Chi dovrà perseguire Dzhokhar Tsarnaev, il presunto attentatore di Boston? Quali garanzie legali gli si devono riconoscere? Sono domande che cominciano a circolare nella politica e società americane, mentre il ragazzo ha ripreso conoscenza e, secondo Nbc, “risponde per iscritto alle domande degli investigatori”. Sono domande che, come tante altre volte dall’11 settembre 2001, ripiombano l’America nel dilemma dell’equilibrio tra sicurezza e libertà civili. Il primo dato che pare ormai certo è che al 19enne di origine cecene sono stati negati i “Miranda Rights”, la lettura dei diritti che spettano ai sospetti sotto custodia della polizia. La legge americana prevede che qualsiasi dichiarazione l’arrestato faccia prima che gli siano illustrati i suoi diritti – in particolare il diritto di restare in silenzio – non possa costituire prova, anche nel caso si tratti di una piena confessione. Con Dzhokhar questo non è avvenuto, come annunciato da un portavoce dell’Fbi. Il sospettato starebbe anzi già rispondendo, sia pure per iscritto, alle domande degli investigatori (una ferita alla gola, non si sa se auto-inflitta o prodotta nel conflitto a fuoco con la polizia gli impedisce per il momento di parlare).

L’Fbi, sul suo sito, ha cercato di dare una giustificazione legale alla negazione dei “Miranda Rights”, parlando di “un’eccezione di pubblica sicurezza innescata dal bisogno oggettivamente ragionevole degli ufficiali di polizia di proteggere la polizia stessa e il pubblico da un pericolo immediato”. In altre parole, la pericolosità di Dzhokhar sarebbe tale da consigliare la sospensione dei suoi diritti costituzionaliil ragazzo è cittadino americano dall’11 settembre 2012. La cosa ha ovviamente sollevato dubbi e preoccupazioni. L’American Civil Liberties Union, attraverso il suo direttore Anthony Romero, ha fatto notare che la cosiddetta “eccezione di pubblica sicurezza” si applica soltanto quando esiste “una minaccia continuata alla pubblica sicurezza”, cioè quando l’arresto del sospetto non fa cessare il pericolo da lui costituito. Questo non sembra però essere il caso di Boston. Con Dzhokhar sedato e intubato in un letto di ospedale, la sua pericolosità sembra essere praticamente nulla. Resta poi aperta la questione di chi e come verrà giudicato Dzhokhar.

Viste le sue condizioni di salute ancora critiche, il ragazzo verrà con ogni probabilità incriminato nella sua camera d’ospedale, e non in una corte. In diversi tweets, immediatamente dopo il suo arresto, il senatore repubblicano Lindsay Graham ha chiesto all’amministrazione Obama di dichiarare il giovane Tsarnaev “enemy combatant”, proprio come i detenuti di Guantanamo, negandogli quindi pieni diritti alla difesa e processandolo davanti a un tribunale militare. Graham ha reiterato la richiesta nella sua pagina Facebook, in una dichiarazione congiunta con un altro senatore repubblicano, John McCain. Sembra improbabile che Obama e il segretario alla giustizia, Eric Holder, accolgano la richiesta di Graham e McCain. Guantanamo e i suoi prigionieri sono un problema già sufficientemente spinoso per aggiungere altre ragioni di polemiche. Dzhokhar è, inoltre, un cittadino americano arrestato sul suolo americano, e non pare possibile seguire con lui lo stesso iter giudiziario – e la stessa negazione dei diritti – adottati con i presunti militanti arrestati in Afghanistan e nelle altre zone calde della “war on terror”.

Il processo sarà quindi civile e non militare. Ancora incerto il luogo del dibattimento, anche se pare piuttosto certo che la futura difesa di Dzhokhar chiederà il trasferimento fuori Boston. La città del Massachusetts, direttamente colpita dall’attentato, potrebbe infatti essere giudicata una sede non adatta ad emettere un verdetto “sereno”. Incerta anche la natura delle accuse che verranno mosse all’imputato. Nei giorni scorsi sembrava che l’incriminazione fosse quella di “atti di guerra”, per cui il Dipartimento di Giustizia può chiedere la pena di morte. Nell’orientamento dell’accusa potrebbero però contare, come fanno notare alcuni esperti di cose legali, molti fattori: la giovane età dell’imputato; il suo grado di partecipazione all’attentato (dai primi accertamenti, sembra che la vera “mente” dell’attacco sia stato il fratello 26enne, Tamerlan, ucciso nel conflitto a fuoco con la polizia giovedì notte); la disponibilità dell’imputato di collaborare spontaneamente alle indagini, rivelando particolari cui sarebbe altrimenti difficile risalire.

E’ inoltre possibile che non sia il solo governo federale a processare Dzhokhar. Anche lo Stato del Massachusetts, che ha avuto quattro suoi cittadini uccisi (i tre nell’attentato più l’agente dell’Mit, Sean Collier, freddato durante la fuga dei due fratelli giovedì sera), potrebbe cercare l’incriminazione del presunto attentatore. “Non è un caso frequente, la doppia incriminazione, federale e statale”, spiegano molti avvocati, ma può succedere, soprattutto in casi come quello dell’attentato alla maratona di Boston che assicurano una vasta notorietà e l’attenzione della politica di Washington. Comunque vada, quali siano le future scelte legali e giudiziarie, una cosa appare certa: il caso di Dzhokhar Tsarnaev è complicato e segnerà per molti mesi la vita del giovane imputato e l’attenzione di milioni di americani.