La decisione arriva alle 16, all’ultimo secondo di una lunga e poco significativa udienza processuale dedicata all’esame di due pentiti. Il collegio del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere presieduto da Giampaolo Guglielmo ha rigettato l’istanza di revoca dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere presentata dai legali di Nicola Cosentino, imputato di collusioni camorristiche col clan dei Casalesi nella gestione del business dei rifiuti e di aver mercanteggiato con la camorra del suo territorio favori in cambio di appoggio elettorale. I giudici del Tribunale sammaritano depositeranno le motivazioni giovedì prossimo. Questo significa che tra pochi giorni Cosentino varcherà la soglia della prigione, non appena si insedierà il nuovo Parlamento e perderà lo status di deputato della Repubblica. Status che lo ha finora protetto dall’esecuzione di una misura in vigore dal novembre del 2009, grazie al voto contrario della Camera.

Il deputato uscente del Pdl era in aula – ha finora partecipato a tutte le udienze del processo – e ha accolto la notizia con una faccia che tradiva preoccupazione e sconcerto. Quindi si è allontanato senza rilasciare dichiarazioni. Il suo avvocato, Stefano Montone, non ha nascosto il disappunto e l’amarezza: “Stasera salteranno molti tappi, molta gente brinderà – ha commentato a caldo – altro che questi finti dispiaceri”. Per domani è prevista la decisione del collegio presieduto da Orazio Rossi, competente sul secondo provvedimento di arresto, relativo all’inchiesta per le pressioni che Cosentino avrebbe esercitato in favore di imprenditori collusi coi clan per la realizzazione di un ipermercato a Casal di Principe (peraltro mai ultimato). Cosentino è stato rinviato a giudizio per riciclaggio e corruzione con l’aggravante del favoreggiamento alla camorra, il processo inizierà il 27 marzo. Ma se in questo caso i giudici dovessero accogliere l’istanza degli avvocati, resterebbe comunque in piedi la prima ordinanza di custodia cautelare.

E’ stata un’udienza snervante, segnata dall’attesa del decreto dei giudici. Cosentino è apparso provato, più volte si è protetto il volto con le mani in segno di stanchezza. Il pm Alessandro Milita ha interrogato i collaboratori di giustizia Luigi Diana, ex braccio destro del boss Francesco Bidognetti, e il fratello Alfonso Diana, che hanno deposto su vicende risalenti agli anni ’90. Luigi Diana ha spiegato che in occasione della tornata elettorale del 1989-90 il clan avrebbe appoggiato Marcello Schiavone, il cugino del superboss Francesco ‘Sandokan’ Schiavone, e che lui venne aspramente rimproverato per essersi fatto vedere al bar in compagnia di un fratello di Cosentino, circostanza che venne interpretata come un segnale di sostegno a Cosentino e non al candidato ‘designato’. Alfonso Diana ha invece affermato che Cosentino negli anni successivi è stato il candidato di riferimento del clan Schiavone a causa della sua parentela acquisita con il boss Giuseppe Russo: “Veniva appoggiato dagli Schiavone, tra gli affiliati lo sapevano tutti”.