Marcello Dell’Utri sarà presente nell’aula bunker di Palermo per assistere alla sentenza del processo d’appell0 che lo vede accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. E ci sarà, dice, “fin dal mattino per bere tutto il calice”. L’udienza si è aperta alle 9.30 nel carcere di Pagliarelli per le repliche del sostituto procuratore generale Luigi Patronaggio e dei legali del politico, Massimo Krogh, Giuseppe Di Peri e Pietro Federico, prima che la Corte presieduta da Riamondo Loforti si ritirasse in Camera di consiglio. 

“Marcello Dell’Utri, permettendo a Cosa nostra di ‘agganciare’ Silvio Berlusconi, ha permesso alla mafia di rafforzarsi economicamente, di ampliare i suoi interessi, il suo raggio d’azione, di tentare di condizionare scelte politiche governative in relazione al successivo ruolo politico assunto da Berlusconi”, ha detto Patronaggio nel corso della replica. “Questa condotta – ha ribadito – è stata perpetrata dall’imputato coscientemente, conoscendo e condividendo il metodo mafioso dell’organizzazione, perseguendo il fine personale del rafforzamento della sua posizione all’interno delle varie aziende e iniziative di Silvio Berlusconi”.

E ancora: “Occorre richiamare, proprio per la complessità di lettura dei rapporti tra Cosa nostra e Silvio Berlusconi. Come emerge dalle concordi dichiarazioni dei collaboratori di giustizia sentiti, l’imputato “mediò la rinnovata richiesta estorsiva di Salvatore Riina, che facendo pressioni e violenze sull’imprenditore milanese, intendeva ‘agganciare’ l’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi“. 

In aula ha preso la parola anche l’imputato Dell’Utri per dichiarazioni spontanee:  “Francamente una cosa mi indigna: nella requisitoria del pg si presume che la mia carriera nel gruppo imprenditoriale di Berlusconi sia stata favorita dalla mia conoscenza di mafiosi. Io non ho mai chiamato a deporre le centinaia di imprenditori che hanno potuto vedere la crescita di Publitalia, azienda da me costruita tassello per tassello. E’ vero”, ha proseguito l’ex senatore, “che Berlusconi è stato mio benefattore e amico, ma anche io ho fatto tanto per le aziende Fininvest. Se io avessi proseguito nelle imprese invece di entrare in politica, oggi sarei un signore ricco”.

Secondo l’accusa, Dell’Utri per 30 anni avrebbe avuto rapporti con Cosa nostra. In particolare avrebbe fatto un ‘patto’ per la protezione dell’ex premier Silvio Berlusconi. La sua lunga vicenda giudiziaria è iniziata quasi vent’anni fa, nel 1994 con la sua iscrizione nel registro degli indagati. Il 26 novembre del 1996 l’udienza preliminare, quando il gup ha rinviato a giudizio il politico. Il 5 novembre 1997 ha avuto inizio il processo di primo grado, presieduto da Leonardo Guarnotta, che si è concluso a fine 2004 con la condanna di Dell’Utri a 9 anni di carcere. Nel 2006 si è aperto il processo d’appello terminato nel 2010 con una nuova sentenza di condanna, questa volta a 7 anni di carcere.

Dell’Utri, secondo i giudici d’appello, è colpevole ma solo per le condotte antecedenti al 1992, anno a partire dal quale non risulterebbero più provati, per la corte, i suoi rapporti con la mafia. La sentenza della Cassazione, invece, arrivata il 9 marzo del 2012, ha in parte ribaltato il verdetto. I giudici annullano la sentenza con rinvio. Perchè sono ritenute provate le sue collusioni con Cosa nostra al 1977. Confermata, invece, l’assoluzione per le accuse successive al 1992 per le quali la sentenza è definitiva. Il18 luglio del 2012 ha avuto inizio il nuovo processo d’appello. E alla fine della requisitoria il pg Patronaggio ha chiesto la conferma della condanna a 7 anni del primo processo d’appello. Oggi la Camera di consiglio e la sentenza.