“Attualmente risulta che le risorse disponibili per la cassa integrazione in deroga si rivelano insufficienti, soprattutto se confrontate con gli ultimi dati della spesa sostenuta nel 2012 nonché con le esigenze delle Regioni”. Lo ha detto il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, nel corso del question time alla Camera. “Sono già in corso le verifiche tecniche con gli uffici dell’Economia per indviduare, con assoluta urgenza, le soluzioni più idonee a reperire le risorse occorrenti con l’obiettivo del rispetto, al contempo, della disciplina di bilancio”, ha aggiunto.

Il governo sta lavorando su alcune ipotesi. La prima che prevede la possibilità, come reso possibile anche dalla legge di Stabilità, di recuperare una parte delle risorse con l’utilizzo del 50% del contributo dello 0,30% dei fondi interprofessionali per la formazione continua. “Un percorso che passerebbe dalla consultazione delle parti sociali che hanno già manifestato, direi correttamente, il timore di sottrarre risorse a interventi di competenza di altri fondi funzionali a garantire la riqualificazione professionale e la ricollocazione”, ha detto ancora Giovannini.

La seconda ipotesi cui starebbe lavorando il governo prevederebbe il recupero di un altra quota per le sole 4 regioni del cosidetto obiettivo convergenza in relazione alla componente passiva delle misure innovative sperimentali. “Ma anche in questo caso rischiamo di sottrarre risorse ad altri aspetti”, ha concluso Giovannini.

Solidarietà, poi, agli esodati per i quali il ministro promette risposte “a brevissimo”, non appena disponibile il quadro completo con “l’esatta delimitazione del fenomeno e delle necessità finanziarie”. Per Giovannini è necessaria “una prima distinzione, senza la quale il rischio di fraintendimenti e di mancanza di chiarezza si perpetua: i lavoratori cosiddetti esodati sono coloro che risultano espulsi dal sistema produttivo e bisognosi di misure di salvaguardia in termini di requisiti e di accompagnamento alla pensione, se il sostegno al reddito non garantisce una tutela minima, fino al raggiungimento del diritto alla pensione entro un termine ragionevole, 24-48 mesi”.

C’è poi una “seconda categoria i lavoratori bloccati, quelli cioè coinvolti da processi di ristrutturazioni ma che non sono ancora espulsi dal mercato del lavoro”. Per il ministro è quindi “più esatto parlare di lavoratori salvaguardati”: la “complessità” del fenomeno “è stata acuita dal fatto che la riforma pensionistica del 2011 non ha previsto meccanismi di transizione verso il nuovo regime”. Giovanni comunque “conferma che l’esatta delimitazione del fenomeno e l’individuazione degli strumenti giuridici, amministrativi e finanziari per la sua soluzione rappresenta non solo un’assoluta priorità del governo ma è stata la prima priorità a cui ho dedicato la mia attenzione e su cui avremo a brevissimo delle risposte più certe”.

Inoltre, dalla pubblicazione dei dati sull’attuazione dei primi due decreti (per la salvaguardia di 65.000 e 55.000 persone) “sarà possibile evidenziare immediatamente le discrepanze tra le previsioni all’epoca formulate e le realizzazioni sulla base delle effettive erogazioni e salvaguardie”. Il terzo decreto (10.130), ricorda il ministro, “non ha completato l’iter di approvazione, essendo al vaglio della Corte dei Conti”. Sulla individuazione dei lavoratori, ulteriori rispetto ai 130mila già inseriti nei decreti, che potranno essere salvaguardati “anche in questo caso – dice Giovannini – ho dato indicazioni all’Inps di effettuare una compiuta istruttoria”, in relazione alla quale “entro la prossima settimana mi riservo di fornire ulteriori elementi”.

Secondo l’Inps, sono 62.000 le domande risultate valide per l’accesso alla salvaguardia (quindi con i requisiti richiesti dalle legge) nell’ambito del primo decreto che fissava la platea in 65.000 persone. Cioè il 4,6% in meno, anche se le domande presentate sono state più di 65.000: ci sarà comunque un riesame per quelle scartate. Delle 62.000 comunicazioni definite, le pensioni liquidate alla data di martedì 7 maggio sono 7.254.

“Accanto alla disoccupazione abbiamo tantissimi scoraggiati e non attivi, i cosiddetti neet. Sono più di 2 milioni, ai quali dobbiamo dedicare interventi specifici”, ha aggiunto Giovannini, mentre sulle pensioni d’oro “è intenzione del governo verificare in che termini i principi di solidarietà e equità possano coniugarsi con il vigente quadro costituzionale e le posizioni soggettive”. Obiettivo di tale verifica e delle eventuali norme sarebbe quello “di attenuare il divario” tra le cifre, dato che ciò che maggiormente “appare stridente” nelle cosiddette pensioni d’oro non è tanto “l’importo elevato” quanto il meccanismo solo “in minima parte” legato ai contributi versati.

“Specifici interventi”, infine, sono stati promessi per “affrontare con rinnovato impegno il problema della disoccupazione soprattutto giovanile“. In particolare Giovannini intende tentare di “agevolare la flessibilità nell’entrata nel mondo del lavoro, a rafforzare l’apprendistato, ad incentivare le assunzioni a tempo indeterminato attraverso misure di defiscalizzazione e altre forme di abbattimento del costo del lavoro”. E’ ovvio, ha concluso Giovannini, che per rilanciare l’occupazione è necessario che l’economia reale torni in un ciclo favorevole, non solo di uno-due trimestri ma in modo stabile. “La sola introduzione di limitate riforme del quadro normativo non è di per sè sufficiente a garantire l’aumento dell’occupazione”, al massimo “può concorrere a definire condizioni di maggior favore”.