L’ex consigliere dell’ex ministro Giulio Tremonti Marco Milanese è stato condannato a otto mesi di reclusione, 8.000 euro di multa. La pena è stata sospesa. E’ la sentenza pronunciata oggi dal giudice monocratico di Roma Roberta di Gioia per l’ex parlamentare del Pdl accusato di finanziamento illecito di un deputato. La condanna è conseguente all’inchiesta sulla compravendita di uno yatch appartenuto a Milanese e che era stato poi ceduto ad un prezzo superiore, secondo l’accusa, del suo reale valore. Per Milanese il pubblico ministero Paolo Ielo aveva sollecitato la condanna ad un anno di reclusione.

L’ex consigliere politico dell’ex ministro dell’Economia aveva acquistato un’imbarcazione di 15 metri, un Dolphin 64 della Mochi Craft acquistato in leasing (20mila euro al mese) nel giugno 2009, per poi rivenderla nel dicembre 2012 alla società Eurotech a un prezzo maggiore, secondo l’accusa, rispetto al suo reale valore. La vicenda rientra nel filone di indagine sugli appalti dell’Ente Nazionale di Assistenza al Volo. Secondo il magistrato infatti dietro questa compravendita si nasconderebbe in realtà un finanziamento illecito a un parlamentare come contropartita della nomina a presidente della società Tecnosky di Fabrizio Testa, ex consigliere di amministrazione dell’Enav. I difensori di Milanese, gli avvocati Bruno La Rosa e Franco Coppi, avevano respinto le accuse. “Nessun fatto illecito può essere attribuito a Milanese e nella sua condotta non si può rilevare alcun finanziamento illecito”. La difesa annuncia ricorso e smentisce questa ricostruzione. 

Imputati nel procedimento c’erano anche l’ex consulente di Finmeccanica Lorenzo Cola, che è stato condannato, in continuazione con la precedente condanna, a tre mesi di reclusione e a 400 euro di multa, e Fabrizio Testa, già presidente di Tecnosky, che ha avuto un mese, sempre in continuazione con la precedente condanna ad un anno di reclusione. Anche per loro è stata disposta la sospensione condizionale della pena.

L’avvocato Bruno Larosa, difensore di Milanese, smentisce “categoricamente un collegamento della vicenda con la nomina di Fabrizio Testa a presidente di Tecnosky”. “Il pubblico ministero, e dunque la stessa sentenza – dice l’avvocato Larosa – non ha mai ipotizzato una contropartita per la cessione della barca. Se questa circostanza fosse stata vera, il reato contestato sarebbe stato quello diverso e ben più grave di corruzione. Da qui l’assoluta necessità di questa precisazione e la tutela che ne seguirà a causa della pubblicazione di una notizia discordante con i fatti accertati in una sentenza che merita rispetto – conclude – ma che non è condivisa dalla difesa e avverso la quale sarà presentato appello”.