Tre politici, tre grandi elettori da mandare a Roma. Obiettivo: eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Tocca a tutte le regioni. Liguria compresa. Ed è proprio dalla riviera che arriva il primo inciampo sulla strada verso il rinnovamento del Colle. Oggi il consiglio regionale ha votato e scelto i nomi, pescando Luigi Morgillo, capogruppo Pdl indagato per peculato, Rosario Monteleone, presidente del consiglio regionale in quota Udc ritenuto dai magistrati vicino al capo-locale della ‘ndrangheta di Genova e il governatore del centrosinistra Claudio Burlando in contatto, stando alle carte dei carabinieri, con un imprenditore in odore di mafia, già condannato per corruzione.

Tre su tre, dunque. Iniziamo da Burlando già arrestato per corruzione nel 1993, quando siede sulla poltrona di sindaco di Genova. Da quell’inchiesta verrà poi assolto. Passato remoto, ma non solo. Per capire basta scorrere le carte dell’indagine Pandora (2009) su un cartello di imprese progettato per accaparrarsi appalti pubblici. Il disegno criminale viene pensato e coordinato da Gino Mamone, calabrese di Cittanova, considerato dalla Direzione nazionale antimafia un colletto bianco della ‘ndrangheta. La Finanza indaga su di lui e ricostruisce i suoi rapporti istituzionali. Annotano gli investigatori: “Il tenore delle intercettazioni ha evidenziato collegamenti di Gino Mamone sia con il mondo politico sia con il mondo delle cosche calabresi. Egli potrebbe rappresentare il punto di contatto tra i due mondi, al fine di trovare un’intesa e condividere interessi comuni”.

Il 25 gennaio 2007, Mamone discute di affari con un imprenditore. Racconta: “Io sono amico di Burlando, sono amico di Tiezzi (ex assessore della lista Vincenzi, ndr), sono amico di tutti, sono amico della Marta (Vincenzi, ndr), questo progetto non lo blocca nessuno”. Aggiunge: “Noi ci siamo con quei 7mila voti, non uno, noi tutti i calabresi, qua a Genova ce li gestiamo noi”. Più chiaro di così. E del resto i contatti con l’attuale presidente della Regione, nonché grande elettore per il Quirinale, iniziano già nel 2004, all’epoca in cui Burlando è deputato dei Ds. A indagare è il Noe di Genova che registra le telefonate di Mamone con “personaggi delle istituzioni locali, aventi rilievo anche a livello nazionale”. Da qui emergono i rapporti con Burlando che però essendo parlamentare non sarà mai intercettato né indagato. Secondo gli investigatori, Mamone lo contatta per parlargli delle nomine all’Autorità portuale di Genova. Con lui partecipa anche a una cena. Non è finita, lo stesso Mamone con la sua Ecoge sovvenzionerà l’associazione Maestrale direttamente riconducibile a Burlando. E del resto lo stesso Mamone per anni ha avuto rapporti amichevoli con Piero Piccolo, ex factotum di Burlando. E mentre l’imprenditore calabrese sollecita incontri con il presidente (anche per fargli avere doni pasquali), Piccolo chiede versamenti di denaro.

Politica e mafia. Il filo rosso tiene assieme anche la figura di Rosario Monteleone, calabrese di Careri, attuale presidente del Consiglio regionale e grande elettore per nominare il nuovo capo dello Stato. Monteleone, che non risulterà mai indagato, compare già nelle carte dell’inchiesta Crimine (2010) sulla ‘ndrangheta in Liguria. Secondo la ricostruzione dei magistrati, basata su una intercettazione, nel 2005 Monteleone avrebbe beneficiato dei voti della ‘ndrangheta. L’inchiesta Maglio 3 condotta dal Ros fotografa invece i contatti con Mimmo Gangemi ritenuto il capobastone della ‘ndrangheta ligure. Nessuna responsabilità penale sarà mai accertata. E così Monteleone resta in Regione. Le ombre non frenano nemmeno il presidente Giorgio Napolitano che il 2 giugno 2012, due anni dopo le notizie dell’indagine Crimine, lo nominerà Cavaliere del lavoro.

Insomma, Monteleone tira dritto per la sua strada. L’agenda di lavoro è piena di nomi. Uno di questi è Gino Mamone, il ras delle bonifiche e trait d’union tra politica e mafia. Ne dà conto l’inchiesta Pandora. L’intercettazione fissa il punto. Nella primavera 2007, Monteleone chiede a Mamone un appoggio elettorale in favore di un ex assessore della giunta di Marta Vincenzi. Monteleone racconta dell’incontro con Mamone e “riferisce che il suo corregionale aveva, per l’imminente campagna elettorale, già preso impegni con Gianfranco Tiezzi”.

Terzo grande elettorale ed ennesimo caso. Sì perché Luigi Morgillo, napoletano classe ’52, attuale vice presidente del consiglio regionale con maglia azzurra del Pdl qualche settimana fa è finito sul registro degli indagati per peculato. L’accusa: aver infilato nei rimborsi istituzionali il prezzo di una camera d’albergo per moglie e figlia al grand hotel di Aqui.