra informazione e strumenti a pagamento che questo comporta. Tant’è che per i media non accondiscendenti i rubinetti vengono chiusi”.

Nel volume non si dimenticano nemmeno le inchieste che hanno caratterizzato la città sotto la guida del suo predecessore, Leonardo Domenici, né i legami dei “poteri forti” con il Monte dei Paschi e il Pd, i rapporti con la Baldassini Tognozzi Pontello di Riccardo Fusi, finita sotto inchiesta per le Grandi Opere, e “il sistema delle Cooperative” che “mettono le mani” anche su un’altra opera: l’Alta Velocità. Dopo il racconto dell’elezione a sindaco di Renzi che, al grido di “O vinco le primarie o torno a lavorare”, polverizza la concorrenza, Tronci si sofferma su una delle ombre che hanno avvolto la sua carriera: le cosiddette “assunzioni a chiamata”, per le quali era già arrivata una condanna della Corte dei Conti quando il rottamatore guidava la Provincia. Il sistema è lo stesso anche in Comune: solo nella prima metà del suo mandato si contavano decine e decine di assunzioni del genere. “Il personale portato dal sindaco –racconta l’autore – è andato ad aggiungersi ai circa 5mila dipendenti già in forza all’Amministrazione comunale e peserà sulle casse pubbliche, secondo le stime dei sindacati, oltre 20 milioni di euro in più”.

Andando a scorrere i nomi ci si accorge che gran parte di loro sono tutt’altro che volti nuovi. Tronci ricorda alcuni ex assessori comunali, come Simone Tani e Lucia De Siervo (sorella di Luigi De Siervo, manager della Rai, e figlia di Ugo De Siervo, ex presidente della Corte Costituzionale), oltre a Bruno Cavini, suo portavoce e personaggio chiave, per anni, della Dc. Molti gli ex collaboratori di Renzi quando presiedeva la Provincia, come l’ex capo di Gabinetto Giovanni Palumbo, finito a Palazzo Vecchio. Il sistema-Renzi, secondo Tronci si basa anche sulle amicizie e sul “ricompensare” i fedelissimi con posti chiave nelle società partecipate. E’ il caso di Marco Carrai, presidente dell’aeroporto di Firenze, che “si è guadagnato la posizione di amministratore delegato di Firenze Parcheggi in quota Mps” e che viene definito “l’uomo della finanza”. E’ la persona, infatti, che avrebbe voluto fortemente Jacopo Mazzei all’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Lo stesso Carrai, poi, entrò a far parte del Cda dell’Ente Cassa. Carrai siede anche in altri Cda, ricorda Tronci, “come quello di un’altra istituzione cittadina, il Gabinetto Vieusseux”.

La sua presenza è significativa anche per essere passato sulla poltrona della Holden srl, che vanta la scuola per scrittori Holden di Alessandro Baricco, schierato politicamente con Renzi. E poi c’è la Enecom, azienda attiva nel settore delle rinnovabili, che vanta ottimi rapporti con Fiat (le sue tecnologie sono state sviluppate nei centri di ricerca del Lingotto). Società, questa, controllata dalla Eneco Spa, presieduta da Giorgio Moretti, presidente di un’altra partecipata ancora, la Quadrifoglio, che gestisce i rifiuti a Firenze”. Decine di intrecci sviscerati in questo libro denuncia dove, uno dopo l’altro, spuntano membri di municipalizzate legati al sindaco da amicizia e interessi politici. Legami strettissimi, fonti di risorse e consensi, che portano Renzi ad essere definito, non a caso, il “golden boy del Pd”.

Il libro “Chi comanda a Firenze” di Duccio Tronci (Castelvecchi) è presentato oggi a Firenze alla Libreria Feltrinelli, in via de’ Cerretani 30-32 rosso. Con l’autore ne discutono Marco Lillo, Giuseppe Mascambruno e Alessandro Rossi