Cipro uno Germania zero: dibattito fiume nel Parlamento di Nicosia, chiamato ad esprimersi su una misura sui generis, ovvero la proposta europea di tassare i conti correnti nell’isola all’estremo sud del Mediterraneo al fine di prestare dieci miliardi di euro alle banche in apnea. Con all’esterno la protesta della folla di cittadini indignati per un intervento definito “peggio dell’invasione turca del 1974” e con un foltissimo gruppo di giornalisti esteri accorsi oggi nell’isola. Ma da Berlino il ritornello non cambia: senza voto favorevole niente maxi prestito. Infatti il governo tedesco ha messo in guardia Nicosia da ulteriori ritardi e da una possibile bocciatura dell’approvazione delle condizioni utili a ottenere il pacchetto di salvataggio.

C’è quindi grande incertezza ora su come si evolverà la situazione all’interno dell’isola. I governi europei non possono rischiare che la crisi finanziaria di Cipro scateni il panico nell’Eurozona, ma è anche chiaro che i Paesi membri non sono disposti ad aumentare il prestito, perché Nicosia non sarebbe in grado di pagare. Una cosa, per ora, sembra sicura: le banche cipriote, secondo quanto riporta Bloomberg, resteranno chiuse anche domani.

Tutti i partiti hanno votato contro la misura di tassare i conti correnti, tranne quello di governo, il Disy. La sessione è stata preceduta da una riunione dei leader di partito con le dimissioni del ministro dell’economia Sarrys, consegnate nelle mani del premier poco prima di partire per Mosca, che pare siano state respinte. Nella capitale discuterà dell’acquisto da parte russa di due banche cipriote per la simbolica cifra di un euro. Tra l’altro un membro dei conservatori, Stella Kyriakides, era assente per il matrimonio di suo figlio in Argentina e non è rientrata per il voto, suscitando le ire del proprio gruppo parlamentare. Anastasiadis ha assicurato, un attimo prima di entrare in aula, che avrebbe rispettato qualsiasi risultato, e parlando alla televisione svedese ha detto che il parlamento avrebbe respinto la proposta in quanto palesemente contraria agli interessi di Cipro. Alla domanda su come gestire la situazione, ha detto che il governo ha in programma un piano B, anche se non ha offerto dettagli in merito. Indiscrezioni parlano di un vero e proprio “rovescio della medaglia” per evitare la debacle come accaduto in Grecia con la troika. In molti giurano che il premio nobel cipriota Christopher Pissarides, dato per futuro ministro dell’Economia, possa essere il regista di una sorta di memorandum più morbido per non danneggiare Cipro da un lato senza innervosire i tedeschi dall’altro. Tuttavia al punto in cui siamo, ragiona un funzionario del ministero a voce alta, questo è considerato come il male minore. Il piano sarà elaborato in queste ore e posto all’attenzione degli euroburocrati.

Nel frattempo una nuova riunione dei leader politici è convocata per mercoledì alle ore 9 presieduta dal grande sconfitto del voto, il neo presidente cipriota filomerkeliano Nikos Anastasiadis. Che, poco prima del voto, ha postato su facebook un appello disperato per giustificare la misura chiesta dall’Ue: “Condivido pienamente i sentimenti spiacevoli causati da una decisione difficile e dolorosa. È per questo che continuo a dare battaglia alle decisioni dell’Eurogruppo. E’ ovvio che l’opzione più indolore per me sarebbe la più dolorosa per il paese e per la gente. Non è facile. Ma io ho fiducia assoluta nella determinazione dei ciprioti per una svolta collettiva e responsabile”. Insomma una soluzione certamente dolorosa, in termini di costo politico, ma utile al paese. Le stesse parole usate nel novembre scorso dal premier greco Samaras, anch’egli conservatore, gradito alla Merkel e al circuito Bildenberg, quando il parlamento di Atene votò sì al terzo memorandum della troika mentre in piazza Syntagma montava la protesta e sotto la pioggia si indignava anche l’anziano compositore Mikis Theodorakis (in questi giorni ricoverato per un’infezione polmonare). Ma all’esterno del parlamento di Nicosia i manifestanti hanno gridato slogan come “Merkel fuori del nostro paese”, “non siamo numeri ma persone”. Le stesse parole delle piazze greche e spagnole.

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Aggiornato da Redazione web alle 11.36