Ennesimo stop alla legge 40 da parte di Strasburgo. La Corte europea dei diritti umani ha deciso di non accettare il ricorso con il quale l’Italia aveva chiesto il riesame della sentenza con cui la stessa Corte, il 28 agosto scorso, aveva bocciato la legge 40 sulla procreazione assistita. I giudici avevano evidenziato “l’incoerenza del sistema legislativo italiano”, che da un lato vieta l’impianto dei soli embrioni non affetti da fibrosi cistica, mentre dall’altro, con la legge sull’interruzione di gravidanza, autorizza i genitori ad abortire quanto un feto è affetto dalla stessa patologia.

Il caso era stato sollevato in seguito al ricorso presentato da Rosetta Costa e Walter Pavan nell’ottobre 2010: i due si erano rivolti alla giustizia europea, quando, dopo aver avuto un figlio affetto da fibrosi cistica, scoprirono di essere entrambi portatori sani della malattia. La coppia voleva avere altri figli ma si trovò a fare i conti con il 25% di probabilità che nascessero affetti dalla patologia e il 50% che ne fossero portatori sani. Da qui la decisione di ricorrere alla procreazione assistita e alla diagnosi preimpianto, pratica però vietata dalla legge italiana. Nel ricorso la coppia sosteneva che la normativa nazionale violava il loro diritto al rispetto della vita privata e familiare e che la legge li discriminava rispetto alle coppie sterili e a quelle in cui l’uomo ha una malattia sessualmente trasmissibile. Il ricorso della coppia era stato accolto e la Corte aveva stabilito che lo Stato italiano dovesse versare ai due 15 mila euro per danni morali e 2.500 per le spese legali sostenute.

A nulla è servito il controricorso del governo: i giudici hanno confermato la decisione dello scorso agosto. Gli avvocati Filomena Gallo e Nicolò Paoletti, rispettivamente segretario dell’associazione Luca Coscioni e difensore della coppia Costa Pavan, non nascondono la propria soddisfazione: “E’ una vittoria della cultura laica e un’affermazione dei diritti delle persone che vorrebbero avere un figlio. Con la bocciatura del ricorso del governo da parte della Corte dei diritti dell’uomo, la legge 40 dovrà essere adeguata alla Carta europea dei diritti dell’uomo, come previsto dalla sentenza della stessa Corte lo scorso 28 agosto, prevedendo l’accesso alle tecniche di fecondazione medicalmente assistita anche per le coppie fertili portatrici di patologie trasmissibili ai figli”.

Il rigetto della difesa del governo della legge 40, secondo i legali, “conferma l’orientamento delle Corti internazionali che avevano già condannato l’Italia con decisione all’unanimità e della Corte interamericana dei diritti dell’uomo che lo scorso dicembre aveva stabilito che l’accesso alla fecondazione assistita rientra tra i diritti umani meritevoli di tutela. Attualmente solo le coppie infertili hanno accesso a trattamenti di procreazione medicalmente assistita e possono chiedere di conoscere lo stato di salute dell’embrione. Da oggi anche a tante coppie fertili sarà possibile accedere a queste tecniche e non trasmettere gravi malattie di cui esse sono portatrici. E’ stata eliminata una dolorosa discriminazione nell’accesso alle cure e il futuro Parlamento non potrà più ignorare i diritti di tante persone e dovrà cancellare la legge 40″.